I dieci anni di lotte per i diritti delle persone con disabilità e le discriminazioni che restano

Attraverso le storie di cui si è occupato il Centro di Ledha e raccolte sul libro “Disabilità e discriminazione: conoscere, riconoscere e agire”, la legale Abet ricostruisce le problematiche più frequenti da loro trattate e le conquiste realizzate
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May 13, 2026
I dieci anni di lotte per i diritti delle persone con disabilità e le discriminazioni che restano
Dario Dongo, paraplegico, avvocato, motociclista e innovatore, della webserie 'Le Supposte di Carmelo', primo esempio di sit down comedy, ideata da Carmelo Comisi, tetraplegico, che posta su YouTube video intrisi di sarcasmo in cui destruttura gli stereotipi sulle persone con disabilità e sulla quarantena, di Industrie Fluviali, un grande spazio interamente accessibile che sorge nel quartiere Testaccio di Roma, officina culturale ideata e gestita dalla cooperativa sociale integrata PIN.GO, di Davide Renda, un ipovedente con la passione per la vela, delle battaglie dell'associazione 'Genitori tosti in tutti i posti' per l'accessibilità ai concerti, della battaglia dell'associazione Luca Coscioni sui Peba, i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, di Radio32 esperimento di comunicazione e partecipazione che nel nome si ispira all'art.32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute per tutti e del Disability pride Italia, che accoglie le istanze e la creatività di una grande parte di persone troppo spesso relegate ai margini, 29 giugno 2020. ANSA / MASSIMO PERCOSSI
Su una tastiera di pianoforte o lungo il manico di un violino le dita di Maria sanno trovare una libertà che le parole o i gesti, a volte, le negano. Maria è infatti una ragazza di un liceo musicale milanese, che a causa della sua disabilità ha delle difficoltà a comunicare e a relazionarsi con i compagni. Ma quando suona, il divario presente in altri ambiti si assottiglia. Qualche anno fa, però, questa ragazza ha rischiato di non poter frequentare il liceo che amava, e quindi di non esercitare un suo diritto, riconosciuto poi dal Tribunale che ha sanzionato il comportamento discriminatorio grazie al ricorso presentato con l’assistenza del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità). «La barriera per cui la famiglia aveva chiesto il nostro aiuto era il test d’ingresso a un liceo, durante il quale alla ragazza non venne riconosciuto il diritto a strumenti necessari a garantirle un esame in condizione di parità», racconta Laura Abet, legale del Centro.
Negli anni successivi, quella scuola ha evitato di ripetere comportamenti discriminatori e il caso è servito a sensibilizzare altri genitori in situazioni analoghe. Quello di Maria, però, è solo uno degli oltre novemila interventi fatti dal Centro in Lombardia in dieci anni, che raccontano altrettante situazioni sfociate in almeno 2400 casi di assistenza legale stragiudiziale e circa 50 giudiziali. Storie confluite ora in parte nel libro “Disabilità e discriminazione: conoscere, riconoscere e agire” (La Vita Felice), firmato da Abet insime ad Alberto Fontana, segretario dei Centri Clinici NeMO (Neuromuscular Omnicentre). Partendo dai fatti gli autori approfondiscono in particolare cinque temi, i più urgenti ancora oggi: oltre a inclusione scolastica, accessibilità, assistenza e diritto alla vita indipendente, discriminazione intersezionale e lavoro. «L’inclusione scolastica è la voce che ci impegna di più. Capita ancora la classe che organizza la gita a Venezia (su e giù per ponti), nonostante ci sia un alunno sulla sedia a rotelle o che si dia per scontato che un genitore lo accompagni e paghi il proprio viaggio», continua.
Non mancano poi le discriminazioni sul lavoro: «Un caso che si è concluso ad aprile con la nostra vittoria, identico a un altro che raccontiamo nel libro, è di un genitore al quale l’Inps non aveva riconosciuto il congedo retribuito doppio, avendo due figli con disabilità da assistere».
C’è poi il tema dell’accessibilità, che riguarda più ambiti: «Un’altra storia che citiamo è per esempio quella dell’Arengario di Monza, un luogo in cui nonostante nostri ricorsi e diffide per l’inaccessibilità il Comune ha continuato per anni a organizzare mostre. Il Tribunale di Milano ha riconosciuto la discriminazione e ora lì stanno costruendo un ascensore secondo i criteri necessari». In Lombardia, ammette la legale, nei 10 anni raccontati dal libro si sono fatti passi avanti sui percorsi accessibili, «ma dipende dalle risorse di ciascun Comune e qualcosa nell’applicazione delle norme sfugge sempre».
È proprio questo il paradosso tutto italiano ribadito dal libro: il nostro Paese possiede un quadro normativo tra i più avanzati al mondo, ma queste norme spesso non vengono tradotte in azioni. «Le leggi ci sono e sicuramente c’è anche più consapevolezza e sensibilità sul tema, dato che riceviamo oltre mille richieste di aiuto ogni anno e la maggioranza si risolve con accomodamenti ragionevoli», precisa. Il ricorso, infatti, per il Centro è l’extrema ratio «e lo affrontiamo solo quando abbiamo già provato tutte le strade e siamo certi di vincere». E il libro, in fondo, non è che un’ulteriore tentativo di far conoscere i diritti delle persone con disabilità, e quindi lo stato della nostra democrazia. Perché, conclude Abet, la vera sfida è allenare lo sguardo a riconoscere la negazione di un diritto esigibile quando la si subisce o la si vede. E purtroppo su questo c’è ancora molto da fare.

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