venerdì 21 luglio 2023
Golpista, fuggiasco, ospite di Putin. E' difficile definire il capo della Wagner. Solo un fatto è certo: lui e lo zar hanno necessità l'uno dell'altro
Evgenij Progozhin nel frame di un video diffuse sul canale Telegram "Wagner z group"

Evgenij Progozhin nel frame di un video diffuse sul canale Telegram "Wagner z group" - Ansa

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Ma chi è davvero Evgenij Prigozhin? E a quale delle sue tante facce affidarsi per capire quanto e cosa conta nella Russia di Putin? Le circostanze, ammettiamolo, ci disorientano. A cominciare dal triplice giro di volta che Putin è stato costretto a compiere con un personaggio che – come dicono gli inglesi – all’ora di colazione del 24 giugno scorso era di fatto un traditore golpista, all’ora di cena un «compagno che sbaglia» (come si sarebbe detto negli anni Settanta), il giorno dopo un fuggiasco alla macchia visto – o meglio ancora intravisto – in un hotel senza finestre (ma ne esistono? O si chiamano carceri?) a Minsk, quindi due o tre giorni più tardi un allegro mattacchione ricevuto da Putin per il tè delle cinque, come se una settimana prima non avesse organizzato una marcia su Mosca che aveva tutti i crismi del putsch. Aggiungiamo quell’improvviso concentrarsi di miliziani della Wagner in Bielorussia, almeno venticinquemila irriducibili che esplodono in ovazioni alate all’indirizzo di un Prigozhin improvvisamente riemerso dall’oblio, se pure in una caricaturale replica in penombra del conradiano colonnello Kurtz di Apocalypse Now (con la non assoluta certezza che si trattasse proprio di lui): un messaggio-video di sei minuti nel quale l’acciaccato capo della Wagner ricomincia là dove aveva lasciato: «Quello che sta accadendo in Ucraina è una vergogna di cui non vogliamo fare parte. Potremo tornare a combattere quando saremo certi di non essere costretti a disonorare noi stessi!». Una musica già sentita, con l’unica nota stonata rispetto al passato: ora Prigozhin si sottrae al conflitto in campo aperto e si limita – parole sue – ad addestrare le forze armate bielorusse «perché diventino un modello di efficienza». Dietro la cortina fumogena con cui Prigozhin cela le sue vere intenzioni c’è un patto leonino fra il fondatore della Wagner e Vladimir Putin. L’uno ha bisogno dell’altro in una simbiosi mutualistica che non è rara nella storia delle autocrazie. Perché se Prigozhin diserta il campo di battaglia ucraino è ben salda la presa della Wagner sugli innumerevoli teatri in cui la compagnia di mercenari dell’ex cuoco di Putin è presente, dalla Libia all’Eritrea, dal Sudan all’Algeria, dal Mali al Burkina Faso, dal Camerun al Sud Sudan, dalla Guinea equatoriale alla Repubblica Centrafricana, dal Madagascar al Mozambico e allo Zimbabwe, tutti Paesi ricchi di risorse naturali di cui Mosca ha bisogno e sulle quali si è sviluppata la forza della Wagner, non solo militare, ma economica, ai quali si aggiungono la Siria e il Venezuela. È lì che “milizia che non fa mai prigionieri” agisce da anni per conto del Cremlino, filiazione diretta del Gru, il servizio di spionaggio militare dell’esercito. Ed è l’Africa il luogo in cui Mosca ha i maggiori interessi strategici e commerciali al di fuori dell’Eurasia e dove – non per caso – lo stesso Prigozhin ha dichiarato che d’ora in poi convoglieranno i suoi sforzi e i suoi mercenari, quasi una replica su scala dell’età d’oro dei guerriglieri cubani che Fidel Castro inviò negli anni Settanta nei teatri di guerriglia in Angola, Mozambico, Ogaden, Somalia, Tanzania, Congo, Sierra Leone. L’Africa dunque. Il legame più autentico che tiene in piede la burrascosa liaison fra Putin e il suo mercenario dalle bande nere, una società profittevole e opaca dove il conto delle vite umane è altissimo e ancor più elevato è quello delle royalties che la compagnia di ventura Wagner procura a sé e alle casse russe. Insieme agli oligarchi di cui ha perenne bisogno per tenere insieme il suo cerchio magico, Evgenij Prigozhin è il perfetto “compagno di merende” del quale il presidente russo non può assolutamente fare a meno, così come Prighozin non può fare a meno del supporto logistico dell’esercito russo che il tanto esecrato Shoigu gli fornisce per consolidare le sue posizioni in Africa. E nel caso – non poi così remoto – che Prigozhin uscisse davvero di scena, è già pronto il suo erede, Dmitrij Utkin, numero due della Wagner. Accade anche nelle migliori società per azioni.


Prigozhin tra i suoi mercenari

Prigozhin tra i suoi mercenari - Archivio

L’insurrezione
La marcia su Mosca

Venerdì 23 giugno, Prigozhin accusa l’esercito di aver attaccato il gruppo Wagner e dà vita a una marcia verso la capitale. Grazie alla mediazione di Lukashenko, sabato sera, i miliziani si fermano a 200 chilometri da Mosca


Parrucche e travestimenti sono stati trovati nella casa di Prigozhin

Parrucche e travestimenti sono stati trovati nella casa di Prigozhin - Ansa

L’esilio
Gli audio da Minsk

Viena diffusa la notizia che Prigozhin è in Bielorussia. Da lì, avrebbe inviato un audio di undici minuti in cui dà la sua versione di quanto accaduto con Putin. In seguito sarebbe arrivato un altro messaggio, sempre audio, il 3 luglio.


Prigozhin in quella che sembra una stanza di ospedale

Prigozhin in quella che sembra una stanza di ospedale - Archivio


Il giallo del tumore
La foto dalla clinica

Una foto circolata su Telegram mostra Prigozhin in una stanza d’ospedale. Secondo il sito indipendente “Proekt” il capo della Wagner sarebbe stato curato per un tumore all’addome. La clinica che lo avrebbe preso in carica sarebbe la Sogaz, legata all figlia di Putin.



Il nuovo video
«Andremo in Africa»
Dopo tre settimane, Prigozhin ricompare in un video ieri in cui esorta i propri uomini a prepararsi per un «nuovo viaggio in Africa». Prigozhin non ha escluso un ritorno in Ucraina ma – ha detto – «quando non dovremo vergognarci»

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