Marina B., Zaia, Buttafuoco, Vannacci: questa volta la campagna elettorale parte dal centrodestra
di Diego Motta
Dopo l'esito negativo del referendum sulla giustizia, sono iniziate le grandi manovre dei partiti. Per una volta, però, mentre il centrosinistra fa melina sulle primarie, è l'attuale maggioranza di governo in particolare agitazione. Ecco cosa sta succedendo

Possiamo permetterci un anno di campagna elettorale? La domanda sorge spontanea, guardando a quanto accade nel teatrino quotidiano della politica. Congelato per una volta il fronte normalmente caldo del centrosinistra, in attesa che si sciolga l’enigma primarie (farle o non farle, questo è il problema) si è invece particolarmente vivacizzato lo schieramento di centrodestra. È stato l’esito negativo del referendum sulla giustizia a risvegliare gli “animal spirits” della competizione.
Intorno al centro di gravità permanente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono così partite le grandi manovre. In vista del voto, ovviamente. Due dei protagonisti di queste ore, Marina Berlusconi e Luca Zaia, che stando ai retroscena politici si sarebbero recentemente incontrati a Milano, hanno assunto curiosamente strategie di comunicazione opposte. La prima ha dettato l’agenda silenziosamente, senza apparire ma facendo mostra di conoscere bene le leve del potere: dalla gestione del partito a possibili (smentite) collaborazioni con il Pd in chiave di nuovi assetti post-voto, la patron di Fininvest si è messa al centro del villaggio. Da un “fienile”, nome del suo videopodcast dovuto all’ambientazione agreste scelta per l’occasione, è invece ripartito l’ex governatore veneto. Abile gestore del consenso sul suo territorio, Zaia ha scelto una location nuova per accogliere e dialogare, per un’ora e passa, con i personaggi del momento: da Giovanni Malagò a Federica Pellegrini, da Adriano Panatta a Pietrangelo Buttafuoco, anima “eretica” della Biennale. Conta esserci, ovviamente, seduti sulle balle di fieno per raccontare aneddoti e segreti di una vita.
Proprio Buttafuoco e l’attuale ministro della Cultura, Alessandro Giuli, stanno facendo a gara nelle ultime settimane per distinguersi, a destra, dalla classe dirigente meloniana: diversi e distinti, di certo non collaboranti. La strategia del distanziamento è quanto sta provando a realizzare, con discreti risultati di consenso, anche il generale Roberto Vannacci, che tre mesi fa ha lasciato la Lega per spostarsi ancora più sulle estreme, ricalcando il profilo della tedesca Afd e andando a pescare nel pozzo profondo del nazionalismo ancora imperante. L’obiettivo è posizionarsi e garantire un’offerta politica a un elettorato caratterizzato da malessere permanente nei confronti dell’attuale scenario politico: questa sembra essere la scorciatoia seguita da chi vuole capitalizzare lo scontento post-referendum.
Per il centrodestra però è la prima volta, è un fatto inedito e sorprendente. Per vari motivi: perché è al governo (e vuole battere il record di durata oggi detenuto da Silvio Berlusconi) perché ha sempre giocato la carta della compattezza rispetto all’eterogeneità (dei fini) dei rivali di centrosinistra e infine perché ha un elettorato moderato-conservatore poco incline ai colpi di scena (cui ci ha abituato invece il “campo largo”). Forse proprio questa è la regola della lunga campagna elettorale iniziata lo scorso 23 marzo: nulla sarà più come prima, neanche tra gli eredi dell'antica Casa delle libertà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






