Fine vita, ddl in Aula il 3 giugno.
Ma non c’è accordo tra i partiti

I tempi per arrivare a un testo condiviso in commissione sono stretti. Ma se non si troverà un’intesa si voterà comunque sulla proposta del dem Bazoli, firmata da tutte le opposizioni. FI pronta a mediare sul ricorso al Sistema sanitario nazionale
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May 12, 2026
Fine vita, ddl in Aula il 3 giugno.
Ma non c’è accordo tra i partiti
A member of medical staff wearing a personal protective equipment (PPE) walks in the Intensive Care Unit (ICU) for the novel coronavirus, COVID-19 cases, in the San Filippo Neri hospital in Rome, on October 30, 2020. - Italy's Prime Minister Giuseppe Conte tightened nationwide coronavirus restrictions after the country registered a record number of new cases, despite opposition from regional heads and street protests over curfews. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
La data c’è, il 3 giugno, e il merito, oltre che di Forza Italia, sarebbe del presidente del Senato Ignazio La Russa. Quello che manca è un accordo per un testo condiviso, che su un tema così delicato come il fine vita è sempre auspicabile. Ma se anche non si trovasse la quadra entro il termine fissato martedì dalla conferenza dei capigruppo, in Aula arriverà comunque una proposta, quella firmata dal dem Alfredo Bazoli, già approvata alla Camera nella scorsa legislatura, prima di arenarsi in Senato.
Da destra nei giorni scorsi sono arrivati segnali di apertura per un dialogo costruttivo, ma i margini per un accordo sembrano davvero risicati. Il tempo è poco e lo stesso Bazoli non sembra molto convinto della sponda offerta dagli avversari. Ovviamente l’ipotesi di un’intesa non può essere esclusa a priori, ma «in questi due anni in cui il testo è stato in commissione le dichiarazioni di disponibilità si sono sprecate – dice il senatore dem ad Avvenire – e sono sempre state contraddette dai fatti. Quindi prendiamo atto delle aperture, ma finché non vedremo i fatti non possiamo fidarci».
Per il centrosinistra sono tre le criticità del testo presentato dalla controparte, quello firmato dall’azzurro Zanettin e dal fratello d’Italia Ignazio Zullo. La più dirimente resta l’esclusione del Servizio sanitario nazionale, che per Bazoli è «contraria alla sentenza della Corte Costituzionale» in materia. Ma il problema è anche quello che il Pd considera un restringimento della platea dei casi in cui un paziente potrebbe ricorrere alla procedura di morte assistita. A differenza della sentenza della Consulta che parla di trattamenti di sostegno vitale, il testo Zanettin introduce la formulazione «sostitutivi di funzioni vitali». In sintesi, mentre il testo Bazoli farebbe rientrare nel primo caso anche medicazioni e procedure sanitarie, come per esempio l’uso di un catetere per liberare le vie respiratorie, quello del centrodestra limita l’accesso ai casi nei quali il paziente è tenuto in vita da sistemi che appunto sostituiscono effettivamente le funzioni vitali (i ventilatori polmonari o macchinari simili).
C’è poi il Comitato nazionale di valutazione, che nella proposta del centrodestra sostituirebbe quello etico territoriale e l’opinione del medico curante. Su questo, ammette Bazoli, la maggioranza ha proposto delle modifiche, «ma non sono mai state votate in commissione». In ogni caso il passo avanti di ieri resta una buona notizia per il campo largo, intenzionato a fare tutto il possibile per approvare una legge entro la fine della legislatura: «C'è una data finale su cui non siamo più disposti a negoziare – spiega il capogruppo Pd in Senato Francesco Boccia –. È stata una mediazione chiesta alla maggioranza e probabilmente imposta dal presidente del Senato. Non abbiamo nessuna intenzione di arretrare. Quindi se non verrà fuori un testo unitario, che per quanto ci riguarda comprende il Ssn, per noi si voterà il disegno di legge Bazoli».
Sul fronte opposto si tende a non far passare la calendarizzazione come una sconfitta, tanto meno una concessione sui punti fermi del ddl: «Noi non rinunciamo a nulla, il testo Zanettin-Zullo rimane in commissione e cercheremo di arrivare a una posizione condivisa», assicura la capogruppo di FI, Stefania Craxi, che si intesta il merito dello sblocco dell’impasse e non esclude un compromesso sul ricorso al Ssn: «FI ha un'idea di mediazione, vedremo se sarà accettata. Credo che sia un atto di civiltà che la politica metta mano a una legge che speriamo di poter condividere con l'opposizione impedendo abusi ed evitando che il tema venga regolato o dalle sentenze o dalle singole regioni».
Resta da capire se la mediazione allo studio degli azzurri piacerà al resto della maggioranza. Che FI voti da sola il testo Bazoli, nonostante le spinte “liberal” della famiglia Berlusconi, è molto difficile. Ma che voti un testo modificato e gradito alle opposizioni non è per nulla escluso.

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