La Corte Suprema boccia i dazi di Trump, ora il nodo dei rimborsi

di Elena Molinari, New York
Inflitto un duro colpo al presidente. La sentenza stabilisce che ha ecceduto i propri poteri imponendo dazi generalizzati, fino al 30%, sulle importazioni senza l’approvazione del Congresso
February 20, 2026
La Corte Suprema boccia i dazi di Trump, ora il nodo dei rimborsi
Trump illustra i dazi, era il 2 aprile 2025. EPA/KENT NISHIMURA / POOL
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto un duro colpo a Donald Trump, stabilendo che il presidente ha ecceduto i propri poteri imponendo dazi generalizzati, fino al 30%, sulle importazioni senza l’approvazione del Congresso. Con una decisione a maggioranza di 6 a 3, i giudici hanno stabilito che la legge d’emergenza del 1977 invocata dalla Casa Bianca non autorizza il presidente a imporre tariffe su scala globale. La sentenza smonta una delle colonne portanti dell’agenda economica e diplomatica del secondo mandato di Trump. I dazi erano stati applicati a beni provenienti da oltre cento Paesi, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il deficit commerciale, stimolare la produzione interna e rafforzare la posizione degli Stati Uniti nel mondo. Il Dipartimento del Tesoro Usa ha raccolto 240 miliardi di dollari di entrate daziarie dal 2 aprile 2025, data che Trump ha definito “Giorno della liberazione” quando ha imposto le tariffe.
Secondo la Corte, tuttavia, il presidente non può esercitare un potere fiscale così ampio senza un’esplicita autorizzazione del Congresso.
A scrivere la decisione di maggioranza è stato il presidente della Corte, John Roberts, secondo cui l’Amministrazione ha rivendicato «un potere straordinario» di imporre tariffe «di importo, durata e portata illimitati» senza base legislativa chiara. Un passaggio che segna una battuta d’arresto significativa per la strategia trumpiana di utilizzare i dazi come leva economica e geopolitica globale.
La pronuncia apre una serie di conseguenze potenzialmente devastanti per l’Amministrazione. Diverse imprese americane, già danneggiate dall’aumento dei costi di importazione, sono pronte a chiedere risarcimenti miliardari per i dazi ritenuti illegittimi. Se il Tesoro fosse costretto a emettere rimborsi, il costo ammonterebbe a circa 120 miliardi di dollari, pari allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo. Il governo potrebbe anche essere costretto a rinegoziare o annullare accordi commerciali bilaterali conclusi negli ultimi mesi.
Molti di questi accordi, infatti, erano stati costruiti sulla minaccia o sull’imposizione dei dazi e la loro validità giuridica è ora incerta.
La decisione ha inoltre un peso politico rilevante: due dei giudici nominati da Trump hanno votato contro di lui, contribuendo alla maggioranza. Un segnale che sottolinea l’indipendenza della Corte e che potrebbe alimentare tensioni istituzionali. L’Amministrazione ha fatto sapere di voler reagire rapidamente, cercando strumenti alternativi per mantenere alcune tariffe attraverso altre leggi commerciali o di sicurezza nazionale. Ma queste basi giuridiche sono più limitate e meno flessibili rispetto alla norma d’emergenza ora bocciata.
La sentenza segna così un passaggio cruciale non solo per l’economia americana, ma per l’equilibrio dei poteri a Washington. E apre una nuova fase di incertezza, con il rischio di uno scontro istituzionale diretto tra Casa Bianca e Corte Suprema.

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