venerdì 8 novembre 2019
Piogge fuori stagione stanno mettendo in ginocchio il nord del Camerun: l'allarme del Pime. E in Somalia i monsoni hanno portato precipitazioni devastanti, con vittime e 270mila sfollati
Un campo tendato inondato in Somalia (foto Medici Senza Frontiere)

Un campo tendato inondato in Somalia (foto Medici Senza Frontiere)

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Piogge e inondazioni stanno mettendo in ginocchio il nord del Camerun e la Somalia centro-meridionale. Distrutti infrastrutture e mezzi di sostentamento in due Paesi africani già flagellati da povertà, precarie condizioni sanitarie e, nel caso della Somalia, instabilità politica e violenze. A lanciare l'allarme, e invocare aiuti, sono le organizzazioni umanitarie e missionarie che operano sul posto. Inondazioni sono segnalate anche in Repubblica Centro Africana e in Congo.

Dal nord del Camerun il Pime informa che almeno 10mila persone hanno bisogno immediato di aiuto, in particolare nei villaggi di Zina e Kai Kai. «L’acqua continua a salire e ha allagato molti quartieri del villaggio di Kai Kai, obbligando la gente a rifugiarsi in zone più elevate, ma meno sicure» racconta padre George, parroco di Kai Kai. «Attualmente oltre 9.500 persone hanno dovuto abbandonare le loro case e dormono all’addiaccio. Ma questo numero è destinato ad aumentare giorno dopo giorno. Anche la nostra scuola è invasa dalle acque: in un solo giorno sono salite da 30 centimetri a 70. Insieme ai genitori dei bambini abbiamo deciso di spostare i banchi e la scuola nei locali della parrocchia, in modo da continuare le lezioni. Dateci una mano perché molte famiglie hanno perso anche il loro raccolto di cereali». I tempi per un assorbimento di questa massa d’acqua, dicono gli esperti, saranno lunghi.

Fratel Fabio Mussi, direttore della Caritas locale, elenca quattro ambiti di primo intervento: acqua potabile e salute (il 70% dei pozzi per acqua potabile è fuori uso, occorre riparare 2 pompe manuali e fare 3 nuove perforazioni; servono medicinali); situazione igienica (servono gabinetti "d'urgenza" per frenare il diffondersi di malattie intestinali); alimentazione (le piogge fuori stagione hanno causato la perdita del raccolto, occorrono subito 50 sacchi di miglio e mais per assicurare un pasto giornaliero a chi non l'avrebbe); scuola (l'edificio, che ospita 250 bambini, è inondato e andrà ristrutturato, servono lavagne portatili). Ulteriori aggiornamenti e informazioni sul sito del Pime.

Un villaggio inondato nel nord del Camerun (foto Pime)

Un villaggio inondato nel nord del Camerun (foto Pime)

Se in Camerun si è trattato di piogge fuori stagione, in Somalia quest'anno le precipitazioni portate dai monsoni hanno raggiunto una violenza inaudita. Le piogge intense di fine ottobre hanno causato gravi inondazioni provocando vittime, oltre 270mila sfollati e danni agli allevamenti di bestiame. La regione più colpita è quella dell'Hiiraan, dove Medici Senza Frontiere (Msf) ha inviato le proprie équipe per fornire aiuti medico-umanitari alla popolazione.

«Le piogge e le alluvioni hanno inondato diverse aree della Somalia centrale e meridionale. Molte persone hanno dovuto lasciare le proprie case per cercare rifugio nelle aree più elevate e ci sono stati morti e danni al bestiame - riferisce Gautam Chatterjee, rappresentante di Msf in Somalia e Somaliland - L'ospedale principale nel distretto di Beledweyne, nell'Hiiraan, non è più operativo a causa delle inondazioni e tutta l'area è ancora completamente allagata». «Msf ha inviato le proprie équipe per valutare le condizioni della popolazione. Le persone hanno bisogno di tutto. Le urgenze sono acqua potabile e servizi igienici. Mancano anche cibo, ripari e assistenza medica urgente. Abbiamo riscontrato - prosegue Msf - condizioni mediche come la diarrea, malattie trasmesse dalle zanzare come malaria e dengue, infezioni del tratto respiratorio, e siamo preoccupati per il possibile aumento della malnutrizione tra i bambini».

«Le nostre équipe hanno iniziato a distribuire beni di prima necessità tra cui tende e kit per cucinare, costruito latrine e fornito acqua potabile - prosegue Chatterjee - È di fondamentale importanza mobilitarsi subito e portare risorse sul campo per supportare e aiutare le persone. Chiediamo anche a tutte le parti del conflitto in Somalia di garantire pieno accesso a tutte le persone in difficoltà».

Secondo l'Unicef sono circa 200mila i bambini colpiti da gravi inondazioni in Somalia, a Belet Weyne, Berdale, Baidoa, Jowhar eMahadaiin, e migliaia le famiglie costrette a lasciare le proprie case. L'organizzazione sta distribuendo 33mila kit igienici per prevenire malattie legate all'acqua contaminata e si prepara a fornire anticipatamente aiuti per curare 90.000 persone colpite da diarrea acquosa acuta. Le squadre per la nutrizione sono già sul campo per curare i bambini con malnutrizione acuta grave; saranno costruiti spazi a misura di bambini per dare a 1.300 tra i bambini più colpiti spazi per giocare e imparare in sicurezza.

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