mercoledì 23 dicembre 2015
L'offensiva dell'esercito per riconquistare la città a un centinaio di chilometri da Baghdad. ​Dal 2014 il Daesh ha perso il 14% dell'area occupata.
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Battaglia di Ramadi, ultimo atto. O così si spera, dal momento che «l’attacco finale» è stato annunciato più di una volta negli ultimi mesi. Ieri, e nonostante l’assenza del premier iracheno Haidar al-Abadi, in visita ufficiale in Cina, le forze regolari di Baghdad hanno dato il via a una vasta offensiva tesa a riconquistare il centro della città, l’unica zona ancora in mano ai jihadisti fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi. «Siamo entrati nel centro di Ramadi da numerosi fronti – ha indicato il portavoce dei servizi iracheni, Sabah al-Nomane – e abbiamo cominciato a bonificare i quartieri residenziali». Nomane ha affermato che la città «sarà totalmente bonificata nelle prossime settantadue ore» e che le forze irachene sono «arrivate nei quartieri al-Bikr e al-Ramel senza grande resistenza, se non da cecchini e kamikaze». «Una tattica – ha precisato – che ci attendevamo » da parte del Daesh. Secondo l’intelligence irachena, nel centro di Ramadi rimangono asserragliati tra 250 e 300 militanti del gruppo. La maggiore preoccupazione, ancora una volta, riguarda l’incolumità di migliaia di famiglie intrappolate in questo capoluogo di al-Anbar. Nei giorni scorsi, le autorità irachene avevano sollecitato i civili ad abbandonare la località, ma molti sono stati impediti di farlo a causa dell’interruzione del- le vie di comunicazione. Eid Ammash, portavoce del Consiglio provinciale di al-Anbar, ha riferito che i miliziani del Daesh, trincerati nel centro della città «trattengono decine di civili catturati mentre cercavano di lasciare la città, e intendono usarli come scudi umani». Le forze leali al governo sono riuscite, già da una quindicina di giorni, a riconquistare il quartiere di Tamim, nel sudovest di Ramadi. Il ministro della Difesa, Khaled al-Obaidi, aveva assicurato sabato che le forze irachene, sostenute dai raid della coalizione internazionale, avrebbero ripreso il controllo totale della città entro la fine dell’anno. Ramadi, che si trova 115 chilometri a ovest di Baghdad, era stata conquistata nel maggio 2015 dal Daesh, un grave smacco per l’esercito iracheno. La liberazione di Ramadi potrà rappresentare un importante progresso nella difficile riconquista di vasti territori iracheni e un ulteriore segnale di un Daesh ormai sulla difensiva su diversi fronti. Ma è soprattutto la prova dell’infondatezza di uno slogan usato fino alla nausea dai simpatizzanti del Califfato: «Saldo e in continua espansione». Dal primo gennaio al 14 dicembre di quest’anno il Daesh ha perso il 14% dei territori che controllava in Siria e in Iraq rispetto all’inizio dell’anno, ossia 12.800 chilometri quadrati: è quanto emerge da uno studio condotto dal centro britannico di studi militari Ihs Jane’s, con sede a Londra, secondo cui adesso gli rimangono circa 78.000 chilometri quadrati. Particolarmente grave la perdita alla frontiera siro-turca della zona di Tall Abyad per mano delle Unità di protezione popolare curde (Ypg), corridoio-chiave per rifornimenti ed esportazioni clandestine di greggio la rinuncia al quale ha avuto un impatto finanziario fortemente negativo. Analoghe le ripercussioni derivate dalla ritirata del Daesh da Tikrit, dal complesso petrolifero di Baiji e da una vasta area attorno al monte Sinjar, la città simbolo degli yazidi. Il bilancio del Daesh è stato soltanto in parte compensato dalle conquiste di Palmira, nella Siria centrale, e della stessa Ramadi. Bilancio negativo anche per il regime siriano, che controlla oggi 30.000 chilometri, il 16 per cento in meno rispetto a un anno fa. Il governo di Baghdad chiude il 2015 con il 6% in più (128.000 chilometri quadrati complessivi), i curdi iracheni con 2 per cento in più (61.300 chilometri), mentre i loro fratelli siriani con un ottimo risultato, visto che la loro area d’influenza è cresciuta da 8.500 a 15.800 chilometri. Invariato è invece rimasto il territorio sotto il controllo dei diversi gruppi ribelli siriani, equivalente a 13.000 chilometri quadrati.
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