Il pacato Xi e l'istrionico Trump: perché il vertice Usa-Cina sarà anche duello di personalità
di Luca Miele
I due leader, che si vedranno a Pechino, hanno alle spalle due superpotenze e due sistemi politici lontanissimi l'uno dall'altro. Sono personaggi diversissimi per linguaggio, temperamento e biografia

Uno è pacato, impenetrabile, paludato. L’altro è sfrontato, ama i toni “burleschi”, predilige l’attacco diretto, sovverte ogni etichetta. L’uno si muove dentro una cornice coreografica rigida, formale, che non ammette nessuna deviazione. L’altro gioca continuamente con la rottura delle regole. Uno vuole essere rassicurante, l’altro vuole spiazzare. Uno ricorre a un linguaggio misurato, l’altro preferisce i toni enfatici e paradossali. Uno è ingessato e rituale, l’altro ama l’improvvisazione (e l’incoerenza). Insomma il padrone di casa Xi Jinping e l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, che si vedranno finalmente domani a Pechino, non potrebbero essere più diversi. Per stile, per linguaggio, per temperamento. Un abisso li separa, nonostante siano entrambi Gemelli, come ironizzava la Cnn, in occasione del primo faccia a faccia tra i due leader nel 2017. Una difformità che si riversa anche sulla direzione che i due leader stanno imprimendo alle relazioni internazionali.
«Il presidente cinese Xi – sottolinea la rivista “The American Prospect” – si aggrappa ai suoi alleati; corteggia gli altri governi con accordi commerciali e investimenti. Cerca di inglobare le nazioni alla periferia di Pechino nella sfera d'influenza della “Grande Cina”, il che è fonte di grande preoccupazione per quei Paesi, ma questa è una politica cinese». L’America, capitanata dal tycoon, sembra muoversi in una direzione totalmente diversa ed eccentrica. Il secondo mandato di The Donald, in particolare, si sta distinguendo «per l'ostilità personale e impulsiva del presidente verso le altre nazioni non sufficientemente ossequiose nei suoi confronti, inclusi gli alleati di lunga data e le democrazie affini», per «le minacce e l'impiego della forza militare statunitense contro nazioni e governi che non minacciavano gli interessi degli Stati Uniti, in assenza di una logica strategica evidente», come testimonia tragicamente la guerra in Iran.
«Mentre Trump gioca sull'imponderabilità, Xi privilegia il controllo, sull'informazione, sugli attori politici e sulle narrazioni sociali – sintetizza la rivista Foreign Affairs –. Il suo implacabile consolidamento del potere, compresa l’abolizione del limite di mandati e l’esaltazione del “Pensiero di Xi Jinping”, riflette uno sforzo deliberato per posizionarsi come figura di grande impatto nella traiettoria storica della Cina». A forgiare stili così diversi e antitetici, due destini biografici altrettanto diversi e antitetici, calati in due sistemi politici lontanissimi uno dall’altro. A cominciare dalle rispettive genealogie. Xi è figlio di un alto funzionario del Partito comunista cinese, Xi Zhongxun, finito nella polvere, incarcerato per 14 anni, perseguitato da Mao Zedong durante la Rivoluzione Culturale. Fred Trump, padre di Donald, era un magnate immobiliare che, ricorda l’agenzia Ap, «guadagnò milioni di dollari costruendo case di lusso e grattacieli nel Queens, a Brooklyn e a Staten Island». Come scrive con una buona dose di sarcasmo Time, «nello stesso periodo in cui Xi si stava liberando dal suo purgatorio personale per tornare a Pechino, Trump stava rapidamente scalando le gerarchie a New York. Si aggirava per Manhattan a bordo di una Cadillac argentata con autista, pianificando affari immobiliari e frequentando modelle affascinanti».
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e oggi i due leader si stringeranno la mano da posizioni di forza indiscutibili. Nessuno come Xi ha concentrato tanto potere nelle sue mani arrivando, con l’eliminazione del vincolo dei due mandati presidenziali, a smontare l’architettura istituzionale cinese. Trump è tornato alla Casa Bianca, dopo la “parentesi” di Joe Biden, muovendo un attacco frontale al sistema che regola(va) il diritto internazionale. Entrambi sanno che la sfida è appena cominciata. E che dovranno muoversi nell’era, sempre più imprevedibile, del disordine globale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






