mercoledì 25 agosto 2010
Obbligatoria la seconda lingua nell'istruzione primaria: prima si imparava solo alle medie e al liceo poteva essere sostituita. Annuncio del ministro per le minoranze, il laburista Braverman: «Così rafforzeremo i legami tra ebrei e arabi, grazie alla didattica».
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I commenti si sprecano. Sul sito del maggiore quotidiano riformista israeliano, Haaretz, l’annuncio dato dal ministro per le minoranze Avishay Braverman apre un ventaglio di polemiche. «Il prossimo passo sarà integrare arabi ed ebrei in tutte le scuole», scrive il primo lettore. «È ancora troppo poco», risponde un secondo. Poi si apre il dibattito. «Sì, mandateli nelle scuole pubbliche e impareranno a essere bigotti e intolleranti»; «eccellente decisione»; «no, solo buon senso». E via argomentando. Sono solo alcuni punti di vista ma, da quest’anno, in Israele, a scuola, si cambia.  Via l’ebraico come lingua unica nelle scuole elementari. Dalla quinta classe non ci saranno più scuse per nessuno e anche l’arabo diventerà obbligatorio.La novità del progetto Ya Salam – ha spiegato il ministro laburista – interesserà la scuola pubblica dall’ultimo anno della primaria in poi: finora l’arabo veniva insegnato solo alla fine delle scuole medie o all’inizio del liceo. Ma gli allievi potevano sostituire lo studio di questa lingua con altre: russo, francese. Anche amarico. Adesso non più: si stanno arruolando decine di nuovi insegnanti e l’esperimento interesserà per prime le zone centrali e del Nord di Israele (Haifa e Galilea). In tutto, 170 istituti pubblici, e anche 42 nazional-religiosi.La decisione è stata presa soprattutto per far fronte a un interesse sempre crescente degli studenti che, all’atto dell’immatricolazione alla maturità, facevano richiesta di portarlo all’esame.Viviamo in un Paese in cui si parlano due lingue», dichiara al sito Walla, Shlomo Alon, responsabile dell’Istituto per l’educazione alla lingua araba e all’islam per il ministero omonimo. «Lo studio dell’arabo nelle scuole dovrebbe promuovere la tolleranza e incoraggiare il dialogo e la relazione tra i due popoli».Lo stesso ministro Braverman non ne fa mistero: «Dobbiamo aspirare a creare uguali opportunità di cittadinanza, anche per gli insegnanti, sia arabi che israeliani».Alcune Ong mettono il dito nella piaga e rintuzzano il governo, accusandolo di perseguire «una precisa logica politica» che favorisce sempre il Nord del Paese: prima, invece, bisogna costruire le scuole a Gerusalemme Est perché lì non ce ne sono. E quelle che ci sono stanno cadendo a pezzi. Ma questa piccola rivoluzione potrebbe essere comunque un segno, in una terra dove ogni mattina, chi accompagna i figli a scuola o è costretto a vederli superare un check-point, non sa se torneranno indietro. Un destino incerto in cui non c’è differenza linguistica che tenga.
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