sabato 2 ottobre 2010
Sono un alpino paracadutista del 4° reggimento, i cosiddetti ranger, e un incursore della Marina militare (Comsubin), i due militari italiani della Task force 45 feriti oggi in uno scontro a fuoco. Hanno avuto entrambi ferite da armi da fuoco a un braccio e le loro condizioni, non sono gravi. Lo scontro è avvenuto alle 10.40 ora locale in un distretto a nord di Herat durante una operazione congiunta con l'esercito afghano che si è conclusa con la cattura di cinque insorti e perdite agli avversari.
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Due militari italiani - un alpino paracadutista del 4° reggimento, i cosiddetti ranger, e un incursore della Marina militare (Comsubin) - sono rimasti feriti oggi nell'ennesima battaglia che si è consumata in Afghanistan tra esercito e forze della coalizione internazionale da una parte e talebani dall'altra. I due appartengono alla Task force 45, l'unità delle forze speciali italiane di cui faceva parte anche il tenente Alessandro Romani, morto durante un'operazione nei pressi di Farah il 17 settembre scorso, e che praticamente ogni giorno sono impegnati in scontri a fuoco con gli insorti. I due, di cui non sono stati resi noti i nomi, hanno riportato ferite d'arma da fuoco a un braccio: già operati, le loro condizioni, assicurano dal contingente italiano, non destano preoccupazioni.La battaglia è esplosa poco dopo le 10.30 nel distretto di Javand, nella provincia di Badghis, una delle più calde della zona ovest del paese (quella sotto il controllo italiano), quando i militari italiani hanno fatto scattare, assieme all'esercito afghano, un'operazione per arrestare diversi leader talebani. Lo scontro si è protratto per diversi minuti e si è chiuso con l'arresto di cinque insorti e l'uccisione di diversi combattenti talebani. Oltre ai due militari italiani, sono rimasti feriti anche tre afghani, sempre in modo lieve.Solidarietà e vicinanza ai militari italiani e all'intero contingente impegnato in Afghanistan è stata espressa dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che si è tenuto costantemente informato attraverso il capo di Stato maggiore della Difesa, dal presidente del Senato Renato Schifani e dal Pd. Gratitudine nei confronti dei nostri militari è stata espressa anche dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha annunciato per novembre un incontro con gli alleati per decidere la strategia di uscita dal Paese.«Il futuro della presenza italiana in Afghanistan - ha detto Frattini - sarà stabilito dalla Nato e dall'Onu: ci troveremo a novembre a Lisbona e lì ci sarà una road map per il graduale passaggio di potere alle autorità civili afghane». «La provincia di Herat, dove ci sono gli italiani - ha poi spiegato Frattini - sarà una delle prime ad essere interessate. Il che ovviamente non vuol dire che i soldati italiani se ne andranno. Il piano è restituire all'Afghanistan il pieno controllo della situazione entro il 2014».
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