venerdì 21 settembre 2018
Abe ha sconfitto l’ex ministro della Difesa, Shigeru Ishiba, nelle elezioni per il numero uno del partito liberaldemocratico Ldp. E ora punta a diventare il premier nipponico più longevo della storia
Il premier nipponico Shinzo Abe a Tokyio (Ansa)

Il premier nipponico Shinzo Abe a Tokyio (Ansa)

Era l’ultimo ostacolo da superare. Ora Shinzo Abe può puntare a diventare il premier più longevo della storia giapponese. Al potere dal 2012, con l’obiettivo di rifondare l’economia e di rafforzare la difesa del Giappone, Abe ha sconfitto l’ex ministro della Difesa, Shigeru Ishiba, nelle elezioni per il numero uno del partito liberaldemocratico Ldp, ottenendo 552 voti contro i 254 andati al rivale. Se Abe - che si era dimesso dopo il periodo travagliato del 2006-2007 prima di ritornare in sella nel 2012 - resterà in carica fino a novembre 2019, supererà i 1.886 giorni di Taro Katsura all’inizio del 20esimo secolo. Dopo la vittoria, il premier ha subito ribadito la sua priorità: portare a termine la riforma costituzionale con la quale congedare, assieme all’articolo 9, l’anima “pacifista” del Giappone. Un cambiamento – per il quale è necessaria l'approvazione dei due terzi delle due Camere del Parlamento e la maggioranza nel voto referendario - dal forte impatto simbolico.
L’investitura di Abe arriva in un momento delicato per il Paese. La settimana prossima, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, il premier giapponese vedrà il presidente americano Donald Trump (per l’ottava volta). L’alleanza storica tra i due Paesi sta subendo qualche scossone: ad agitare le acque, l’insoddisfazione americana per lo squilibrio commerciale bilaterale (l'eccedenza è di 69 miliardi di dollari) che potrebbe sfociare in un aumento delle tariffe per le esportazioni di auto giapponesi, cosa che Tokyo non vede, ovviamente, di buon occhio. Recentemente, parlando al Wall Street Journal, Trump ha usato la clava: le relazioni con il Giappone? Sono ottime, almeno fino a quando sapranno quanto dovranno pagare, ha detto il presidente Usa.


Non solo: anche la ridefinizione degli equilibri regionali - che ruotano attorno alla partita della denuclearizzazione coreana – potrebbe aumentare la distanza tra la prima e la terza economia al mondo. Con Trump che punta a scaricare le spese per la sicurezza (anche) sulle spalle del Giappone. Secondo i dati dell'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), gli Stati Uniti rappresentano il 35% della spesa militare globale (rispetto al 13% della Cina). Nel 2017, gli Stati Uniti hanno speso il 3,1 percento del Pil in difesa rispetto al 2,3 percento della Francia, l'1,8 percento del Regno Unito e l'1,2 percento della Germania. Il Giappone ha speso solo lo 0,9 percento. Nella partita prova a inserirsi anche Mosca che offre sul piatto la risoluzione del dossier sulle isole contese, nel tentativo anche di rilanciare le relazioni economiche tra i due Paesi.

I problemi non mancano anche in casa. Abe punta a rilanciare l’economia. L'enorme indebitamento pubblico del Giappone e l'aumento dei costi sociali per una popolazione che invecchia rapidamente lasciano al premier pochissimi margini di manovra.


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