giovedì 21 settembre 2017
La Casa Bianca punterebbe a rivedere l'intesa, inasprendo le misure, piuttosto che a stracciarla, affidando agli alleati il compito di convincere Teheran a negoziare. Khamenei: gangster e cowboy
Il presidente iraniano, Hassan Rohani, all'Assemblea generale dell'Onu a New York (Ansa)

Il presidente iraniano, Hassan Rohani, all'Assemblea generale dell'Onu a New York (Ansa)

COMMENTA E CONDIVIDI

Donald Trump punta a rivedere l'accordo sul nucleare con l'Iran per inasprirne le misure,
piuttosto che a stracciarlo, affidando agli alleati il compito di convincere Teheran a tornare al tavolo del negoziato. È quanto hanno detto funzionari dell'amministrazione americana, citati
oggi dal New York Times, dopo che ieri il presidente Usa ha detto di aver preso una decisione sull'intesa raggiunta nel 2015 dalla comunità internazionale con le autorità iraniane, senza però precisare quale.
Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, assicura comunque che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha condiviso la sua decisione sull'accordo sul nucleare iraniano né con lui né con la premier britannica Theresa May, che glielo ha chiesto senza successo nel corso di una riunione bilaterale. "Lascerà che la gente lo sappia quando riterrà che sarà utile che lo sappia", ha dichiarato Tillerson parlando in conferenza stampa a New York. Tillerson ha partecipato a un incontro ministeriale sull'accordo sul nucleare iraniano insieme sia a Teheran che ai Paesi del 5+1 con i quali l'intesa è stata firmata nel 2015 (cioè Usa, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania). In occasione della riunione c'è stato il primo incontro fra Tillerson e il ministro degli Esteri iraniano Mohamad Yavad Zarif, con il quale Tillerson assicura di avere parlato con "tono molto professionale" nonostante i due vedano l'intesa sul nucleare "in modo molto diverso".

Rohani «contrattacca» l'America


Ieri all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la risposta di Teheran alle dure parole di Trump sulla possibilità di annullare l'accordo sul nucleare, non si è fatta attendere. ò «L’Iran non sarà il primo a violare l’accordo sul nucleare, ma risponderemo in maniera decisa e risoluta a qualsiasi violazione». È arrivata dallo stesso podio dell’Assemblea generale la risposta del presidente iraniano alle minacce di Donald Trump di dichiarare di fatto nulla l’intesa con Teheran siglata dai 5+1. Parlando all’Onu, Hassan Rohani si è detto convinto che se gli Usa dovessero uscire dall’intesa «distruggerebbero soltanto la loro credibilità». E pretende le «scuse al popolo iraniano» dagli Usa. Dal giorno del suo insediamento Trump sostiene che l’Iran ha trasgredito ai termini dell’accordo del 2015 e sottoscritto per gli Usa da Obama. Ma già 7 volte gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) hanno certificato che l’Iran sta rispettando la sua parte del patto. Il tycoon però insiste e ha lasciato intendere che il 15 ottobre, quando la Casa Bianca deve comunicare al Congresso lo stato dell’accordo, è pronto a mettere mano all'intesa: "Ho deciso, ma non vi dico come", ha insistito ieri con i giornalisti. A quel punto il Congresso avrà 60 giorni per decidere se imporre le sanzioni a cui Washington aveva rinunciato.

Ieri stesso Trump ha detto di avere già deciso se ritirare o meno gli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ma si è rifiutato di dire quale sia questa decisione. Parole in parte mitigate dal suo vice, Mike Pence, che ha rassicurato che «America first (prima l’America) non significa America da sola». «Sarebbe un peccato se l’accordo venisse distrutto da canaglie principianti della politica», ha concluso Rohani riprendendo il linguaggio di Trump. Tuttavia, l'Unione Europea fa scudo e appoggia Teheran: Bruxelles ha già fatto sapere, per bocca del capo della diplomazia Federica Mogherini, che "non c'è bisogno di rinegoziare parti dell'accordo, perchè l'accordo sta funzionando".

«Gangster e cowboy»

E mentre il ministro degli Esteri russo blocca a priori qualsiasi ipotesi di sanzioni statunitensi, che "minano l'accordo", ieri contro Trump è scesa in campo anche la Guida suprema. Gangster e cowboy" ha definito il presidente americano Ali Khamenei. Donald Trump nel corso dell'Assemblea generale dell'Onu, aveva definito l'Iran "Stato canaglia" e "assassino" il regime che lo guida. "La ragione che sta dietro quel discorso insolente - ha affermato Khamenei - risiede nella loro rabbia e disperazione". Sia il presidente americano che l'amministrazione da lui guidata, ha aggiunto, sono "senza cervello" mentre "la nazione americana dovrebbe vergognarsi di avere un simile presidente".

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: