martedì 4 febbraio 2014
Multata dieci anni fa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, Parigi creò una commissione investigativa: oggi la prima udienza a carico di un ex capitano accusato di avere incitato e sostenuto i massacri.
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Si è aperto oggi a Parigi il primo processo francese per complicità nel genocidio in Ruanda, che provocò nel 1994 la morte di 800mila persone. Si tratta della prima volta che la Francia consegna alla giustizia un ricercato per tale crimine. Multata dieci anni fa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, e accusata da Kigali di accogliere i responsabili del genocidio, due anni fa Parigi creò una speciale commissione investigativa. Ora il primo processo: alla sbarra è finito un ex capitano ruandese, Pascal Simbikangwa, accusato di avere fomentato la violenza degli Hutu contro i Tutsi. Simbikangwa, 54 anni, nega le accuse: afferma di chiamarsi David Senyamuhara Safari e si è presentato in sedia a rotelle per un incidente che nel 1986 lo rese paraplegico. L'ex militare è accusato di avere incitato e sostenuto i massacri che durarono cento giorni, fra l'aprile e il luglio del 1994. In particolare "organizzando posti di blocco e armando i miliziani che li gestivano". Contro di lui saranno sentiti oltre 50 testimoni dell'accusa. Attivisti dei diritti umani e giornalisti ruandesi affollano l'aula per seguire il processo. «Non siamo qui per noi, ma nel nome del milione di vittime che furono sterminate in Ruanda nel 1994», ha detto Alain Gauthier, cofondatore di un gruppo di vittime del Ruanda che si è costituito parte civile. L'imputato, arrestato nel 2008 nell'isola francese di Mayotte, viveva sotto falsa identità e fu fermato dalla polizia per un traffico di documenti falsi. Ora rischia una condanna all'ergastolo con l'obbligo di trascorrere in carcere almeno 22 anni. La giustizia francese ha negato l'estradizione a Kigali e ha avviato il processo in base agli accordi con il Tribunale penale internazionale. L'intero procedimento sarà filmato e le registrazioni saranno rese pubbliche all'indomani della sentenza. Per la Francia questo processo assume anche un significato politico di “disgelo” dei rapporti con il Ruanda, considerato dal presidente François Hollande determinante per il fragile equilibrio nell'Africa orientale. Il presidente ruandese Paul Kagame ha sempre accusato Parigi di avere addestrato e armato i miliziani Hutu. Esperti delle Nazioni Unite accusano invece Kigali di sostenere il movimento M23, ribelli di etnia Tutsi che combattono nel Congo orientale e che solo lo scorso dicembre hanno firmato una tregua con il governo.
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