lunedì 10 novembre 2014
​Folla commossa alla Porta di Brandeburgo nel 25esimo della caduta del Muro.
Oltre i vecchi e nuovi totalitarismi di Luigi Geninazzi
FOTO 1989: le immagini storiche | 2014: il “Muro di luce”
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Alla Porta di Brandeburgo, 25 anni dopo, si sente, si vede, che il tempo è passato. Al posto della marea umana che festeggiò tutta la notte, dopo aver buttato giù il muro di Berlino, c'è una folla composta, che celebra con solennità la memoria personale e il fatto storico: lanciando un messaggio al mondo, declinato dalla cancelliera in termini insolitamente emotivi, "i sogni possono diventare realtà". Per molti giovanissimi quel simbolo della divisione del mondo che tagliò in due la città per 28 anni è carta, nei libri, nelle foto. Ma ci sono tantissime persone anziane, stasera, a ricordare il 9 novembre del 1989. Il colpo d'occhio è straordinario: la Porta di Brandeburgo inondata di colori nella sua versione pop, le vecchie immagini proiettate in bianco e nero, e una serie di testimoni, comuni e non. E alla fine i ballons bianchi luminosi, disseminati sul percorso del simbolo della cortina di ferro - ciascuno è legato al nome di un cittadino - volano sopra il cielo di Berlino. Salgono sul palco Michail Gorbaciov, molti applausi ma anche più di un fischio - del resto ieri ha annunciato una nuova guerra fredda "alle porte" attaccando l'occidente, e non a tutti è piaciuto - e Lech Walesa, l'ex leader di Solidarnosc. Il sindaco Klaus Wowereit prende la parola: "All'epoca dicemmo che eravamo il popolo più felice del mondo, anche oggi siamo orgogliosi di essere un popolo felice". "I muri, quelli di cemento, come quelli nella testa, possono essere superati". È questo il messaggio della caduta del muro "da condividere col mondo", anche nelle parole di Angela Merkel. "La caduta del muro ha dimostrato che i sogni possono diventare realtà, le cose non devono rimanere come sono. Noi abbiamo la forza di volgere le cose in bene". Un esempio che può essere esportato altrove, soprattutto in un tempo in cui "in Ucraina, Siria, Iraq e in molti altri posti moltissime persone vedono calpestata la loro libertà". "Altri muri possono essere demoliti - ha sottolineato la cancelliera - i muri della dittatura, i muri dell'ideologia e dell'inimicizia". Le polemiche di ieri, quella interna con la Linnke, e quella con Mosca fanno un passo indietro. Lo stesso Gorbaciov, dopo il pesante j'accuse lanciato ieri, ha ammorbidito i toni: "Non é il tempo di accuse reciproche, lavoriamo per ricostruire la fiducia". Una ovazione lo ha accolto al Konzerthaus nel pomeriggio, dove il presidente del parlamento europeo Martin Schulz ha avvertito: le tensioni sociali in Europa vanno risolte, perché "la mancanza di speranza dei giovani porta alla disperazione e questa alla radicalizzazione e all'estremismo". "Tollereremo che si costruiscano nuovi muri e nuovi confini in Europa?", ha chiesto con ansia. Due milioni di persone sono arrivate nell'ex capitale divisa per festeggiare l'azione straordinaria che indicò la fine della guerra fredda. Il "coraggio verso la libertà" - motto della festa berlinese - dei tedeschi dell'est che ripresero in mano il loro destino attraverso una rivoluzione pacifica è il vero protagonista di questa festa. E sulle note dell'Inno alla gioia dirette da Daniel Barenboim anche sulla Porta di Brandebuergo compare la scritta "Freiheit".
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