Alla Dozza la musica va oltre le sbarre: Bologna in ascolto dei suoni dal carcere
L'artista Alessandro Bergonzoni e il trombettista Paolo Fresu dalla Casa Circondariale lanciano "Viaggio nello spazio (in presenza di gravità)": un progetto che vuole avvicinare il sistema penitenziario alla città

La libertà sogna al tramonto, dentro a una notte di note suonate dal trombettista magico. Alle 19.15, le celle della Dozza, la Casa Circondariale di Bologna che ospita 845 detenuti, come ad ogni tramonto si richiudono. Il suono familiare per loro è quello del cancello sprangato e la “chiave gettata” fino al mattino dopo. Ognuno torna in compagnia della sua silente solitudine dietro alle sbarre, in attesa di un domani che verrà, si spera, da uomini liberi. Ma questa sera alle 19.15 un artista dal cuore grande come la Piazza Maggiore di Bologna, Alessandro Bergonzoni, sarà il “Virgilio” nel girone dei condannati, «pronunciando 5 frasi di contrappunto, in italiano, in arabo e in inglese» per accompagnare la tromba angelica e liberatoria di Paolo Fresu in quello che hanno chiamato "Viaggio nello spazio (in presenza di gravità)".
«Non è uno show di Bergonzoni e Fresu, ma un invito alla città di Bologna che è chiamata a sentire e non potrà più fare a meno di ascoltare questo suono, questo richiamo che arriva direttamente dal carcere. L’idea è stata quella di portare un tema poetico, artistico, musicale, attraversando il periplo della Casa Circondariale, un venire da fuori ma entrando dentro le mura – spiega Alessandro Bergonzoni –. La prova che abbiamo fatta, accompagnati naturalmente da un agente della Polizia penitenziaria, è stata già di per sé un’esperienza molto forte. La sensazione potente di avvicinarsi a un alveare dove dentro ci sono delle api che possono essere operose e che invece durante il tempo della pena da scontare sono obbligate all’inoperosità. Noi vogliamo risvegliare le loro coscienze assieme a quelle che abitano la città, mettendole in dialogo costante, ma partendo da qui, per raggiungere un’intimità condivisa come il suono di una serenata che si fa travalicante». Il “trascendi e sali” bergonzoniano ora diventa il “periplare” sonoro della tromba di Paolo Fresu che improvviserà nei 30 minuti della durata di questa innocente evasione concessa al linguaggio universale della musica che si fa soffio vitale e di rinascita per coloro che devono scontare il fio della propria pena.
«Oltrepassare e periplare con audacia e soffiare dentro lo strumento dando aria al mondo in presenza di gravità. Dare è un atto di amore e di coraggio. Dare voce è offrire spazio e opportunità. Voce è anima e sentimento, visione e speranza. Tromba e voce ne sono il rimando e il rimbalzo, il dentro e il fuori», questo è il messaggio che Fresu lancia forte e chiaro ai detenuti e a tutto il pubblico coinvolto, l’intera città di Bologna, e anche ai radioascoltatori di Radio Suite, il programma Rai di Radio 3 che in leggera differita rimanderà le note del “concerto” del geniale e generoso trombettista di Berchidda. «I bolognesi che arriveranno in Piazza Maggiore, ascolteranno l’esecuzione completa di Fresu dagli amplificatori comunicativi piazzati sulla finestra della sala Farnese di Palazzo d’Accursio», informa il musicista Riccardo Negrelli che è parte attiva del “gruppo visionario” che ha realizzato quella che alla vigilia si presenta come un’esperienza totale e finora unica nel suo genere. A cominciare dalla “Cella” della Dozza riprodotta nella dalliana “Piazza Grande”. «In due giorni, da quando è stata collocata lì, oltre 5mila bolognesi, incuriositi sono entrati a visitarla e hanno toccato con mano i limiti di spazio della detenzione carceraria. La “Cella” non vuole essere il simbolo della paura e della vendetta di chi sta fuori, sentimenti che creano ancora più distanza tra il carcere e la città, ma è un modo invece per accorciare quella distanza siderale», sottolinea Bergonzoni.
E il concetto di “avvicinamento” è pienamente condiviso dalla direttrice della Casa Circondariale, Rosa Alba Casella. «I detenuti per una volta saranno protagonisti di un evento artistico che parte da qui e per loro, in esclusiva, e poi arriverà alla città, ai bolognesi e a tutti quelli che si sintonizzeranno con noi». Un progetto pilota che si spera incentivi lo spirito di emulazione. «Copiateci», è l’appello di Bergonzoni, sottoscritto da tutti gli animatori di "Viaggio nello spazio (in presenza di gravità)" di cui il Comune di Bologna è diventato parte integrante per un’iniziativa che si inserisce nel solco di un nuovo percorso performativo. «Bologna ha una vocazione a intervenire con gli strumenti della cultura. Oltre alla connessione carcere-città, la vera innovazione sta nella concezione della Piazza in cui l’elemento centrale non è il palco per lo spettacolo musicale, ma un luogo attraversato da aria, suoni, musica, che parte dalla Casa Circondariale e arriva a tutti», spiega l’assessore alla cultura Daniele Del Pozzo. «A tutti deve arrivare anche questa nuova immagine del carcere, di cui, o si parla poco o lo si fa per parlarne male. Mentre questo tipo di approccio e di linguaggio universale della musica, consente finalmente di liberarlo dal pregiudizio e di focalizzare l’attenzione sull’essenza della realtà carceraria che è fatta di persone. Uomini e donne che hanno sbagliato ma a cui va garantito il diritto sancito dall’Art. 27 della Costituzione che contempla “la finalità rieducativa della pena”.
Pertanto "Viaggio nello spazio (in presenza di gravità)" è un progetto assolutamente replicabile e che infatti altri Istituti penitenziari ci stanno già chiedendo», fa notare il responsabile dell’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Bologna, avvocato Luca Sebastiani. Bergonzoni, che da sempre crede nella “crealtà” e cioè la creatività che poggia sulla realtà e ne forma un’altra, chiede, anzi sogna, di andare ancora oltre. «Tempo fa parlando con un concertista mi confessava che i suoi primi vent’anni di vita fatti di lezioni di piano tutti i giorni erano stati una prigione. Allora ho pensato che l’idea sarebbe quella di un nuovo “piano per le carceri”, quindi, perché non mettere un pianoforte in una stanza dove un condannato con già delle attitudini alla musica, dopo vent’anni di reclusione quando uscirà magari avrà imparato a suonarlo ad alto livello. E poi mi piacerebbe far “periplare” qui intorno alla Casa Circondariale i bambini dell’asilo, con le loro voci, con le loro risa, perché detenuti e detenute inizino la giornata con un suono più dolce e vitale. Ecco, cominciamo da qui e da questo tramonto per albe prossime, convinti che per un soffio, di tromba, le cose belle e importanti della vita possono ancora accadere».
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