La Nobel per la pace ucraina, Matviichuk: «Putin vuole solo la guerra, il mondo lo fermi»

di Eugenio FatiganteAnnamaria De Paola
L'avvocata per i diritti umani insignita del massimo riconoscimento nel 2022 da Roma ha rilanciato l'impegno per un cessate il fuoco giusto. «Il presidente russo è il più grande rapitore di bambini al mondo. Per fermare l'invasione, il costo del conflitto deve superare il costo della pace. Il caso del padiglione di Mosca alla Biennale? Un grave errore»
March 26, 2026
La Nobel per la pace ucraina, Matviichuk: «Putin vuole solo la guerra, il mondo lo fermi»
Oleksandra Matviichuk, premio Nobel per la pace nel 2022
«Per fermare l’aggressione, il costo della guerra per Putin deve crescere purtroppo e superare il costo della pace, solo allora si convincerà». Perché i vertici russi sono interessati solo al conflitto e a portare avanti un’occupazione che è anche culturale, per questo la decisione della Biennale di ammettere il padiglione di Mosca «è un grave errore».
Oleksandra Matviichuk ha i modi fermi e calmi di chi è abituato a guardare in faccia i problemi, e quali problemi. Avvocata per i diritti umani, guida il Centro per le Libertà Civili di Kiev, insignito nel 2022 del premio Nobel per la pace, insieme all’Ong russa Memorial, poi messa al bando dal regime di Putin. Ieri ha partecipato a Roma all’iniziativa “Se vuoi la pace, prepara l’Europa” in Campidoglio, insieme al sindaco Roberto Gualtieri, al filosofo Slavoj Žižek, alla deputata Pd Lia Quartapelle e a Lorenzo Marsili, direttore del Berggruen Institute e promotore di “Europa2057”, comunità di idee dedicata al futuro del continente.
La democrazia sta attraversando una crisi di credibilità e fiducia?
Il problema non è solo che lo spazio della libertà nei Paesi autoritari si è ridotto fino alle dimensioni di una cella di prigione. Nelle democrazie sviluppate, le persone iniziano a mettere in discussione la Dichiarazione universale dei diritti umani: le nuove generazioni sono diventate consumatrici di democrazia e interpretano la libertà solo come la possibilità di scegliere tra diverse merci al supermercato, pronte a scambiarla con promesse populiste, benefici economici e soprattutto comfort. I moderni regimi autoritari non condividono un’ideologia, ma promuovono narrazioni comuni. Sostengono che l’autocrazia significhi stabilità e sicurezza, mentre la democrazia solo debolezza e inefficienza.
Nel conflitto in Ucraina, che cosa è davvero in gioco per l’Europa e per l’ordine internazionale?
Quella in Ucraina non è una guerra per il territorio, ma per un nuovo ordine mondiale. Il sistema dell’Onu è stato creato per proteggere le persone dalla guerra. Ma non è mai stato riformato. Oggi si è inceppato, si limita a gesti rituali. L’Ucraina si è trovata all’epicentro di eventi che plasmeranno il futuro del mondo. Putin cerca di dimostrare che la democrazia, lo stato di diritto, la libertà e i diritti umani sono valori fittizi, non proteggono più nessuno. Vuole convincere che un Paese con armi nucleari può sconvolgere l’ordine mondiale, imporre la propria volontà alla comunità globale e persino cambiare con la forza i confini riconosciuti a livello internazionale. Se Putin raggiungesse il suo obiettivo, incoraggerebbe altri leader a fare lo stesso. In un mondo in cui prevale la volontà del più forte nessuno, anche l’Italia, sarebbe più al sicuro.
Alcuni, anche in Italia, sostengono che sia l’Ucraina a non voler la pace.
Tutti da noi sognano la pace. Ma non arriva quando il Paese invaso smette di resistere. Quella non è pace, ma occupazione e significa sparizioni forzate, torture, stupri, fosse comuni. Gli ucraini vogliono la pace, ma non al prezzo della propria libertà. Il punto non è firmare un accordo di pace. L’Ucraina ne ha già firmati due, dopo l’occupazione della Crimea e di parte delle regioni orientali nel 2014. La Russia li ha violati entrambi. La vera questione è come fermare questa guerra e garantire una pace sostenibile. Per fermare l’aggressione russa, il costo della guerra per Putin deve superare il costo della pace. E questo obiettivo richiede azioni concrete, non solo posture.
