Accordi con Iraq e Pakistan, l'Iran rafforza il controllo sullo Stretto di Hormuz
di Luca Miele
Siglando intese con singoli Paesi , Teheran continua a controllare i flussi energetici

Accordi con il Pakistan e con l’Iraq. Mentre il presidente Usa Donald Trump preparava la sua missione a Pechino continuando a sventolare la bandiera della “vittoria” sull’Iran “con o senza” l’aiuto della Cina, Teheran ha messo a segno un nuovo tassello della sua strategia, siglando intese con singoli Paesi per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto, “a dimostrazione – scrive la Reuters - della capacità di Teheran di controllare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz”. Il doppio accordo testimonia come la tattica dell’Iran continui a essere quella dei passaggi selettivi attraverso le acque agitate di Hormuz. "L'Iran è passato dal bloccare Hormuz al controllarne l'accesso. Hormuz non è più una rotta di transito neutrale, è un corridoio controllato", ha affermato Claudio Steuer dell'Oxford Institute for Energy Studies.
Non solo. Teheran sta alzando il tiro. Secondo un alto ufficiale della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il Paese ha ampliato la definizione dello Stretto, trasformandolo in una "vasta area operativa" ben più ampia rispetto a prima della guerra con l'Iran. “Lo stretto non è più considerato un tratto ristretto intorno a poche isole, ma la sua portata e importanza militare sono state notevolmente ampliate”, ha dichiarato Mohammad Akbarzadeh, vicedirettore politico della Marina dell'IRGC, come riportato dall'agenzia di stampa statale Fars. "In passato, lo Stretto di Hormuz era definito come un'area limitata intorno a isole come Hormuz e Hengam, ma oggi questa visione è cambiata", ha affermato ancora Akbarzadeh.
Cosa prevedono gli accordi siglati da Teheran? Grazie all’intesa con Baghdad, “l'Iraq ha garantito il passaggio sicuro a due petroliere di grandi dimensioni, ciascuna con una capacità di circa 2 milioni di barili di greggio, che hanno attraversato lo stretto domenica”. Analogamente “due petroliere cariche di GNL del Qatar hanno raggiunto il Pakistan a seguito di un accordo bilaterale separato tra Islamabad e Teheran”.
Altri Paesi stanno valutando accordi simili, per fronteggiare l'aumento dei costi energetici e le interruzioni delle forniture. "Man mano che sempre più governi si mostrano disposti a stipulare accordi con l'Iran per il transito, si rischia di normalizzare l'idea che l'Iran controllerà lo Stretto di Hormuz in modo più permanente", ha spiegato alla Reuters Saul Kavonic, della società di consulenza MST Marquee.
Il controllo sullo Stretto – e la “gestione” delle conseguenze economiche e politiche – continua a essere la principale posta in gioco del conflitto. Una cosa è certa: l'interruzione di Hormuz si “è trasformato da uno choc di flusso in uno choc più ampio che ha coinvolto greggio, prodotti raffinati, logistica, finanza e geopolitica, mettendo alla prova le fondamenta della resilienza del mercato petrolifero e imponendo una rivalutazione dei flussi commerciali, dei sistemi di prezzo e dei comportamenti e delle strategie degli operatori di mercato”.
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