L'Europa sta diventando dipendente dal gas americano
L'allarme dell'Ieefa: importazioni più che triplicate tra il 2021 e il 2025, la quota americana nel gas liquido europeo ha superato il 60%

L’Europa è sempre più dipendente dal gas liquido Usa e ha mancato gli obiettivi Ue di riduzione. Nel giorno in cui il commissario all’Energia, Dan Jørgensen, torna a lanciare l’allarme energetico, , un rapporto pubblicato dall’Ieefa (Istituto per l’analisi di economia energetica e finanza) traccia il quadro della situazione. “Siamo di fronte a una situazione molto seria – ha dichiarato Jorgensen a margine del Consiglio dei ministri Ue competenti a Bruxelles - la crisi energetica in Medio Oriente mette sotto pressione l'Europa. È più corretto dire che si tratta di una crisi di energia fossile”. Le misure adottate in questi mesi per rispondere alla crisi mediorientale, come i sussidi e gli sgravi sui combustibili fossili, ha avvertito, “devono essere mirate e devono essere temporanee”. Soprattutto, “la cosa migliore che possiamo fare per i nostri cittadini e le nostre industrie è rendere il più allettanti possibile gli incentivi che li spingano ad abbandonare i combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili”.
Complessivamente, secondo il rapporto Ieefa tra il 2021 e il 2025 l’Ue ha ridotto le importazioni di gas via gasdotto del 41%, ma intanto, in compensazione, è cresciuto l’import di Gnl. È qui che si vede la crescente dipendenza dagli Stati Uniti. “Le importazioni di gas statunitense – si legge nel documento – sono più che triplicate tra il 2021 e il 2025”. Nel primo trimestre 2026, in media l’Europa ha acquistato il 63% del Gnl dagli Stati Uniti. Per l’Italia questa percentuale è del 55% (con una spesa di 3,5 miliardi di euro), al contempo però il nostro Paese è il maggiore acquirente di gas dal Qatar (33%), il che, vista la chiusura dello Stretto di Hormuz, non è certamente una buona notizia.
Tornando all’Europa nel suo complesso, l’Ieefa ricorda che già prima della guerra in Iran aveva avvertito che l’Ue “rischia una dipendenza energetica in cui gli Stati Uniti rappresentano il 75-80% delle sue importazioni entro il 2030. A questo ritmo di crescita, l’Ue acquisterà l’80% del suo Gnl negli Stati Uniti nel 2028 e nel 2029”. Particolarmente dipendenti da Oltreoceano in questo ambito sono la Germania (89%), la Croazia (87%), l’Olanda (77%), la Polonia (75%) e la Grecia (73%) e, fuori dall’Ue, il Regno Unito (82%). “Il passaggio dell’Europa dal gas via gasdotto al Gnl - dichiara Ana Maria Jaller-Makarewicz, capo analista per l’Europa dell’Ieefa - avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza energetica e diversificazione delle forniture. Ma le interruzioni legate alla guerra in Medio Oriente e l’eccessiva dipendenza dal Gnl statunitense dimostrano che questa strategia ha fallito su entrambi i fronti”. E poi c’è la Russia, che rappresenta al momento il secondo fornitore di Gnl, pari al 13% dell’import nel primo trimestre 2026, con un aumento del 16% su base annua. Sul fronte gasdotti al primo posto per le forniture all’Ue è ora la Norvegia (54%), seguita dall’Algeria (18%). Al terzo posto (11%) ancora il gas russo, attraverso gasdotti in Turchia.
Complessivamente, avverte ancora il rapporto, se il consumo di gas nell’Ue è calato del 19% tra il 2021 e il 2024, nel 2025, complice il clima più freddo, si è assistito a un aumento del 3%. Tanto che nel 2025 il consumo di gas nell’Ue è stata del 5% più elevato di quanto previsto dalla normativa “Fit for 55” (che punta a ridurre di almeno il 55% le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990). Detto questo, le previsioni dell’Ieefa rimangono che il consumo di gas europeo continuerà a calare nel 2026 e si ridurrà del 14% tra il 2025 e il 2030. Eppure “i Paesi europei continuano a programmare la costruzione di ulteriori terminal di Gnl (rigassificatori). Tra il 2025 e il 2030 l’Europa potrebbe aumentare la sua capacità di importazione di Gnl del 24%”. Il rischio è insomma quello di una sovraccapacità con spreco di danaro pubblico. L’Italia dal 2025 vede attivo il terminale di Ravenna, che nel marzo del 2026 ha registrato un tasso di utilizzo del 25%. In aumento di 0,5 miliardi di metri cubi la capacità di rigassificazione del terminale offshore Adriatic LNG, che è così arrivato a 9,5 miliardi di metri cubi al 31 dicembre scorso. C’è poi il terminale di Panigaglia (in Liguria) con un tasso di utilizzo del 12,4%. Non confermata l’entrata in servizio del terminale di Gioia Tauro (che era prevista nel 2026) né la realizzazione di quello di Porto Empedocle.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






