sabato 24 agosto 2019
L’Irlanda sostiene la Francia e minaccia: stop all’importazione di carne. Germania e Gran Bretagna insistono: questione «internazionale» Il presidente in difficoltà cerca di cambiare rotta
Foto Ansa

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«La crisi non è solo ambientale. Ormai è economica e commerciale e il Brasile potrebbe soffrirne le consegenze». All’esterno, il governo di Jair Bolsonaro si sforza di mostrare spavalderia. Nelle stanze del palazzo presidenziale di Planalto, però, la preoccupazione dei collaboratori del leader è palpabile. La mossa a sorpresa del capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron ha spiazzato Brasilia. Il francese è riuscito a “internazionalizzare” la questione dei roghi che hanno divorato, da gennaio, 1,8 milioni di ettari di Amazzonia brasiliana e ventimila solo nelle ultime settimane. Grazie al sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel, Macron ha fatto inserire “as queimadas” (gli incendi) nell’agenda del G7 di Biarritz, in cui – ha assicurato – «puntiamo a soluzioni concrete».

Non contento, il presidente ha affondato il colpo, arrivando a minacciare di opporsi all’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, mercato comune latinoamericano di cui fanno parte Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, con la successiva aggiunta di Bolivia e Venezuela. «Tenuto conto dell’atteggiamento del Brasile in queste ultime settimane non ci resta che constatare che il presidente Bolsonaro ha mentito al vertice G20 di Osaka. Egli sembra intenzionato a non rispettare i suoi impegni climatici e a non impegnarsi nella difesa della biodiversità », ha detto Macron. L’intesa commerciale è stata firmata a giugno dopo una trattativa andata avanti per vent’anni. Per entrare in vigore, però, deve essere sottoposta a un comples- so processo di ratifica da parte del Parlamento di Strasburgo e dei singoli Stati.

Un iter tutt’altro che scontato data la ferrea opposizione degli agricoltori locali: questi ultimi temono di essere danneggiati dalla concorrenza dei prodotti latinoamericani. Il veto francese, ora, potrebbe dargli il colpo di grazia. Tanto più che la proposta di Macron ha subito incontrato il plauso dell’Irlanda e del primo ministro, Leo Varadkar. Mentre la Finlandia ha paventato addirittura lo stop alle importazioni di carne nell’Ue, uno dei cardini dell’economia brasiliana. Cauta, invece, su questo punto, la Germania, seppure, il governo tedesco, insieme alla Gran Bretagna, hanno sottolineato come la crisi dell’Amazzonia abbia carattere internazionale. La Commissione Europea, artefice dell’intesa, ha cercato di disinnescare la bomba. La portavoce, Mina Andreeva, ha sottolineato che il patto rappresenta il «miglior strumento per costringere il Brasile a rispettare l’accordo sul clima di Parigi». La partita è aperta. Già prima del risultato, però, ha costretto Brasilia ad ammorbidire i toni.

Ad alzare la voce in difesa dell’Amazzonia, non sono più i «soliti ambientalisti sciiti», bersaglio ricorrente dell’ironia di Bolsonaro, bensì i “grandi” del pianeta. A cui, ieri, si sono uniti anche i “piccoli”: manifestazioni per salvare il polmone del mondo sono state realizzate in quaranta città brasiliane. Mentre all’estero, da Londra a Milano, folle di giovani hanno protestato di fronte alle ambasciate e consolati di Brasilia. Dopo aver liquidato le parole di Macron come «residui di colonialismo » e aver addossato le responsabilità dei roghi alle Ong – le quali hanno risposto con un manifesto sottoscritto da 118 organizzazioni –, il presidente ha cercato di cambiare rotta. E ha annunciato il probabile invio dell’esercito per spegnere le fiamme, ormai fuori controllo. «Faremo tutto il possibile – ha detto –. Il problema sono i fondi ».

Proprio per questione di budget, negli ultimi tempi, sono stati tagliati i finanziamenti agli organismi incaricati di tutelare la foresta. Secondo gli esperti, questa è una delle cause dell’incremento record delle “queimadas”. Non la sola. Dato il particolare habitat amazzonico e la concentrazione di umidità, difficilmente il fuoco s’accende in modo spontaneo. All’origine dei roghi c’è, dunque, un intervento umano. Non è nuova la pratica da parte dei latifondisti di bruciare il terreno per “prepararlo” ed eventualmente cacciare i residenti per poi occuparlo. Di recente, però, la pressione dei grandi proprietari è cresciuta. L’Istituto di ricerca ambientale per l’Amazzonia ha, inoltre, sottolineato che le aree più colpite dalle fiamme sono quelle – Mato Grosso, Acre, Amazonas, Pará – dove è maggiore il tasso di deforestazione. Affermazione confermata dalle immagini satellitari della Nasa.

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