Chi era Maricarmen Abascal e perché è diventata un simbolo

L'87enne era stata sfrattata dalla casa in cui viveva da settant'anni, dopo che una nuova società immobiliare le aveva triplicato l'affitto. La sua storia sarebbe potuta rimanere solo personale, invece è diventata di dominio pubblico e ha mosso la collettività
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October 8, 2026
Una signora anziana in carrozzina
Maricarmen Abascal, l'87enne sfrattata dalla casa in cui viveva, diventata simbolo delle proteste per la casa / REUTERS
«Luchad», «lottate». Nemmeno dal letto di ospedale Maricarmen Abascal aveva abbandonato il suo verbo preferito. Negli ultimi video che la ritraggono, l’ottantasettenne continuava ad accompagnare le migliaia di manifestanti scesi in piazza a Madrid per il diritto all’abitazione: «Non smettete di lottare per quello che è vostro, per il diritto ad avere una casa». Fino a due settimane fa solo pochi conoscevano il suo nome. Bisogna tornare al 23 settembre, meno di un mese fa: alle 13, gli agenti si avvicinano alla casa in cui risiede per eseguire un ordine di sfratto. Una folla di centinaia di persone aspetta ai piedi del palazzo. Sono rappresentanti del sindacato degli inquilini, giovani, residenti del quartiere e sperano di fermare gli agenti. Tutti vengono allontanti. Maricarmen – che da tempo usava una carrozzina per muoversi – esce di casa su una barella e viene portata in ospedale. E lì rimane sino all’ultimo. Maricarmen è morta mercoledì sera. 
Nelle scorse ore, tra i giovani che riempiono con le loro tende Plaza del Sol si è diffuso un nuovo slogan: «Che Maricarmen sia l’ultima». L’ultima ad essere sfrattata da una casa in cui viveva da settant’anni, nel quartiere Retiro della capitale. La donna aveva 17 anni quando i genitori entrarono in affitto nell’appartamento. Nel 2005, il contratto venne trasferito a lei con un affitto di circa 500 euro. Ma nel 2018 la casa fu acquistata dalla società immobiliare “Urbagestión Desarrollo e Inversión”. La società considerò scaduto il vecchio contratto e ne impose un nuovo: l’affitto salì a 2.650 euro (cifra poi ridotta a 1.600). Una spesa certamente non affrontabile, data la pensione dell’anziana, di 1.400 euro. Si andò alla causa legale. Per sette anni Maricarmen ha combattuto per la casa. Negli ultimi mesi, le sue condizioni fisiche erano peggiorate. «Lo stress è stato troppo. Non sono più me stessa» aveva detto la donna nei momenti appena prima dello sfratto. Tra il 25 e il 28 settembre la “Urbagestión” aveva poi fatto un passo indietro, schiacciata dalla pressione dell’opinione pubblica. All’ottantasettenne era stato offerto un nuovo contratto che, dopo una mediazione, l’inquilina aveva accettato. Ma, in casa, la donna non è più riuscita a rientrare. «Riposa in Pace, Maricarmen», ha lasciato scritto qualcuno sulla porta dell’abitazione.
La sua vicenda ha un carattere di straordinarietà: un fatto che sarebbe potuto rimanere privato è diventato di dominio pubblico e ha mosso la collettività. «Senza Maricarmen non avremmo visto gli accampamenti nelle piazze spagnole, né il dibattito politico per cercare delle risposte, né, probabilmente, la bocciatura dei decreti in Parlamento e la convocazione di elezioni anticipate» scriveva ieri El Pais. «L’eccezionalità della vicenda sta nel legame tra l’anziana e i giovani che si sono mobilitati in suo favore: i secondi hanno visto nel suo caso il riflesso di un dramma condiviso». E ancora: «Gli ultimi giorni di Maricarmen sono stati un paradigma dei nostri tempi: un presente in cui il capitalismo è spietato e scivola spesso nella crudeltà».

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