L'Albania: «Non rinnoveremo l'accordo con l'Italia sui migranti». Poi la rettifica

Il ministro degli Esteri albanese: «Se nel 2030 entriamo nell'Ue, intesa a rischio». Poi la smentita di Edi Rama: «L'accordo dura fin quando vuole l'Italia»
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May 13, 2026
L'Albania: «Non rinnoveremo l'accordo con l'Italia sui migranti». Poi la rettifica
La premier italiana Giorgia Meloni con il suo omologo Edi Rama / Ansa
Con l’Albania dentro l’Unione Europea nel 2030 rischia di saltare il rinnovo del protocollo firmato con l’Italia per la detenzione dei cittadini stranieri in vista dell’espulsione. Le parole del ministro degli Esteri di Tirana, Ferit Hoxha, scatenano le opposizioni, compatte contro il Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) a Gjadër. E così nel giro di poche ore arriva il chiarimento. Prima del diretto interessato («stavo pensando ad alta voce»), poi del premier albanese Edi Rama: «II protocollo resta finché vuole l'Italia».
Il caso nasce da un’intervista di Hoxha al portale Euractiv . Il protocollo con l’Italia, spiega in un passaggio, «è di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà una proroga». Anche perché per quella data «saremo membri dell’Unione Europea». L’intesa Roma-Tirana scade infatti nel 2029 ma nel 2030 l'Albania punta a entrare nell’Ue. Un processo, ironia della sorte, sostenuto soprattutto dall’Italia. A quel punto, però, prosegue il ministro albanese, il suo Paese «non sarà più territorio extraterritoriale, ma dell’Unione Europea». E così, si applicherebbero nuove regole.
Parole che arrivano a margine del vertice degli “Amici dei Balcani occidentali” in corso a Bratislava, dove è presente anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Lo stesso vicepremier, reduce da un bilaterale proprio con Hoxha, si trova a dover replicare un po’ sorpreso: «Non mi ha detto assolutamente nulla, il 2030 è così lontano, pensiamo a quello che dobbiamo fare adesso».
Nel frattempo, le parole di Hoxha rimbalzano e accendono le polemiche in Parlamento. Pd, M5s, Avs, Iv e Più Europa chiedono un’informativa urgente alla premier Giorgia Meloni. «Siamo ormai al ridicolo», attacca Enzo Amendola (Pd), secondo cui le parole del ministro albanese «certificano il fallimento politico di un progetto nato male e andato peggio». Per Stefano Patuanelli (M5s) questa vicenda è «l’epilogo di un accordo basato sul nulla di un Governo fondato sul nulla». E ancora, per Francesca Ghirra (Avs) «la vicenda albanese sta assumendo caratteri scabrosi». Caustico Roberto Giachetti (Italia viva), secondo cui l’accordo Roma-Tirana si conferma «una sòla ».
La contrarietà al protocollo Italia-Albania e al Cpr di Gjadër è d’altronde uno dei pochi argomenti che mette d’accordo tutte le opposizioni: per il costo (680 milioni di euro stimati in cinque anni), ma anche per l’efficacia di questo sistema. Mentre la premier Meloni si è esposta più volte in difesa di questa soluzione: ad esempio contestando, in campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, la decisione del Tribunale di Roma di condannare il ministero dell’Interno a risarcire con 700 euro un cittadino algerino – in Italia da quasi 20 anni e con numerosi precedenti – prelevato da un Cpr in Friuli-Venezia Giulia e portato a sua insaputa a Gjadër in vista dell’espulsione, con modalità ritenute dai giudici illegittime e degradanti.
La polemica sui Cpr arriva poi mentre il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, è a Tirana con l'omologo albanese Besfort Lamallari per parlare di cooperazione e contrasto all'immigrazione irregolare, ma anche degli «sviluppi futuri del protocollo Italia-Albania», alla luce «dei nuovi regolamenti europei in materia di migrazione e asilo». Insomma, serve un chiarimento, che arriva nel pomeriggio. La dichiarazione a Euractiv , scrive via social Hoxha, «non deve in alcun modo essere interpretata come un cambiamento della posizione dell’Albania» sui Cpr. La risposta sul possibile stop all’accordo con l’Italia dopo la sua scadenza, più che una decisione, era un «pensare ad alta voce e farlo con franchezza», prosegue il ministro albanese. Ma oggi, conclude, «il rumore spesso viaggia più velocemente dell'argomentazione, della logica e del contesto».
A mettere la parola fine arriva poi anche il premier albanese Edi Rama: l’accordo «resta finché l’Italia lo vuole», scrive sui social rispondendo «a tutti i giornalisti italiani, e non solo, che mi stanno contattando riguardo a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa». Caso chiuso, almeno fino alla prossima puntata.

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