mercoledì 16 dicembre 2015
​Lo comunica l'Onu, dopo che i presidenti dei due parlamenti rivali avevano annunciato martedì il rifiuto di sottoscrivere l'intesa di Roma.
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Sarà siglato giovedì 17, e non oggi come previsto, l'accordo tra le fazioni libiche mediato dalle Nazioni Unite. Lo ha annunciato un portavoce dell'Onu spiegando che la firma è slittata per problemi logistici e non politici. Ieri sera i presidenti dei due Parlamenti rivali di Tripoli (islamico, non riconosciuto) e di Tobruk (riconosciuto dalla maggior parte dei Paesi) avevano dichiarato di rifiutare l'accordo sul nuovo governo. Dopo l'annuncio del "no" di ieri sera di Nuri Abu Sahmein (presidente del Congresso nazionale generale con sede a Tripoli) e Akila Saleh (presidente del Congresso dei deputati con sede a Tobruk), ci sarebbero stati festeggiamenti in strada a Tripoli. Su Twitter Libya Observer pubblica alcune foto in cui si vedono decine di uomini armati di bandiere libiche, con le tre bande orizzontali rossa, nera e verde e al centro la mezzaluna e la stella bianche. E anche il Times of Malta titola sulle "celebrazioni a Tripoli dopo l'incontro a Malta tra i presidenti dei parlamenti rivali".CONFERENZA DI ROMA - I punti chiave dell'accordo per la Libia I presidenti dei due Parlamenti, che ieri si erano riuniti a Malta per la prima volta alla vigilia dello storica firma prevista per oggi in Marocco, hanno sottolineato che la Libia "è in grado di risolvere i suoi problemi da sola" e hanno bocciato l'accordo proposto dall'Onu, considerato "contrario alla volontà del popolo libico". Si sono inoltre impegnati "a lavorare per la formazione di un nuovo governo di unità nazionale".IL COMMENTO - La pacificazione non è pacifica di Giorgio Ferrari Oggi l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Martin Kobler, è arrivato in Libia per un giro di colloqui. Tra gli incontri previsti anche quello con il generale Khalifa Haftar, che guida i moderati di Tobruk. I delegati moderati dei due governi contrapposti domenica scorsa a Roma hanno sottoscritto un accordo che prevede un governo di unità nazionale e il cessate il fuoco.
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