lunedì 20 novembre 2023
Il giovane ucraino rischiava l'arruolamento nell'esercito di Mosca, la battaglia legale della sorella ha portato al suo ritorno. La “diplomazia umanitaria" affidata dal Papa al cardinale Zuppi
Bogdan Ermokhin con la sorella Valeria

Bogdan Ermokhin con la sorella Valeria - -

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È una delle storie che aveva tenuto con il filo sospeso l’Ucraina, tra paura e commozione. Ma ora Bogdan è tornato nel suo Paese. Le autorità ucraine e quelle russe, infatti, hanno ieri comunicato la notizia del suo ritorno. Bogdan Ermokhin, originario di Mariupol e trasferito lo scorso anno dalle autorità di occupazione in territorio russo, era stato convocato per l’arruolamento nell’esercito di Mosca. Un dramma nel dramma, perché il ragazzo, che non aveva compiuto 17 anni quando nella città dell'acciaieria Azovstal infuriava la battaglia, rischiava di essere mandato a combattere contro i suoi connazionali ucraini. «La vicenda di Bogdan Ermokhin, che il 19 novembre scorso è tornato in Ucraina, era ben conosciuta al pubblico ucraino, e ancora più alle autorità incaricate di seguire la questione del rimpatrio dei bambini» spiega il nunzio vaticano, l'arcivescovo Visvaldas Kulbokas.

L’avvocato Ekaterina Bobrovskaya, che rappresenta gli interessi di Bogdan e di sua sorella Valeria, aveva spiegato che lui avrebbe dovuto presentarsi davanti a un ufficio di registrazione e arruolamento militare nella regione di Mosca entro il prossimo dicembre, dal momento che sta per compiere 18 anni. In tutta l’Ucraina la storia di Bogdan e la lotta legale condotta dalla sorella ha suscitato grande emozione. Ermokhinn, che era stato affidato a una famiglia russa, aveva tentato la fuga cercando di rientrare in Ucraina, ma è stato fermato alla frontiera. «Ricordo benissimo come incontrando l’Ombudsman Dmytro Lubinets il 17 ottobre scorso - spiega ancora l’arcivescovo Kulbokas -, abbiamo tutti e due parlato, tra l’altro, specificamente di Bogdan Ermokhin. Di lui si stava occupando l’Ombudsman ucraino, ma anche la Santa Sede, la quale aveva segnalato questo nome alle Autorità russe a seguito della missione del Cardinale Matteo Zuppi».

Bogdan Ermokhin con il sacerdote salesiano che lo riporta in Ucraina

Bogdan Ermokhin con il sacerdote salesiano che lo riporta in Ucraina - -

L’adolescente, rimasto senza genitori all’età di 8 anni e affidato alle istituzioni locali, era stato portato via da Mariupol insieme ad altri 30 minorenni. Le autorità russe avevano parlato di «ragazzi di strada» abbandonati dalle istituzioni ucraine e che l’esercito di Mosca «raccoglieva negli scantinati». Oltre un anno dopo Bogdan ha riabbracciato la sorella anche se non intendono tornare a Mariupol, rimasta sotto il controllo delle forze russe. Il commissario ucraino ai diritti dell'infanzia, Dmytro Lubinets, nel confermare gli sforzi per negoziare il rientro dei minorenni ha assicurato che verrà trovata una soluzione per chiunque non ha più una casa, grazie al lavoro dei organizzazioni umanitarie e centri do accoglienza in tutta l'Ucraina. Da mesi è in atto la missione della “diplomazia umanitaria” affidata da Papa Francesco al cardinale Matteo Zuppi, che ha avuto incontri a Kiev, Mosca, Washington e Pechino. Colloqui che hanno permesso di insistere sulla necessità di sviluppare un meccanismo per il rientro dei bambini ucraini. Al momento sono circa 500 i minorenni rimpatriati grazie al lavoro di varie organizzazioni. Il ritorno a casa di Bogdan è stato salutato in Ucraina come il segno di una speranza concreta, mentre si continua a lavorare per il rientro di altre decine di bambini. Al momento sono circa 500 i minorenni rimpatriati. Anche in Russia è stata data attenzione al ricongiungimento del ragazzo con la sorella. Maria Llova-Belova, la commissaria russa ai diritti dell’infanzia, annunciando la riconsegna di Bogdan Ermokhin alla sorella, con un viaggio attraverso la Bielorussia per poi raggiungere l’Ucraina, ha voluto ringraziare per la partecipazione al processo di ricongiungimento anche il cardinale Zuppi e la diplomazia vaticana che senza clamore ma con insistenza lavorano per favorire il rimpatrio dei minori ucraini.

«Il fatto che il 18 novembre scorso le autorità russe abbiano invitato un rappresentante della Nunziatura Apostolica a Mosca all’aeroporto di Vnukovo, a presenziare alla partenza di Bogdan verso l’Ucraina via Bielorussia - chiarisce l’arcivescovo Kulbokas - attesta che le medesime autorità russe hanno attribuito anche alla Santa Sede un certo ruolo nel rimpatrio del ragazzo. Non ci rimane che ringraziare il Signore per il ritorno di Bogdan in Ucraina, nella speranza che molti altri bambini riescano a seguire questa strada».




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