Lavoro, giovani in trappola e un piano straordinario per liberarli
Redditi inferiori rispetto ai coetanei europei, carriere precarie e talenti in fuga: l’Italia perde competenze mentre imprese e istituzioni restano senza risposte adeguate

Se le statistiche non mentono, i giovani italiani sono in trappola. Negli ultimi dieci anni vivono una condizione di emergenza misurabile, rispetto ai coetanei europei, su tutti i fronti: redditi attuali e pensioni future, strumenti di supporto e opportunità. Eppure la classe dirigente italiana continua ad affrontare la questione con (malcelata) sufficienza, pensando in fondo che le difficoltà per i giovani italiani siano state, sono e saranno sempre le stesse nei decenni. E che ci sia nella loro condizione attuale addirittura una “causa endogena”, perché la Generazione Z sarebbe refrattaria al lavoro e all’impegno.
Peccato che non sia proprio così. Somiglia ad una sentenza la recente denuncia del Governatore della Banca d’Italia Panetta: un giovane laureato in Germania guadagna mediamente l’80% in più rispetto a un italiano, mentre il divario con la Francia si attesta al 30%. È un gap profondo che riguarda in particolare i giovani che si avventurano in Italia nel settore dei servizi, nel mondo degli studi professionali e nelle Pubbliche Amministrazioni. Inoltre, ben prima di arrivare alla retribuzione i ragazzi italiani sono penalizzati lungo l’intera filiera della loro esperienza di ingresso nella comunità, dalla formazione al lavoro: mancano ad esempio istituzioni (sarebbe compito delle Regioni) che si occupino di orientarli nella scelta dell’Università e più in generale del percorso formativo.
Come sorprendersi, quindi, se la fuga dei giovani italiani all’estero ha ripreso negli ultimi anni una forza e una velocità impressionanti? Il 2024 è stato (finora) l’anno record di giovani espatriati, oltre 155mila: si tratta soprattutto di ingegneri e di informatici, profili di cui paradossalmente le imprese italiane denunciano una grave carenza. Ed è facile prevedere che i numeri dei nostri “expat” nel 2025 saranno ancora peggiori. Questa emorragia continua di energie qualificate infligge al sistema Italia un danno economico “invisibile”, ma molto rilevante: Cnel e Fondazione Nordest lo hanno stimato in 134 miliardi di euro negli ultimi 13 anni. Un danno che non viene compensato dall’arrivo in Italia di giovani laureati stranieri con un livello di qualificazione simile, perché tra i Paesi avanzati l’Italia è quello che ha la quota più bassa di immigrati laureati.
La trappola dei giovani italiani è oggi una “emergenza di sistema”. Perché se un ventenne o un trentenne non trova i fondi per creare una start up e opportunità professionali adeguate al suo livello di formazione, oppure è costretto per troppi anni a destreggiarsi tra stages, tirocini e collaborazione sottopagate, tutto ciò non può essere considerato soltanto un problema del diretto interessato e della sua famiglia. Ad una emergenza di questo livello, dunque, si può rispondere solamente con un Piano Straordinario ad ampio spettro che concentri a favore dei giovani italiani gran parte delle risorse aggiuntive disponibili.
La prima leva da attivare è quella fiscale: se la contrattazione collettiva sta fallendo nell’obiettivo di garantire un livello retributivo adeguato ai giovani italiani, è assolutamente necessario mettere in campo una tassazione agevolata per gli under 35. Ma non basta: occorre anche organizzare in modo innovativo ed efficiente la “presa in carico” dei nostri ragazzi nei momenti cruciali delle loro scelte, dagli studi all’ingresso nel mondo del lavoro, costringendo le strutture pubbliche ad uscire dal loro isolamento e affiancandole con soggetti privati che praticano quotidianamente il mercato. Per “liberare” i giovani italiani dalla loro trappola, serve una scelta politica netta. Una scelta coraggiosa, visto che i nostri ragazzi sono ormai la classe anagrafica meno numerosa del Paese. Ma vitale per il futuro dell’Italia.
Luiss Business School
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