martedì 8 dicembre 2015
​L'Iraq protesta per l'ingresso non concordato di truppe di Ankara nel nord del Paese per addestrare combattenti contro il Daesh. Ma Erdogan non intende ritirarle.
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Si aggrava la crisi tra Turchia e Iraq. Ankara ha bloccato il dispiegamento di ulteriori truppe nella base di addestramento di Bashiqa, in nord Iraq, 32 km a nord della roccaforte Daesh di Mosul, ma non intende ritirare quelle già schierate la scorsa settimana. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara, Tanju Bilgic, precisando che il dialogo con Baghdad resta aperto per cercare di risolvere le tensioni sulla vicenda. Le autorità turche indicano anche che i combattenti anti-Isis addestrati finora nella base sono 2.441. L'Iraq però continua a protestare. "I militari turchi sono entrati in Iraq senza il consenso del governo di Baghdad" Ha ribadito il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, in una nota diffusa dopo un incontro con il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Per gli iracheni si tratta di una violazione della sovranità nazionale e della legalità internazionale". Intanto altri cinque cittadini russi sarebbero stati decapitati dai terroristi dell'Isis assieme al giovane ceceno Magomed Khasiev, ucciso in un video diffuso il 2 dicembre: lo sostiene una non meglio precisata fonte delle "strutture di forza del Caucaso del nord" citata da LifeNews. I sei sarebbero stati uccisi perché ritenuti spie.
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