giovedì 4 aprile 2024
Se un adolescente veste in modo strano, pazienza. Anche l'abbigliamento contribuisce a costruire l'identità. I consigli dello psicologo Ezio Aceti e dell'esperta di costume, Maria Luisa Frisa
Vestiti griffati e foto sui social: cosa succede a mio figlio? Chiede amore
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Cercare se stessi anche in una felpa o in un berretto, nel trucco accurato piuttosto che in una chioma volutamente incolta. Adeguarsi agli altri, pescare nell’armadio della mamma oppure visitare un mercatino dell’usato, cercare il capo firmato a ogni costo: per gli adolescenti l’abbigliamento ha un peso importante. Aiuta a comprendere chi si è oppure chi si vuole diventare, è un modo per sperimentare, per far uscire aspetti del proprio carattere, per esplicitare scelte etiche e di vita. Oppure per non sentirsi esclusi dal gruppo dei pari.

Gli adolescenti insistono per quel capo di marca, e possono mettere in difficoltà i familiari per il costo esorbitante che ha, oppure percorrono nuove strade, lasciando stupiti mamme e papà. Si muovono nella rete per trovare capi di seconda mano, aprono le ante degli armadi dei nonni per scovare quella giacca che si potrebbe pensare passata di moda, ma che in realtà è rientrata nel circolo di ciò che può piacere. La scelta del capo di “seconda mano” può assumere anche un altro accento, perché alcuni ragazzi si interrogano su che cosa stia alle spalle di un singolo capo d’abbigliamento, si pongono quesiti etici, vogliono, anche attraverso scelte concrete, offrire un contributo per la salvaguardia dell’ambiente.

Come per altri aspetti, anche nella scelta del vestiario, i più giovani ricercano qualcosa: chi sono, chi desiderano essere, quanto vogliono essere accettati. Non sempre mamme e papà apprezzano come i propri figli sono abbigliati. In una società in cui l’immagine e l’apprezzamento, il sentire su di sé un “mi piace” in più fa la differenza, il come vestire diventa un punto importante.

Ezio Aceti, psicologo, che si occupa anche di supporto alla genitorialità, legge il fenomeno dell’importanza dell’abbigliamento per un ragazzo. «In una società in cui l’immagine è fondamentale, l’abbigliamento rappresenta la prima cosa che vedo di una persona. Vedo come la persona è vestita: è lo specchio esterno del sé, dell’immagine di sé. Nell’adolescenza il sé è la cosa più importante che esiste, perché l’adolescente ha appena abbandonato l’infanzia, non è ancora una persona adulta e deve dire a sé stessa chi è. Sta costruendo l’idea che ha di sé, ed è per questo che è fondamentale l’abbigliamento».

L’affidarsi a un capo noto diventa più “consolatorio”: «L’adolescente ha bisogno di uno specchio per sapere chi è – aggiunge lo psicologo -. Lo specchio esterno è dato dal marketing, dalle pubblicità che mostrano successo, realizzazione; avere il capo firmato perciò, significa pensare di valere. La seconda cosa di cui tener conto è l’appartenenza al gruppo delle persone che hanno avuto successo, che si sono realizzate. È un’illusione, ma l’adolescente ha bisogno di queste cose… è una sorta di utopia, falsa, che vuole realizzare».

Poi c’è l’adolescente che si vuol distinguere, c’è chi vuole staccarsi dal gruppo. Anche se la domanda fondamentale resta: “Come dovremmo vestirci?”. «Dovremmo essere vestiti – argomenta Ezio Aceti – in modo tale che, se si avvicina la persona più stracciona, si senta bene, ma anche se ci si accosta la persona più ricca. Il vestito è accogliente. Pensiamo alla tunica di Gesù: era bella. In chi cerca l’abbigliamento usato c’è la tendenza ad accogliere in una comunanza chi non è al top; oppure ci può essere una ricerca più elaborata, perché l’adolescente vuole distinguersi. Non stupisce comunque che un ragazzo passi da un modo di vestire all’altro».

Frequentando i social, si vedono i ragazzi che imperversano con le loro performance, il loro modo di truccarsi e di acconciarsi, di indossare una maglietta oppure di avere una determinata borsa oppure un paio di scarpe. «Non condanniamo i ragazzini che si mettono in mostra sui social – aggiunge Aceti -: mendicano l’amore, mendicano i follower. Che cosa mendicano? Vogliono essere considerati. Il modo può essere sbagliato, ma la domanda è giusta».

Sul portafoglio alcune scelte pesano: «Chi siamo noi adulti? Siamo la realtà che sostiene. Non si più rispondere al desiderio eccessivo dei ragazzi. Diamo la nostra idea. Si possono creare tensioni in famiglia – conclude lo psicologo -, ed è corretto che si litighi, bene, in famiglia, senza umiliare l’altro, dando spiegazioni. L’educazione è aiutare i ragazzi a scoprire la bellezza che è in loro».

D’altro canto, le sperimentazioni che compiono i giovanissimi, il loro sondare nuovi terreni per trovare un’immagine di se stessi che sia rispondente alla propria personalità in crescita, è affascinate. «Ho un osservatorio che mi mette in contatto con ragazzi di età compresa tra i 18 e i 22 anni – commenta Maria Luisa Frisa, teorica della moda, docente all’Istituto universitario di Architettura a Venezia –. Nell’arco della vita, che si può far partire dagli 11 anni ai 20, è naturale che ci sia un periodo di tentativi e di curiosità, e ciò dipende anche dai modelli che hai, anche letterari, dai film che vedi, dalla musica, dagli amici che frequenti. C’è una grande varietà di scelte. Sotto certi aspetti mi sembra che il desiderio del pezzo firmato stia calando, ma c’è la curiosità verso altro, ad esempio versi marchi indipendenti che catturano l’attenzione di ragazze e di ragazzi, c’è la voglia di crearsi un proprio stile. Sono sempre affascinata nel vedere i miei studenti, dalla capacità di scegliere cose interessanti anche con pochi soldi. Se, paradossalmente, noi viviamo sotto il potere della moda, che è un sistema che innerva ogni strada, c’è anche molta libertà interpretativa. Oggi le fisicità sono cambiate; non c’è molta diversità tra il guardaroba maschile e quello femminile. Ci sono ragazze che condividono gli armadi, lavorando sui vestiti, creando qualcosa di unico. C’è un fatto: viviamo nell’epoca degli archivi, che siano della moda, o di altro. Siamo sempre più legati a un immaginario del passato. Anche gli adolescenti – prosegue l’esperta - scoprono gli stili del passato e li reinterpretano a modo loro. Ed è interessante, rispetto a una società che persegue una sensibilità verso il consumismo. Poi c’è un altro aspetto, quello della sicurezza. Se mi metto quel capo che indossano tutti, mi sentirò parte di un gruppo, ma vedo anche molta libertà e immaginazione».

Per trovarsi, gli adolescenti sperimentano nuove strade, usano tutta la loro corporeità per parlare di sé: «Ragazze e ragazzi sono molto concentrati sulla personalità del volto, attraverso il trucco, attraverso la ricerca di una pelle trasparente come gli orientali – conclude la professoressa Frisa -. Anche qui c’è molta creatività. La moda oggi è un arcipelago, con molte insenature nelle quali muoversi. E l’adolescenza è un periodo di grandi sperimentazioni».

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