martedì 13 febbraio 2024
Nessuno conosce l’esatta configurazione del progetto. Secondo fonti israeliane ci sarebbero diverse ipotesi allo studio, ma nessuna ancora approvata. Previste 25mila tende
La paura regna sovrana tra gli sfollati a Rafah: continuano le partenze dai campi a ridosso del confine egiziano

La paura regna sovrana tra gli sfollati a Rafah: continuano le partenze dai campi a ridosso del confine egiziano - Reuters

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La minaccia di attacchi su vasta scala a Rafah ha avuto un primo effetto: terrorizzare gli sfollati che stanno cercando riparo anche a costo di tornare tra le rovine delle città abbandonate nelle settimane scorse. Per trattenere la popolazione Israele parla di un imminente piano di assistenza su vasta scala, finanziato dagli Usa e da alcuni Paesi arabi. Ma al momento nessuno conosce l’esatta configurazione del piano.

Chi torna verso Nord corre il rischio di finire travolto dal fuoco incrociato o nuovamente bombardato da Israele che vuole impedire il rientro in massa degli sfollati.

L’ufficio del primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di sviluppare un piano per l’evacuazione di Rafah. Ma al momento nessuno ne conosce il contenuto né come verrà gestita l’assistenza per oltre un milione di persone. Neanche a Gerusalemme, per la verità, sembrano avere le idee chiare. Un funzionario dell’ufficio del primo ministro ha detto al Times of Israel, che ci sono diversi piani in discussione, nessuno dei quali è stato ancora approvato. Perciò le autorità hanno fatto rimuovere il tweet dal profilo ufficiale di Israele che mostrava l’allestimento di un accampamento ed elencava le tonnellate di materiali destinati alla popolazione civile di Gaza. Il post, però, era un falso, come ha segnalato Shayan Sardarizadeh, il giornalista di Bbc Verify che aveva esaminato le immagini e confermato che si trattava non della Striscia ma di una vecchia foto del campo per i profughi ucraini a Palanca, in Moldavia.

Il Wall Street Journal ha riferito di un progetto che prevede 15 siti contenenti 25.000 tende ciascuno in tutta Gaza, dal confine meridionale di Gaza City fino all’area di Al Mawasi, a nord di Rafah. Con una popolazione pre-guerra di 280.000 abitanti, Rafah ospita oggi la maggioranza della popolazione di Gaza , compresa la maggior parte degli 1,7 milioni di palestinesi sfollati. Le condizioni sono sempre più disperate, con le persone che trovano rifugio in campi improvvisati, realizzano fragili tende in nylon, mentre decine di migliaia si sono ammassate nei condomini ancora rimasti in piedi. Molti sono stati sfollati più volte a causa degli intensi attacchi aerei e delle operazioni di terra israeliane, nonché del continuo blocco. Israele ha in programma di espandere la sua offensiva, ufficialmente per cercare di sradicare Hamas. Per i palestinesi della Striscia la città di Rafah, all’estremità meridionale sul confine con l’Egitto, ha rappresentato l’ultimo rifugio mentre da Nord le forze israeliane guadagnavano terreno aprendosi la strada a colpi di furiosi bombardamenti.

«Se le operazioni militari a Rafah continueranno e si espanderanno, saremo costretti a sospendere le attività», avverte Noelia Monge, responsabile delle emergenze di “Azione contro la Fame” che nella Striscia consegna acqua potabile, svolge attività per la raccolta dei rifiuti solidi, i servizi di pulizia e la distribuzione di kit igienici e di cibo. «Costringere oltre un milione di palestinesi sfollati a evacuare nuovamente senza un posto sicuro dove andare sarebbe illegale e avrebbe conseguenze catastrofiche – denuncia Nadia Hardman, ricercatrice sui diritti dei rifugiati e dei migranti presso Human Rights Watch –. Non c’è nessun posto sicuro dove andare a Gaza. La comunità internazionale dovrebbe agire per prevenire ulteriori atrocità».



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