sabato 23 ottobre 2010
Mercoledì il via libera definitivo sulle pensioni. La polizia carica e riapre la raffineria di Parigi. La maggioranza accetta in aula la procedura accelerata: lunedì l’esame in commissione, poi spetterà all’Assemblea nazionale.
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La riforma delle pensioni votata in Senato e ora a un passo dal varo parlamentare, lo sblocco della raffineria che rifornisce Parigi con molti francesi già in viaggio per le vacanze d'autunno. Una giornata decisamente convulsa, segnata ancora da agitazioni locali in settori  nevralgici, ma al termine della quale il governo neogollista sembra aver guadagnato punti importanti nel duro braccio di ferro con i sindacati che da settimane sconvolge la Francia.Con un intervento a sorpresa all'alba, i gendarmi hanno forzato le barriere dei sindacati presso il deposito di carburante della raffineria di Grandpuits, il sito industriale nella banlieue di Parigi dove transita il 70% della benzina destinata a tutta l'area metropolitana della capitale, ovvero a circa 1 francese su 6. L'obiettivo di rendere  il deposito accessibile alle autocisterne è stato raggiunto, dopo scontri con 3 feriti fra gli uomini dei presidi organizzati dalla protesta. I rappresentanti sindacali hanno parlato subito di un evento «estremamente grave» e di violazione del diritto di sciopero, riferendosi in particolare a una ventina di lavoratori costretti dalle forze dell'ordine a intervenire nella riapertura dell'impianto. La piattaforma delle sigle confederali ha subito presentato un ricorso, proprio nelle stesse ore in cui Jean-Louis Borloo, il superministro incaricato anche delle questioni energetiche, replicava in questi termini: «Esiste pure il diritto di lavorare e di spostarsi in auto». Le difficoltà di distribuzione nella capitale sono state in effetti presentate dal governo francese come un problema d'interesse generale.Ma è soprattutto al Senato che il governo ha messo a segno in giornata un "blitz" dagli effetti forse decisivi. Dopo qualche tentennamento, i senatori neogollisti e centristi hanno accettato la proposta dell'esecutivo di una procedura accelerata - il cosiddetto "voto bloccato" - per l'esame degli emendamenti restanti alla bozza di riforma, opposti perlopiù dai gruppi socialista e comunista. Il testo è stato così votato già in serata e lunedì sarà esaminato dalla commissione bicamerale paritetica, prima del varo parlamentare definitivo all'Assemblée nationale, previsto mercoledì. Cioè con 24 ore di anticipo rispetto alla prossima giornata nazionale di agitazioni indetta dalle confederazioni. L'approvazione, perdipiù, troverà molti francesi in vacanza, dato che è cominciato ieri sera l'esodo per la lunga pausa di Ognissanti, destinata a durare fino al 3 novembre. In proposito ieri l'esecutivo come la stessa federazione dell'industria petrolifera hanno assicurato che le stazioni di servizio autostradali saranno regolarmente in funzione. I sindacati rischiano adesso di accusare sensibilmente l'uno-due di ieri, anche se la protesta continua e c'è persino chi prevede nuove punte di radicalizzazione in reazione alla linea dura dell'Eliseo. Ma quest'ultimo scenario ipotetico finirebbe probabilmente per chiudere la partita in favore del potere centrale. I sindacati moderati come la Cfdt ripetono da giorni che non avalleranno derive violente all'interno del movimento. Derive simili a quelle giovanili viste soprattutto a Lione negli ultimi giorni e in parte anche ieri.Fra le altre incognite, resta pure l'atteggiamento degli studenti, che hanno deciso di manifestare congiuntamente martedì, alla vigilia dell'approvazione parlamentare delle riforme. Gli esperti non credono alla loro motivazione, ma in passato i movimenti studenteschi hanno spesso smentito le previsioni.
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