martedì 7 novembre 2023
Le iniziative di commemorazione a un mese dall'attacco di Hamas

Un mese dopo, tutta Israele oggi si è fermata per ricordare le oltre 1.400 persone uccise dal massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre tra i kibbutz a ridosso della Striscia.

Alle 11, per un minuto, il silenzio ha riempito le strade, le piazze, ogni angolo del Paese, come durante ogni Yom HaZicharon, il Giorno della Memoria dei caduti e delle vittime del terrorismo. La ferita è bruciante, il dolore difficile da contenere. Quello di chi ha perso i propri cari, in alcuni casi quasi tutta la famiglia; quello di chi aspetta i 241 ostaggi prigionieri a Gaza; quello di chi ha qualcuno al fronte.

Molti connazionali si sono ritrovati all’Ambasciata italiana a Tel Aviv e, con tutto il personale, si sono raccolti in un momento di silenzio. La rappresentanza diplomatica ha ribadito l’impegno e la solidarietà nei confronti del Paese: «Ci uniamo e siamo solidali a Israele, con cui lavoriamo quotidianamente per un futuro di pace e sicurezza».

Per tutta la giornata, poi, ci sono state cerimonie nelle scuole, nelle università, nei comuni, nei musei, in tutte le istituzioni pubbliche. Molte le iniziative di società private. Al tramonto, le piazze principali di ogni città si sono illuminate: i volti delle vittime e degli ostaggi proiettati sulle facciate degli edifici, le candele.

A Gerusalemme sono state accese 1.400 candele, una per ogni vittima, davanti al Muro occidentale. Mentre cittadini provenienti da tutto il Paese si sono riuniti presso l’ingresso della Knesset (il Parlamento) per una manifestazione commemorativa e di protesta, guidata da alcuni rappresentanti delle famiglie degli ostaggi che, al termine della cerimonia, hanno allestito un accampamento permanente per chiedere la sostituzione immediata del premier Benjamin Netanyahu e del suo governo.

A Tel Aviv, invece, si è tenuta una cerimonia in HaBima Square dedicata alle famiglie in lutto, con la partecipazione di importanti artisti dell'Orchestra Filarmonica, contemporaneamente a una performance della celebre artista internazionale Michal Rovner, assieme alla proiezione dei nomi di ciascuna vittima. Israele non è mai stata così fragile e al tempo stesso così unita. Proprio ieri il kibbutz Mishmar HaEmek, che dall’8 ottobre ospita 330 tra i sopravvissuti di Nahal Oz – una delle comunità messe a ferro e fuoco da Hamas, dove sono state assassinate 14 persone, 5 sono state prese in ostaggio e una è ancora nella lista dei dispersi – ha offerto ai rifugiati di rimanere loro ospiti per un anno. La catena delle solidarietà si sta muovendo di kibbutz in kibbutz. Come scritto tra i tanti messaggi di cordoglio in tutto il Paese: «Siamo tutti kibutznikim. Israele è un unico, grande, kibbutz».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI