Il sistema di assunzione del personale Ata in Italia «è illegale»: cosa ha deciso la Corte Ue
Nel mirino dei giudici, interpellati dalla Commissione, l'abuso dei contratti a tempo determinato. Sul nostro Paese già pende una procedura d'infrazione per i docenti precari

Non è un affanno dei soli docenti precari. Tutto il sistema italiano di assunzione del personale scolastico violerebbe il diritto dell’Unione europea. Nel febbraio dello scorso anno la Commissione europea ha reso pubblico l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia, ritenuta colpevole di non offrire riconoscimenti economici e di carriera adeguati agli insegnanti assunti con contratto a tempo determinato. Stamani, invece, la Corte di Giustizia dell’Unione europea – interpellata, ancora una volta, dalla Commissione – ha stabilito che anche per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole (il personale Ata) l’Italia abusa dei contratti a termine.
Nel mirino del Governo dell’Unione europea c’è l’intero sistema di assunzione italiano, ritenuto del tutto incompatibile con il diritto comunitario in materia di contratti a tempo determinato. In particolare, con una direttiva del 1999 che prevede limitazioni al loro utilizzo e privilegia le procedure di assunzione permanente. In Italia, invece, il personale Ata viene assunto regolarmente con contratti a termine per coprire i posti temporaneamente vacanti. Oltre trentamila posti ogni anno su un totale di quasi 200mila lavoratori. Per entrare nella scuola a tempo indeterminato, serve attendere i concorsi, la cui organizzazione segue un calendario preciso. Ma non si tratta di selezioni aperte a tutti: possono partecipare solo i dipendenti che dimostrino di aver maturato almeno due anni di esperienza con contratti a tempo determinato. Entrambi elementi – la precarizzazione e il requisito dei due anni – che la Corte ha definito illegittimi e irregolari.
I giudici osservano anzitutto che la legge italiana non fissa «alcun limite» alla durata massima né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l'assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva, in particolare, che il requisito secondo cui la partecipazione ai concorsi presuppone il compimento di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a questo tipo di contratti per un periodo minimo di due anni, anche se rispondono, in realtà, a esigenze di personale «permanenti e durevoli».
Peraltro, secondo la Corte, l'Italia «non può» far valere un'esigenza di flessibilità, poiché la normativa italiana non cita circostanze «precise e concrete» che giustifichino l'utilizzo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato per il personale Ata e che garantiscano che questi contratti rispondano effettivamente a esigenze di flessibilità. Infine, nemmeno l'organizzazione, nel recente passato, di concorsi per l'assunzione a tempo indeterminato del personale Ata risolverebbe il problema, data la loro natura «sporadica e imprevedibile», a prevenire gli «abusi» derivanti dal ricorso a una successione di contratti a tempo determinato.
Nel prossimo futuro, perciò, anche i giudici dei tribunali amministrativi italiani potrebbero decidere di condannare lo Stato al risarcimento del personale Ata che faccia ricorso contro l’abuso dei contratti a tempo determinato. Cresce, perciò, la pressione sul ministero dell’Istruzione e sul Parlamento per rivoluzionare l’intero sistema di assunzione. Ma, al momento, non ci sono rivoluzioni in vista: per l’anno in corso, erano state decise in estate 10.348 assunzioni a tempo indeterminato finalizzate perlopiù a coprire i pensionamenti. Agli altri trentamila vacanti non è ancora stata data risposta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi





