Oggi Trump nelle fauci del Dragone: tutti i temi nell'agenda
di Luca Miele
Da Taiwan alla guerra commerciale e tecnologica sono molti i dossier aperti. Ma sul vertice pesa il "macigno" Iran

Salendo a bordo dell’aereo che lo ha portato a Pechino -, pur pronosticando che "andrà tutto bene" contando sull’"ottimo rapporto" con il padrone di casa Xi Jinping -, il presidente Usa Donald Trump non si è risparmiato la solita freccia avvelenata: "La Cina è forte, ma noi siamo più forti militarmente". A nove anni dal loro primo faccia a faccia e dopo una manciata di mesi dall’incontro in Corea del Sud, il presidente Xi e il "collega" Trump torneranno a stringersi la mano in una cornice sicuramente fastosa e sfarzosa (e altamente ritualizzata) ma resa decisamente opaca dal "macigno" della guerra in Iran.
Non che i rapporti tra due superpotenze fossero rosei - la tregua sui dazi non ha risolto la "partita" economica ma la ha, appunto, soltanto sospesa - ha alterato proprio quei rapporti di forza che Trump continua a vedere come appannaggio esclusivo degli Usa. Come ha scritto la Cnn, "l’incapacità degli Stati Uniti di ottenere una vittoria netta in Iran e le disastrose ripercussioni economiche globali della sua guerra sollevano nuovi interrogativi sulla potenza statunitense che la Cina potrebbe cercare di sfruttare".
Troveranno le due potenze una convergenza su una guerra che sembra danneggiare gli interessi di entrambi? Si salderanno le rispettive posizione in una strategia comune? E come il "macigno" Iran condizionerà il resto dell’agenda? Una cosa è certa: il faccia a faccia - che sarà seguito, a detta di Trump, da una visita di Xi alla Casa Bianca "entro la fine dell’anno" - cade "in una situazione globale tumultuosa, consapevolmente creata dal presidente americano", "in un contesto senza precedenti farà da sfondo al vertice", come ha scritto ancora la Cnn. Le aspettative degli analisti restano "modeste", come ha affermato Wendy Cutler, vicepresidente dell’Asia Society Policy Institute. "Accordi pragmatici anziché grandi cambiamenti. Non aspettatevi una svolta storica", ha tagliato corto il South China Morning Post.
I dossier che affolleranno la "due giorni" di Trump-Xi sono tanti. Tutti spinosi. E tutti al centro di una fitta rete negoziale. C’è l’imbarazzo della scelta: dalla sfida sull'intelligenza artificiale e sulla concorrenza tecnologica alla sicurezza delle catene di approvvigionamento, per finire alla annosa questione di Taiwan. "Dimenticate - scrive il sito di analisi Asia Times - la coreografia cerimoniale e le fotografie accuratamente preparate nella Grande Sala del Popolo. Ciò che conta è che le due maggiori economie mondiali stanno ora negoziando all'interno di un quadro internazionale in cui commercio, sicurezza, energia, finanza e potenza militare sono fusi insieme". Un nuovo, disarmonico, ecosistema "nel quale le relazioni economiche diventano strumenti di pressione strategica".
Che l’economia possa essere il vero fulcro del vertice lo testimonia il folto gruppo di pezzi grossi che accompagna Trump: da Tim Cook di Apple, a Elon Musk di Tesla e SpaceX, per finire a Larry Fink della società di investimento BlackRock. Complessivamente, sono poco più di una dozzina i dirigenti dei colossi Usa presenti a Pechino. Dal tavolo dei negoziati potrebbe, così, arrivare annunci su una serie di dossier aperti su "aerei Boeing, prodotti agricoli, accordi energetici, stabilità dell'approvvigionamento di terre rare e cooperazione sul fentanyl".
Risultati minori che "consentiranno a entrambe le parti - argomenta Modern Diplomacy - di rivendicare una visita dagli effetti stabilizzanti, mentre le trattative più dure saranno lasciate ai canali operativi successivi". Qui la Cina ha un asso nella manica: il controllo sulle terre rare, elementi essenziali per l’industria tecnologica statunitense (e non solo), la stessa "arma" usata per costringerle gli Usa a ridurre drasticamente i dazi sulle esportazioni cinesi. Con quali obiettivi? Secondo gli analisti, quello che Pechino più desidera dal vertice, "è la fine degli scossoni imprevedibili e delle drammatiche escalation che hanno caratterizzato il primo anno del secondo mandato di Trump, sostituiti da un quadro più stabile". Uno dei "campi di tensione" più irrisolti (e destabilizzanti) per le relazioni tra i due Paesi è Taiwan. Xi ha chiarito che l'unificazione dell'isola con la Cina continentale non può essere lasciata "a un’altra generazione", ma - come sottolinea il sito The Conversation - " finora è rimasto vago su come questo obiettivo vada raggiunto".
Non solo: Pechino si aspetta che Trump modifichi la posizione ufficiale degli Stati Uniti, orientandola "verso un'esplicita opposizione all'indipendenza di Taiwan". Washington, dal canto suo, ribadisce che la sua politica rimarrà invariata. Non a caso, dal suo insediamento Trump ha approvato vendite militari all’"isola ribelle" per oltre 11 miliardi di dollari. E nuovi pacchetti di armi potrebbe arrivare presto. Lo stesso tycoon, lunedì scorso, ha fatto sapere che il nodo Taiwan, assieme al caso del magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai - condannato a 20 anni di reclusione a febbraio -, "saranno sollevati nel corso del colloquio con Xi". C’è, però, chi insinua la possibilità che la Casa Bianca possa essere tentata da usare la questione Taiwan come "merce di scambio" negoziale.
Altro nodo è quello che si intreccia sul tema della "responsabilità nucleare". Pur mantenendo una politica nucleare di lunga data di "non primo utilizzo", la Cina ha rapidamente ampliato il suo arsenale nucleare. Gli Stati Uniti vorrebbero aprire un canale di comunicazione. Pechino avrebbe già risposto picche.
Oggi l’arrivo a Pechino
Nel pomeriggio di ieri l’Air Force One con a bordo il presidente Usa è decollato da Washington. In queste prime ore in Cina, non è previsto alcun impegno ufficiale per Donald Trump. Con il presidente ci sarà un gruppo di 16 tra i maggiori dirigenti di diversi settori, come il patron di Tesla Elon Musk, Tim Cook di Apple e Larry Fink del fondo BlackRock. L'intero programma del vertice sarà concentrato nelle giornate di giovedì 14 e venerdì 15 maggio.
Domani il faccia a faccia con Xi
Alle 10 del mattino di giovedì, ora locale, The Donald verrà accolto da Xi Jinping nella Grande Sala del Popolo. A seguire, alle 10.15, inizieranno i colloqui bilaterali tra i due leader. In serata poi, alle 18, il tycoon parteciperà al banchetto di Stato offerto in suo onore dal presidente cinese.
Venerdì il secondo round di incontri
Un nuovo ciclo di incontri tra Trump e Xi si aprirà venerdì 15. Sarà preceduto, alle 11.30, dallo scatto di una “friendship photo”, una foto dell’amicizia tra i due presidenti. Il programma diffuso dalla Casa Bianca prevede quindi alle 11.40 un “bilateral tea”, in cui è prevista la presenza dei giornalisti al seguito, e poi un “bilateral lunch”, invece chiuso alla stampa. Successivamente, la partenza del presidente Usa per il rientro a Washington.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