Ma chi determina le condizioni di una pace giusta? Ed è giusto condannare un’intera generazione di ucraini a una condizione di conflitto permanente?
La pace è la libertà di vivere senza paura della violenza e di avere prospettive a lungo termine. Ed è proprio ciò che milioni di ucraini oggi non hanno. Ho parlato con centinaia di persone sopravvissute alla prigionia russa. Mi hanno raccontato di essere state picchiate, stuprate, sottoposte a scosse elettriche, mutilate. Non esiste alcuna ragione per fare cose simili. Difendere il proprio Paese non è militarismo. E il vero pacifismo non ha nulla a che vedere con l’accondiscendenza verso l’aggressore. Questa guerra ha un carattere genocida. Se noi ucraini smettessimo di resistere, semplicemente non esisteremmo più.
Qual è oggi la dimensione dei crimini di guerra documentati?
Dal 2022 ci siamo trovati di fronte a un numero senza precedenti di crimini di guerra. Abbiamo costruito una rete nazionale di documentazione in tutto il Paese, inclusi i territori occupati e ne abbiamo già registrati più di 100.700. Mentre questa guerra trasforma le persone in numeri, noi restituiamo loro i nomi. Dobbiamo garantire giustizia per tutti, indipendentemente da chi siano le vittime, dalla loro posizione sociale, dal tipo e livello di crudeltà subita e dal fatto che nel mondo ci sia interesse al loro caso. Vi racconto la storia dello scrittore Volodymyr Vakulenko. Scriveva bellissime storie per bambini, un’intera generazione è cresciuta con il suo “Libro del papà”. Durante l’occupazione russa, Volodymyr è scomparso. La sua famiglia ha sperato fino all’ultimo che fosse vivo e detenuto, come migliaia di altre persone. Ma quando l’esercito ucraino ha liberato la regione di Kharkiv, in una fossa comune nella foresta, in una tomba senza nome con il numero 319, c’era il suo corpo.
La Russia sta conducendo una vasta campagna di disinformazione per giustificare la deportazione dei minori, tema seguito anche dalla Chiesa cattolica. Come si contrasta questa narrazione?
La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro Putin e la sua commissaria per i diritti dell’infanzia, Maria Lvova-Belova. Quando dico che Putin è il più grande rapitore di bambini al mondo, non è una metafora. Si parla pochissimo del milione e 600mila bambini ucraini che vivono sotto occupazione. È loro vietato di parlare ucraino. Devono studiare su libri russi, nei quali l’Ucraina non esiste come Stato. Vengono portati in campi sportivi e sanitari, dove indossano uniformi militari e imparano a usare le armi. La Russia sta formando una nuova generazione di soldati a partire da questi bambini ucraini. Perché andranno a uccidere e a morire in qualsiasi Paese in cui Mosca ordinerà loro di farlo. Il nostro compito, quindi, è rendere la giustizia indipendente dal come e dal quando finirà la guerra. Per questo non comprendo il ritardo dei Paesi Ue nell’aderire al tribunale speciale sul crimine di aggressione.
E come valuta la decisione della Biennale di Venezia di riaprire la partecipazione agli artisti russi?
In Russia anche la cultura è al servizio della macchina militare. La decisione della Biennale è un grave errore storico. Il Cremlino non permetterà mai ad artisti non fedeli a Putin di rappresentare la Russia. Per gli imperi, la cultura è uno strumento di espansione: il direttore dell’Hermitage parla apertamente dell’uso della cultura a fini bellici. Cito le sue parole: «Prima dell’inizio dell’operazione speciale in Ucraina, le mostre dei russi erano ovunque… Quella era la “nostra” operazione speciale, una grande offensiva culturale». Ora se ne prepara una pure a Venezia. Deve essere fermata.
Quale futuro immagina per l’Ucraina?
Missili e droni continuano a distruggere le infrastrutture energetiche. Milioni di persone non hanno accesso a riscaldamento, acqua e luce. È una strategia precisa, vogliono strumentalizzare il dolore dei civili per spezzare la resistenza. Stiamo pagando un prezzo altissimo per costruire un Paese in cui i diritti siano davvero protetti. Perché il nostro obiettivo storico è rompere definitivamente con il “mondo russo” e tornare allo spazio di civiltà europea, con i suoi valori e significati.

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