mercoledì 15 maggio 2013
Ha un nome che più italiano non si può una delle migliori iniziative avviate in questi anni per lo sviluppo del Malawi. “Andiamo”, qui a Balaka, è tra i segni più tangibili della presenza missionaria monfortana nel Paese. Ed è una cosa sola e molte insieme allo stesso tempo, tanto che mezza giornata di visita basta a vederne solo una parte. “Andiamo” è una cooperativa che dà lavoro a 700 persone; è una scuola secondaria d’eccellenza e cinque scuole materne; sono i corsi di preparazione tecnica e di informatica; è una sartoria; è un laboratorio artistico; è la casa di una banda musicale, l’Alleluya band, richiestissima anche all’estero; è un centro sportivo; sono i campi in cui si coltiva cotone, mais e altro ancora; sono tre centri sanitari; e l’elenco potrebbe continuare.Padre Mario Pacifici, in Malawi dal 1977, è tra i missionari che ha contribuito – insieme a padre Piergiorgio Gamba, a padre Angelo Assolari e tanti altri – alla realizzazione di questo sogno. “Abbiamo iniziato 35 anni fa con l’Alleluya band – ricorda – suonavamo nei villaggi, alle feste, ovunque ci chiamassero. Dopo un po’ ci siamo però resi conto che con la sola musica non si poteva andare avanti e abbiamo cominciato a darci da fare nel settore dell’agricoltura”. Un percorso lungo e tutt’altro che semplice, ma che ha portato “Andiamo” ad avere oggi ben 32 attività diverse. “I nostri pilastri sono quattro – aggiunge padre Mario - : educazione; salute; sviluppo sociale; sport e cultura. Tramite l’intreccio dei saperi e delle attività possiamo dire con orgoglio di aver fatto crescere la comunità locale. Forse la povertà non è diminuita, ma di certo oggi c’è più dignità sociale. Una struttura come “Andiamo” contribuisce allo sviluppo del Paese e, va sottolineato, ormai è completamente in mano a giovani del posto”.“Nella sola scuola secondaria sono iscritti 250 studenti – spiega il responsabile Fredrick Nyamula – Poi abbiamo gli iscritti ai corsi sia teorici che pratici di meccanica, carpenteria, falegnameria, riparazioni elettriche, sartoria, musica e informatica. E gli studenti che vengono da lontano hanno anche a disposizione gli ostelli interni per dormire”. Nel laboratorio di falegnameria, intenta a realizzare una sedia, incontriamo Ellinanie Honde, 24 anni, originaria di Mzimba. “Sono al mio terzo anno qui, mi diplomerò a dicembre. E una volta fuori mi piacerebbe aprire una mia attività, in modo da dar lavoro anche ad altre persone insegnando loro quello che ho appreso”. Patrick Bwanali, coordinatore del settore educativo, spiega che “per quanto riguarda i corsi tecnici ci sono due tipologie di studenti: alcuni vengono sostenuti economicamente dalle loro famiglie per il pagamento della retta, altri, invece, ricevono un sussidio governativo che copre 138mila kwacha (276 euro) sui 180mila (360 euro) di retta annuale. Il governo sta incentivando l’imprenditoria privata e spera che questi giovani siano gli imprenditori di domani. Chi fa sartoria, ad esempio, alla fine dei tre anni riceve una macchina da cucire. Quello che manca, in realtà, è un collegamento stabile con le banche, in modo che chi voglia poi mettersi in proprio possa disporre di un capitale di partenza. Gli studenti della secondaria, invece, pagano una retta di 45mila kwacha a trimestre (90 euro), una delle più economiche nella zona. E ci sono molte famiglie che “adottano” uno studente anche dall’Italia”.“Andiamo”, però, è anche altro. A luglio aprirà ad esempio la clinica ospedaliera per gli adulti, dopo che in passato sono state avviati un reparto maternità e una clinica pediatrica che servono l’intera zona. “A settembre – spiega ancora padre Mario – verrà un infettivologo da La Spezia e si fermerà qui un anno. Sarà importante perché qui a Balaka non c’è nemmeno un dottore, ma solo infermieri specializzati”. Il lavoro nei campi garantisce i 2mila sacchi di granoturco prodotti ogni anno, oltre al cotone che viene rivenduto. E la cooperativa costituisce per gli agricoltori anche una rete di sicurezza sociale, nel caso in cui ci si ammali o sorga qualche altro problema. Lo sviluppo sociale, poi, riguarda anche la costruzione di pozzi, case e scuole nella zona. Tra gli altri laboratori attivi c’è quello di calzoleria, che produce scarpe e sandali, e quello d’arte, in cui il pittore Pabros realizza belle tele dai colori caldi vendute a prezzi dai 2.500 kwacha in su (5 euro). A poca distanza il centro sportivo, con un campo da calcio e uno da basket. E poi, ovviamente, l’Alleluya band, il fulcro da cui tutto è partito e che resta tra i fiori all’occhiello di “Andiamo”. “Quest’estate saremo di nuovo in Italia e poi alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile – conclude padre Mario – l’obiettivo del nuovo tour è di finanziare l’acquisto di cibo e medicine per l’ospedale. E laddove non ce la faremo con le nostre forze contiamo nell’ennesimo aiuto della Provvidenza, che in 35 anni non ci ha mai abbandonato”.
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