sabato 30 ottobre 2010
Tema chiave al ballottaggio di domenica per eleggere il presidente. La sfida è tra Dilma Rousseff, pupilla di Lula, e José Serra. La battaglia si è spostata sui valori. Dietrofront della grande favorita: non toccherò il divieto di interruzione di gravidanza e leggi sulla famiglia. Il richiamo del Papa.
- Il sociologo: «I vescovi danno voce alla gente»
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Mai prima d’oggi in Brasile "o voto religioso", come lo ha battezzato la stampa locale, si è trasformato in vero ago della bilancia di una contesa elettorale. Dopo settimane di polemiche, alla fine anche Dilma la rossa ha ceduto alle pressioni della Chiesa brasiliana. Ex militante di estrema sinistra, ex capo di gabinetto del presidente Lula e oggi candidata alla presidenza della Repubblica (contro il leader del centrodestra José Serra) nel ballottaggio di domenica, Dilma Rousseff ha messo nero su bianco la sua promessa di non presentare nessuna legge che legalizzi l’aborto o il matrimonio tra omosessuali. «Se sarò eletta presidente della Repubblica – si è impegnata per iscritto davanti ai cristiani di tutto il Brasile – non prenderò iniziative per modificare l’attuale legislazione che vieta l’aborto e protegge la famiglia». La solenne promessa formulata da Dilma Rousseff rappresenta una clamorosa smentita delle posizioni espresse nel passato. Solo due anni fa, Dilma dichiarava ai giornali che «la depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza è una necessità», per combattere la piaga degli aborti clandestini che in Brasile uccidono oggi una donna al giorno. Ma Serra l’ha subito accusata di puro opportunismo. E la sua interpretazione sembra confermata dalla logica dei numeri. Nella corsa al Planalto, il Quirinale del Brasile, La Rousseff aveva perso nelle ultime settimane parecchi punti di vantaggio. Ma gli ultimi sondaggi indicano che il trend si è di nuovo invertito: l’ex governatore di San Paolo, che meno di un mese fa aveva il 23% ed era poi salito ben oltre il 40%, ora si è fermato. E a due giorni dal voto Dilma rimane saldamente in testa con il 57%.Che si tratti di scelta opportunistica oppure di legittima difesa nei confronti di chi, in piena campagna elettorale, ha ripescato vecchie dichiarazioni della Rousseff per metterla in imbarazzo, il documento siglato dalla candidata del centrosinistra rappresenta comunque il segno di una grande novità: mai in una campagna elettorale per la presidenza del Brasile, i temi etici hanno avuto tanto peso. Una conferma è venuta dal discorso che il Papa ha pronunciato giovedì davanti ai vescovi del Nordeste, in cui ha richiamato l’importanza di sostenere e votare i politici che difendono la vita. Serra ieri si è fatto riprendere mentre baciava l’effigie di Benedetto XVI, mentre Lula ha commentato che il Pontefice ha solo confermato una posizione che la Chiesa «afferma da duemila anni».In un Paese in grande crescita economica ma ancora segnato da gravissimi problemi sociali (il 47% del Pil è nella mani dell’1% più ricco della popolazione, almeno 7 milioni di persone vivono in favela, fognature e acqua potabile sono ancora una chimera per oltre 50 milioni di abitazioni), l’attenzione nei dibattiti elettorali del passato era data soprattutto a questioni quali l’economia, la riforma agraria, la sicurezza, il sistema sanitario. Questa volta invece anche la bioetica è diventata centrale. Fondamentale nel promuovere una maggiore sensibilità è stato l’impegno della Chiesa cattolica brasiliana, che già da alcuni mesi si è fatta promotrice attraverso la conferenza episcopale di una grande raccolta firme perché fosse approvata una legge che impedisse ai politici condannati di ripresentare la propria candidatura. «Le denunce di corruzione e le polemiche sull’aborto e sul matrimonio gay hanno avuto un peso determinante – spiega Paulo Moura, politologo e docente presso l’Università di Porto Alegre –. I temi etici hanno tolto voti a Dilma in favore della terza classificata, l’ambientalista Marina Silva che, con il suo profilo di evangelica convinta, ha attratto il voto delle persone più attente alle questioni valoriali». Ora che la campagna elettorale per il ballottaggio è in pieno svolgimento, tali temi continuano a essere centrali, anche per la mobilitazione di molti pastori delle chiese evangeliche, che si schierano apertamente a favore di Serra. Il leader del centrodestra ha infatti sempre difeso l’attuale legislazione, che permette l’aborto solo in caso di gravidanza causata da stupro o di rischio di morte per la madre. Se le chiese evangeliche, che rappresentano circa 25 milioni di fedeli in tutto il Brasile, non si fanno problemi a fare nomi e cognomi dei candidati da votare, la Chiesa cattolica, che rappresenta 125 milioni di fedeli, preferisce parlare soltanto di valori e di orientamenti. «È nostro diritto e dovere guidare i fedeli, soprattutto nelle scelte che hanno a che vedere con la fede e la morale cristiana – hanno detto i vescovi –. Ma riaffermiamo che la Conferenza episcopale non indica nessun candidato, la cui scelta è un atto libero e cosciente di ogni cittadino». Una posizione che vuole rispettare quella parte del mondo cattolico che è comunque attenta alle politiche sociali della sinistra, le quali hanno permesso negli ultimi anni a 20 milioni di brasiliani di uscire dalla povertà. Ma che non significa accettare alcun compromesso su principi che la Chiesa ritiene intangibili per il bene dell’uomo e della società.
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