martedì 23 gennaio 2018
Nel 2015 finì in cella con altri quattro editori per «aver importato» nell'ex colonia britannica libri sgraditi al regime di Pechino. Fermato mentre viaggiava con due diplomatici svedesi
Il libraio di Hong Kong, Gui Minhai (Ansa)

Il libraio di Hong Kong, Gui Minhai (Ansa)

COMMENTA E CONDIVIDI

Scompare di nuovo il libraio di Hong Kong, Gui Minhai, prelevato dalle forze dell'ordine cinesi, mentre si trovava in viaggio per Pechino assieme a due diplomatici. Gui è stato prelevato da circa una decina di agenti in borghese nei pressi della capitale cinese per una visita medica all'ambasciata svedese, secondo quanto confermato dalla figlia del libraio, Angela Gui, ai microfoni dell'emittente radiofonica svedese in lingua inglese Radio Sweden. Gui vive oggi a Ningbo, nel sud-est della Cina, secondo quanto dichiarato dalla figlia, in un compound gestito dalla polizia.

Il libraio era in viaggio verso Pechino dopo che gli era stata diagnosticata una sclerosi laterale amiotrofica, che avrebbe sviluppato proprio nel periodo in cui si trovava in stato di detenzione in Cina, secondo quanto dichiarato al New York Times dall'attivista statunitense per i diritti umani John Kamm, fondatore della piattaforma "Dui Hua" per i diritti umani in Cina, e che ha seguito assieme alla famiglia di Gui le vicende del libraio.

La vicenda dei cinque librai scomparsi aveva fatto discutere a livello internazionale per i rapporti tra Cina e Hong Kong, e la vicenda personale di Gui era stata oggetto di particolare attenzione, perché il libraio era scomparso dalla Thailandia a fine 2015 prima di ricomparire in Cina in regime di detenzione. Oltre a Gui erano scomparsi anche altri quattro librai di Hong Kong, accusati di avere pubblicato libri di gossip sulla vita dei politici cinesi, sgraditi a Pechino. I cinque vennero rilasciati, uno dopo l'altro, a distanza di mesi, anche se sulla vicenda permane ancora una buona dose di mistero, al di là delle accuse ufficiali di avere introdotto illegalmente in Cina i libri sgraditi alle autorità.

La vicenda ha avuto un'eco anche a Stoccolma, dove il ministro degli Esteri Margot Wallstrom, ha dichiarato di "essere a conoscenza nel dettaglio" della situazione e che il governo svedese "sta lavorando incessantemente" sulla questione. Wallstrom ha poi dichiarato l'intenzione di convocare l'ambasciatore cinese in Svezia per chiarimenti sulla detenzione del libraio. Anche sulla stampa svedese il caso ha fatto discutere e un editoriale comparso sul quotidiano Tidning ha messo sotto accusa i metodi utilizzati per l'arresto.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: