sabato 7 agosto 2010
Dai primi di giugno i prezzi sono quasi raddoppiati. Ad aggravare la situazione i roghi che devastano le colture russe. Pericoli soprattutto per le nazioni emergenti, dove il fenomeno dell’inflazione è sempre in agguato e una fiammata di aumenti può incendiare equilibri sociali già precari, come accadde due anni fa.
- Alla «battaglia del grano» nessun vincitore di F. Scaglione
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L'impennata dei prezzi del grano, dai primi di giugno quasi raddoppiati, fa temere una nuova crisi alimentare. A rischio sono soprattutto i Paesi emergenti, dove il fenomeno dell’inflazione è sempre in agguato e una fiammata dei prezzi può incendiare equilibri sociali già precari. Non sarebbe una crisi paragonabile a quella vissuta nei primi mesi del 2008, quando dal Centramerica all’Egitto scoppiarono tumulti con decine di vittime per contendersi una tortilla o un sacco di farina. Le quotazioni, per quanto elevate, restano al di sotto dei record toccati durante la bolla delle materie prime (13,4 dollari per bushel nel febbraio 2008). Inoltre, secondo le stime della Fao, le scorte mondiali sarebbero più corpose di allora e tali da evitare, almeno per il momento, la ripetizione di uno choc pesantissimo come quello sperimentato due anni fa. Tuttavia, per ritrovare un simile balzo nelle quotazioni bisogna tornare indietro di decenni. Le tensioni arrivano in una fase di difficile ripresa dell’economia mondiale. E la decisione della Russia di bloccare le esportazioni dal 15 agosto fino all’inizio del 2011 non può che aumentare le pressioni sui prezzi. Dopo l’annuncio fatto giovedì dal premier Vladimir Putin, ieri le quotazioni del frumento sul Chicago Board of Trade hanno aggiornato i massimi degli ultimi due anni. La tempestività dell’ex capo del Cremlino è stata tale che la stessa Unione cerealicola ha chiesto al governo di ritardare l’inizio del bando al primo settembre, per poter consegnare le partite già in viaggio attraverso il Paese. La Russia nel 2009 è stata il terzo maggiore esportatore di grano, dopo Stati Uniti e Unione europea, ma quest’anno la sua posizione è destinata a precipitare, dopo che gli incendi e una siccità cui non si assisteva da 130 anni hanno decimato i raccolti. Un analista citato dall’agenzia Reuters, Matthew Kaleel di H3 Global a Sydney, ha stimato che verranno a mancare almeno 5 milioni di tonnellate di frumento russo destinato ai mercati esteri. Altri parlano di 15-20 milioni di tonnellate. Una nota di Barclays Capital spiega che, «se gli aumenti nelle quotazioni saranno sostenuti nel tempo, allora si vedranno aggiustamenti al rialzo nei prezzi dei prodotti venduti al dettaglio». Tuttavia, «essendo i prezzi del cibo un argomento cui la politica è particolarmente sensibile, dobbiamo aspettarci interventi da parte dei governi». Misure d’emergenza, come quella pensata da Putin in un Paese dove l’inflazione incombe in maniera quasi strutturale, oppure tradizionali, come un rialzo dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che in un momento di fragile ripresa non gioverebbero di certo all’economia ancora convalescente dalla crisi. Nei Paesi emergenti, in particolare, i prezzi degli alimentari pesano più che altrove nei panieri sui quali è calcolata l’inflazione. Nella stessa Russia il cibo rappresenta il 35% del basket dei prezzi al consumo, di cui almeno due terzi sono potenzialmente colpiti dalla siccità, direttamente (come pane e patate) o indirettamente (carne e latte che sconterebbero i rincari dei mangimi animali). Per questo, dato che come dicono gli analisti «alzare i tassi di interesse non porterà la pioggia», il governo di Mosca sarà tentato di introdurre qualche misura dal sapore nostalgico, come un regime di prezzi controllati. Accadde anche nel 2008. Il Paese più colpito dal blocco delle esportazioni russe sarà l’Egitto, il maggiore importatore. A rischio anche l’Indonesia, il maggiore importatore di frumento in Asia, e le Filippine. Cina e India, i maggiori consumatori mondiali, possono conatre su scorte sufficienti. Mosca ha chiesto a Bielorussia e Kazakhstan di aderire al blocco, in virtù dell’unione doganale che lega i tre Paesi. L’arsura ha infatti colpito anche il "granaio" ucraino. La scarsità di frumento potrebbe inoltre dirottare i consumi su altre coltivazioni. Così il riso è cresciuto a luglio del 9%, come non accadeva da ottobre, mentre l’indice dei prezzi alimentari della Fao, paniere che include carne, latticini, zucchero e cereali, si è riportato ai massimi degli ultimi cinque mesi.
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