giovedì 12 agosto 2010
L'avvocato Javid Kian: «Costretta a dire il falso dopo le torture». L'ammissione però accelera la messa a morte per la donna accusata di adulterio e di omicidio.
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Le si vede appena uno squarcio di viso e il microfono dell’intervistatore è molto, troppo vicino alla sua bocca. Ma, intanto, il documento video del canale 2 della tv di stato iraniana, rimbalzato prima sui siti in lingua farsi, poi diffuso sulla Bbc, parla chiaro. La donna intervistata sarebbe Sakineh Mohammadi Ashtiani, la quarantatreenne per la cui salvezza si è mobilitato anche il presidente del Brasile Lula. Sakineh è accusata dal governo della Repubblica islamica di essere complice dell’assassinio del marito. Ha confessato in diretta tv, aggiungendo di avere una relazione con il cugino del consorte. Per questo verrà condannata alla lapidazione per adulterio e omicidio. Per sua stessa ammissione. Ma c’è qualcosa che non quadra. Nell’intervista la donna condanna i media occidentali «perché hanno interferito nella sua vita privata». Non solo. Prende le distanze da uno dei suoi avvocati, Mohammadi Mostafai, attivista per i diritti umani, che si è rifugiato in Norvegia dopo essere fuggito dall’Iran, per sottrarsi all’arresto. Il suo nuovo avvocato, Javid Kian, contattato dal Guardian on line, denuncia: «Sakineh è stata torturata per due giorni nel carcere di Tabriz nella cella numero 37, dove è rinchiusa da quattro anni, prima di rilasciare l’intervista trasmessa durante il programma dal titolo “20:30”». E avverte: adesso le autorità iraniane accelereranno le procedure per la condanna a morte. Insieme a Sakineh, rilanciano i siti dei dissidenti iraniani, ci sono altre due ragazze nella stessa situazione (Kobra Babai e Azar Bagheri). Una terza, Marjam Ghorbai Zadek, come riporta rozoonline.com, nella sezione in lingua farsi, era incinta da sei mesi ed è stata fatta abortire appositamente per eseguire la sentenza (secondo la legge islamica una donna gravida non può essere giustiziata, n.d.r.). Ma in questi giorni, le notizie di violazioni dei diritti umani da parte del governo iraniano si susseguono. Il blogger Mojtaba Samienejad ha reso noto l’arresto e la detenzione nel carcere di Evin della collega Fariba Pajouh, che lavorava per un quotidiano riformista, Etemad-e Melli, vicino al leader dell’opposizione Mehdi Karroubi. Senza contare che Farah Vazehan, la donna arrestata a Teheran lo scorso 29 dicembre, due giorni dopo le proteste per le celebrazioni dell’Ashura, è stata già condannata a morte come "mohareb" (nemica di Dio), e lo stesso è accaduto a tre uomini impiccati a Ezna, nella provincia del Lorestan. Ad assistere al macabro spettacolo c’era un pubblico di 2mila persone.
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