venerdì 7 settembre 2018
La giovane è rimasta in balia di una dozzina di aguzzini per due mesi. Ora è iniziato il processo: migliaia mobilitati per lei anche sui social Ma c'è anche chi la colpevolizza

La vicenda di Khadija Akkarou, la diciassettenne marocchina rapita, violentata e torturata da un gruppo di uomini sta scuotendo l’opinione pubblica del Marocco e non solo. I fatti, avvenuti nel villaggio di Oulal Ayad, risalgono a diverse settimane fa, ma la notizia è diventata di dominio pubblico solo a fine agosto, quando l’emittente Web chouftv.ma ha diffuso un video in cui la giovane denuncia gli orrori subiti e chiede giustizia. La reazione dell’opinione pubblica non si è fatta attendere, con un moto di indignazione e una mobilitazione internazionale.

Su Twitter è stato lanciato l’hashtag #justicepourkhadija e gli utenti stanno esprimendo la propria solidarietà nei confronti della giovane, che nel video mostra i segni dei tatuaggi, tra cui alcune svastiche, che le sono stati fatti dai suoi aguzzini, oltre a bruciature di sigaretta. Attivisti per i diritti umani hanno lanciato una petizione sulla piattaforma charge.org diretta al sovrano del Marocco, re Mohammed VI, in cui si chiede giustizia per la piccola. 'Con questa petizione - si legge - speriamo di riunire tutte le coscienze libere, le associazioni, le organizzazioni e gli attori della società civile, per mostrare la nostra indignazione a tutti e sostenere Khadija (...) chiediamo anche giustizia per Khadija, affinché simili atti non si ripetano mai più'. Sono già state raccolte oltre 80mila firme, ma l’obiettivo delle 150mila firme sembra ancora lontano.

Khadijia ha raccontato di essere stata rapita davanti alla casa della zia e di essere stata segregata per oltre due mesi da una dozzina di uomini, che le hanno coperto il corpo di tatuaggi e bruciature di sigaretta e le hanno inflitto violenze sessuali di gruppo. La ragazza chiede che sia fatta giustizia e sa che il suo calvario non è finito.

Molte persone, infatti, si stanno accanendo contro Khadija, affermando che la stessa stia mentendo. In rete sono state diffuse dichiarazioni dei genitori di alcuni presunti aggressori che sono stati fermati e che compariranno davanti al giudice il prossimo 6 settembre. Le parole che usano contro la ragazza sono durissime, arrivando ad accusare la sua famiglia di averla indotta alla prostituzione e ritraendo la giovane come una persone dai facili costumi. «Khadija l’ha voluto», «Khadija se l’è cercata perché è uscita di casa».

Dichiarazioni che danno l’idea di un certo clima che si respira ancora nel Paese nordafricano. Nei Paesi arabi, purtroppo, i reati a sfondo sessuale vengono ancora trattati come se fosse un tabu parlarne e spesso le vittime, invece di essere sostenute, vengono addirittura colpevolizzate. A livello umano quello che la giovane deve ora affrontare è terribile tanto quanto quello che ha già subito, ma Khadija è coraggiosa e vuole affrontare questa battaglia fino in fondo. Nel video ringrazia coloro che le stanno mostrando sostegno ed esprime due desideri: tornare a studiare e che nessun’altra ragazza subisca la stessa sorte.

In materia di diritti umani il Marocco è un Paese che sta cercando di fare passi in avanti. Lo scorso 14 febbraio il Parlamento ha adottato una nuova legge contro la violenza alle donne, che tuttavia presenta ancora molti punti deboli, come il fatto di non punire la violenza coniugale. Secondo l’agenzia di informazione France Press lo scorso anno in Marocco sono stati denunciati 1600 casi di stupro, il doppio rispetto all’anno precedente.

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