venerdì 25 febbraio 2011
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«Anche noi abbiamo le nostre armi e le nostre tribù», aveva minacciato Seif Al Islam Gheddafi po­chi giorni fa. In Libia, durante almeno gli ul­timi duecento anni, l’alternativa allo Stato come mezzo di strutturazione della lealtà è sempre stata la tribù. Altrove nel mondo ara­bo, la relazione Stato-tribù appare meno con­flittuale. Infatti, mentre nei Paesi del Golfo queste due forme di autorità sembrano state conciliate sotto forma di monarchie familia­ri o collettive, in Libia esse si escludono a vi­cenda, il che spiega perché in Libia non è mai nata una vera e propria società civile. Le relazioni basate sulla parentela rappre­sentano la base della vita sociale, tanto è che il tifo sportivo riflette le divisioni tra famiglie e villaggi. Nei giorni scorsi, i leader delle tribù Warfalla e Zuwayya, concentrate nella zona o­rientale del Paese, hanno ritirato il loro ap­poggio a Gheddafi. Gli Zuwayya hanno per­sino minacciato di ostacolare le esportazioni di greggio. E le numerose altre tribù della Ci­renaica (Zuwayah, Awaqir, Abid, Barasa, Majabrah, Awajilah, Minifah, Abaydat, Fawakhir ed altre ancora) sembrano aver se­guito questa scelta. Tutta la popolazione del­la Cirenaica, d’altronde, ha sempre conside­rato il golpe del 1969 contro re Idris e la mo­narchia Senussi alla stregua di un’egemonia dei libici 'occidentali' sulle sorti del Paese. Diversa la situazione nella Tripolitania. Qui l’adesione della tribù Zintan, originaria della città omonima situata a sud di Tripoli, alla protesta contro Gheddafi, ha sì portato il dis­senso nella zona occidentale del Paese, ma ha confermato – per rivalità tribali – quelle di Rayaina, Siaan, Hawamed e Nawayel nel cam- po opposto. Ancora lea­li a Gheddafi risultano anche i clan berberi della zona di Misurata. Anche nel vasto Fezzan, la parte meridionale del Paese, esiste un’intrica­ta composizione triba­le. Accando ai Maha­mid arabi, troviamo in­fatti le tribù non arabe dei Tabu, che popolano le zone di Qatrun e Sabha e l’oasi di Kufrah.I Tabu, che hanno subite varie discriminazio­ni sotto Gheddafi, hanno aderito alla rivolta sin dalla prima ora e chiuso i confini libici con il Ciad e il Sudan. Lungo il confine con l’Al­geria, da Ghadamis a Ghat, la zona è invece tutta popolata dai Tuareg che si mantengono leali al regime. Uno di loro è infatti il colon­nello Hammad, capo dei servizi militari e uo­mo di fiducia di Seif Al Islam. Le rivalità tribali non risparmiano nemmeno il centro del Paese. Qui si disputano la scena le due potenti tribù che si erano spartite, per lunghissimi anni, i benefici del golpe del 1969: i Ghadadfa, cui appartiene lo stesso Ghedda­fi, e i Magarha. Fino a quando il Colonnello non abbia allontanato il suo vice Abdel Sa­lam Jallud, un Magarha. La rivalsa si annun­cia ora tremenda, visto che investe già le stes­se forze armate.
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