venerdì 29 gennaio 2021
Il piccolo Vera Manzanares ha cominciato a mobilitarsi per l’ambiente nel 2016 e ha creato i «Guardianes por la vida» di cui fanno parte 220 ragazzini. L’appoggio Onu ma anche le pesanti minacce
Francisco Vera Manzanares, ha 11 anni e vive in una cittadina vicino a Bogotà

Francisco Vera Manzanares, ha 11 anni e vive in una cittadina vicino a Bogotà - (La pubblicazione dell'immagine è stata autorizzata dalla madre Ana Marìa Manzanares)

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«Non siamo solo il futuro. Siamo in questo Pianeta adesso e abbiamo il dovere di proteggerlo, ora. Spesso pensiamo che i problemi riguardino sempre gli altri, confinati in parti del mondo troppo lontane per toccarci. Il Covid ha dimostrato che ci sbagliamo. Un’epidemia esplosa in Cina si è diffusa ovunque. Lo stesso accade con il cambiamento climatico: mette a rischio la vita qui in America Latina come in Europa o negli Usa, solo più lentamente. Non è solo una questione ambientale: è un dramma sociale come dice papa Francesco nella Laudato si’. Le sue parole sono condivisibili ma non sconvolgenti. Se non fosse per il gatto che a pronunciarle è un bambino di 11 anni, la cui altezza – un metro e trenta – è inversamente proporzionale a verve, maturità, linguaggio forbito e buone maniere.

Francisco Vera Manzanares di Villeta, a 90 chilometri da Bogotà, ha iniziato la prima media il 18 gennaio. Frequenta l’istituto Siglo XXI e, nel tempo libero, non si stanca di chiedere ai Grandi del suo Paese e del mondo di agire contro la distruzione della terra. Francisco non si limita a manifestare, ogni venerdì, con i Fridays for future, di cui è portavoce nazionale. Nel 2019, a nove anni, ha creato il gruppo “Guardianes por la vida”, che conta 220 bimbi e adolescenti ed è diffuso anche in Messico e Argentina ed è stato chiamato in Senato a esporre la propria opinione.

Ogni marcia, inoltre, “Fran”, come gli piace essere chiamato, ne approfitta per raccogliere i rifiuti che trova sulla strada. Non sorprende, dunque, che i media l’abbiano ribattezzato il «fratellino di Greta Thunberg». «A me non piacciono i paragoni. Ammiro lo straordinario lavoro di Greta ma viviamo in contesti molto diversi e ognuno ha la propria personalità», afferma. Già, i contesti sono distinti: la Colombia è, secondo Global Witness, il Paese più pericoloso al mondo per gli attivisti ambientali. Nel 2019 ne sono stati assassinati 64, l’anno scorso altri 53. Nemmeno gli 11 anni hanno messo al riparo Francisco dall’essere minacciato via social: è accaduto il 15 gennaio. La vicenda ha provocato un moto di indignazione non solo nazionale. Il presidente Iván Duque ha garantito massimo impegno nel trovare i responsabili, mentre l’Alta commissaria Onu, Michelle Bachelet, gli ha fatto recapitare una lettera di elogio e sostegno.

Che effetto ti fa essere famoso?
Non ci penso né mi interessa. Sono un bambino come tutti gli altri: la mattina faccio i compiti, il pomeriggio seguo le lezioni e quando posso vado in bicicletta, gioco su Internet a Maingraf, porto a passeggio il mio cane, Pinky. Non mi sento diverso dai miei coetanei perché mi preoccupo della sopravvivenza, mia, dei miei cari e di tutti.

I tuoi amici che cosa dicono del tuo essere attivista?
All’inizio non sanno. Però quando parlo con loro e spiego le mie ragioni tanti si appassionano.

Come ti sei appassionato?
Vivo in una piccola città, circondata dalle Ande, le case hanno tutte un piccolo terreno dove ruzzolano le galline e si coltiva la yucca. Appena fuori dal centro ci sono radure, boschi e ruscelli, dove abitano moltissime specie animali. Sono cresciuto osservandoli e ho imparato ad amarli. Ho iniziato con il difendere i loro diritti e, poi, pian piano, mi sono reso conto che non era sufficiente. Perché non può esserci vita né per loro né per noi in un pianeta distrutto dal riscaldamento globale.

Come hai fatto a rendertene conto?
Leggendo. Mi piace molto leggere. Fin da piccolissimo mia madre, un’assistente sociale, e mio papà, un avvocato, mi hanno trasmesso l’amore per i libri. Leggo di tutto ma soprattutto la filosofia e le fisica, oltre alle scienze sociali. Mi interessa ciò che accade e non sopporto l’ingiustizia.

Hai deciso che cosa vuoi fare da grande?
Di certo vorrei studiare astrofisica. Però mi piacerebbe anche fare il presidente.

Hai citato «Laudato si’». Non mi dire che hai letto anche l’Enciclica...
Invece sì. E anche Fratelli tutti. Non intere, però, solo alcuni capitoli. Mi sono piaciute molto. Ha ragione papa Francesco quando ci esorta a costruire un’ecologia integrale, cioè un’ecologia rispettosa dell’ambiente e delle persone che vi abitano. Custodire la casa comune vuol dire proteggere la vita mia, tua, di tutti. La sera dico le preghiere con la mamma e, ogni volta, ringrazio Dio proprio per il dono di vivere. È quanto di più prezioso abbiamo. Qualcuno dice che recito un copione scritto dai miei genitori. Credo che faccia comodo pensarlo. Se anche un bambino è in grado di capire che non esiste un “pianeta B”, come possono non farlo gli adulti?

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