sabato 22 settembre 2018
Chiedono «dignità alla procreazione» contro l’estensione alle coppie di donne. Il documento dei pastori in vista del dibattito sulla revisione della legge sulla bioetica. Cinque gli «ostacoli etici»
Foto archivio Ansa

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Degli interrogativi frontali rivolti alle coscienze dei francesi e dei loro rappresentanti, su nodi di portata antropologica, oltre che bioetica. A porli sono i vescovi transalpini, in un documento appena pubblicato in vista dell’imminente revisione della legge quadro sulla bioetica, che affronterà la possibile estensione della fecondazione assistita alle donne single e alle coppie lesbiche.

Ma in questi casi, per i bambini così concepiti, cosa ne sarà del rapporto con la figura paterna? In altri termini: «Potremmo accettare collettivamente che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana possa assomigliare ad una fabbricazione?», chiedono i pastori, in un testo di un centinaio di pagine intitolato “Dignità della procreazione” che sarà inviato in particolare a tutti i parlamentari. La privazione volontaria del riferimento paterno è il primo dei cinque «ostacoli etici» evocati ed approfonditi. Riflettendo sul ruolo necessario della figura paterna come istituzione fondante della società, i vescovi denunciano fermamente le «sofferenze prevedibili» che l’assenza di una delle due filiazioni complementari provoca nei bambini. Il secondo ostacolo è direttamente legato al principio di non disponibilità del corpo umano, poiché l’estensione della fecondazione assistita rafforzerebbe ancor più il rischio di una mercificazione della vita, trascinata al centro di quello che potrebbe divenire sempre più un “business” che già oggi suscita esplicite aspettative di profitto.
In terzo luogo, i vescovi francesi evidenziano che tali pratiche rappresentano pure una distorsione rispetto ai capisaldi deontologici della professione medica. Quando tentano di curare l’infertilità, i medici intervengono per affrontare una disfunzione fisiologica. Ma questa logica medica scompare nel caso in cui la fecondazione assistita risponde al desiderio di maternità di donne single o di coppie lesbiche.


Distorsioni simili investono l’idea stessa della relazione filiale. In proposito, un quarto ostacolo evidenziato nel documento riguarda il peso crescente preso da una concezione potenzialmente assolutistica del cosiddetto «progetto genitoriale», a scapito sempre più di qualsiasi altra considerazione d’ordine sociale, comunitaria e biologica.
Per i vescovi, infine, non si può giustificare una simile trasformazione di portata antropologica invocando il principio di uguaglianza, come spesso viene fatto. Bisogna invece riconoscere che «l’alterità dei sessi può condurre a trattamenti differenziati», sostiene il documento. In proposito, sottolineano i vescovi, una giustificazione sulla base della sola «uguaglianza» fra qualsiasi individuo potrebbe rapidamente condurre a considerare legittima persino una pratica estrema come l’utero in affitto.
Un principio spesso invocato dai vescovi è quello di fratellanza, perché accogliere un figlio non può essere considerato come un evento esclusivamente individuale e solo connesso al desiderio di un adulto. Analogamente, a proposito della fecondazione assistita con gameti maschili impiegati dopo la morte del padre, i vescovi si chiedono se «essere generato in un contesto di lutto» risponda all’interesse del bambino.
Intanto, una parte dell’esecutivo e della maggioranza del presidente Emmanuel Macron continua a dirsi favorevole a uno strappo, come mostrano pure diverse dichiarazioni delle ultime ore, comprese quelle della ministra della Sanità, Agnès Buzyn, che ha reagito al testo dei vescovi. Per lei, sono escluse possibili derive future verso la maternità surrogata. Il governo intende presentare una bozza di legge entro fine anno, prima di un dibattito in aula previsto all’inizio del 2019.


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