mercoledì 28 settembre 2022
Accettare di avere vicino al proprio "cortile" un sito pericoloso o farsi vaccinare sono scelte che hanno una componente altruistica
L’apertura del nuovo hub per le vaccinazioni anti-Covid in occasione dell’'Open night over 18' presso la Nuvola Lavazza a Torino

L’apertura del nuovo hub per le vaccinazioni anti-Covid in occasione dell’'Open night over 18' presso la Nuvola Lavazza a Torino - Ansa

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Il modello tradizionale di agente economico basato sulle assunzioni auto-interesse e di piena razionalità prevede, nel caso di scelte collettive, l’indisponibilità da parte dei soggetti a, tra le altre cose, produrre volontariamente un bene pubblico o a proteggere un bene comune dal sovrasfruttamento. Questo perché, un soggetto razionale, non incorrerebbe mai in un comportamento costoso che possa arrecare un beneficio gratuito a qualcun altro. Tutti finirebbero per cercare di ottenere benefici gratuiti determinando in questo modo il fallimento dell’azione collettiva.

Questa logica del 'free-riding', come viene spesso definita, è diventata la guida e l’orientamento delle politiche pubbliche chiamate a regolamentare tali situazioni collettive e a cercare di risolvere i dilemmi sociali. Queste politiche, come possiamo vedere nel caso della salvaguardia dell’ambiente, della prevenzione della corruzione, nella valorizzazione dei principi democratici, della prevenzione dei conflitti armati, etc., non sempre si sono dimostrate all’altezza delle sfide cui dovevano rispondere. E questo, principalmente, perché tali politiche sono fondate su un modello errato di agente sociale, quello, appunto, autointeressato e razionale. Le persone reali non sono così, e volendone orientare le scelte per favorire l’emersione della cooperazione e la soluzione dei dilemmi sociali non se ne può non tenere conto. Il rischio che si corre, altrimenti, è quello di mettere in atto politiche non solo inutili, ma del tutto controproducenti. Due esempi al riguardo: Bruno Frey e Felix Oberholzer-Gee studiano, in un’affascinante ricerca, come varia la disponibilità dei cittadini ad accettare un deposito di scorie nucleari nella loro comunità in relazione al tipo di compensazione che viene loro proposta. La localizzazione di siti pericolosi ci pone davanti ad un classico problema 'NIMBY' (acronimo di not in my backyard, non nel mio cortile) per il quale i cittadini si rifiutano di subire un costo, in termini ambientali o relativo al valore delle loro proprietà o ancora un danno all’attrattività turistica della zona, etc., a tutto vantaggio dei loro concittadini di altre località che, invece, godranno esclusivamente dei vantaggi di tale scelta.

Se un agente razionale e autointeressato non compie una certa azione è solamente perché i costi associati superano i benefici. Una politica, quindi, che volesse far aumentare la disponibilità ad accettare un sito pericoloso costruita intorno al modello di agente razionale e autointeressato non dovrebbe far altro che ridurre i costi o, simmetricamente, aumentare i benefici di quella stessa scelta. Ecco perché, in genere, si pensa di poter risolvere il problema attraverso forme varie di compensazione monetaria. Frey e Oberholzer-Gee conducono la loro ricerca in una regione di Svizzera, dove i funzionari governativi stavano tentando di localizzare un sito pericoloso. Vengono intervistati 305 soggetti selezionati in modo casuale appartenenti a due comunità potenzialmente adatte alla installazione del deposito di scorie nucleari. Agli intervistati è stato inizialmente chiesto se erano disposti ad accettare la struttura nella loro comunità. Circa la metà, il 50,8 percento partecipanti si dice disponibile, ha indicato la volontà di avere un impianto di scorie nucleari nella propria comunità. In una seconda fase si cerca di far aumentare questo livello di adesione con delle forme pubbliche di compensazione: somme di denaro dall’entità compresa tra i duemila e i seimila dollari all’anno per individuo. A parità di costo i benefici dell’accettazione del sito pericoloso ora sono decisamente maggiori e quindi, così prevede la teoria, l’adesione al progetto dovrebbe aumentare ma, invece, si riduce, passando dal 50,8 percento al 24,6. Praticamente si dimezza. Il fatto di ricevere una ricompensa monetaria per accettare un progetto di tipo NIMBY ha quindi portato la metà di coloro che originariamente si erano detti favorevoli a cambiare idea e ad opporsi all’ubicazione della struttura nella propria comunità ('The Cost of Price Incentives: An Empirical Analysis of Motivation Crowding-Out. American Economic Review 87, pp. 746-755, 1997). Un secondo esempio è recentissimo ed ha a che fare con la scelta di vaccinarsi contro il Covid-19.

In uno studio pubblicato nel maggio del 2021, Daniel Graeber, Christoph Schmidt-Petri e Carsten Schröder analizzano la disponibilità a vaccinarsi e i motivi per l’accettazione (o il rifiuto) di una politica di vaccinazione obbligatoria in Germania. Viene preso in considerazione un campione rappresentativo dei cittadini tedeschi adulti e si rileva che circa il 70 percento di loro si dichiara favorevole alla vaccinazione. Ma quando si prospetta la possibilità che tale vaccinazione diventi obbligatoria, mentre l’8 percento di coloro che prima non erano favorevoli ora affermano che si farebbero vaccinare, ben il 29 percento di quelli che prima erano favorevoli ora si dichiarano contrari alla vaccinazione ('Attitudes on voluntary and mandatory vaccination against COVID19: Evidence from Germany'. PLoS ONE 16(5), May 2021). Il dato è decisamente curioso. Perché se sei disposto a farti vaccinare volontariamente dovresti cambiare idea davanti a una misura obbligatoria? Del resto, la conseguenza della scelta è sempre la stessa: venire vaccinato. Eppure, le cose stanno così. Questi due esempi mettono in luce come politiche pubbliche fondate su un modello incompleto di agente possano portare ad effetti controproducenti: volevamo far diminuire l’opposizione alla localizzazione del deposito di scorie attraverso degli incentivi ed invece l’opposizione è aumentata; volevamo rafforzare l’adesione alla campagna vaccinale attraverso l’istituzione di una misura obbligatoria e invece questa farebbe cambiare idea anche molti di quelli che si sarebbero fatti vaccinare volontariamente. Cosa ci sta sfuggendo? Ci sta sfuggendo il fatto che le persone reali non sono come gli agenti dei modelli economici, autointeressati e perfettamente razionali ma, piuttosto, sono capaci di maggiore cooperazione, sono mossi da motivazioni intrinseche, si lasciano influenzare dal comportamento dei pari, reagiscono in maniera emotiva, sono capaci di empatia e molto spesso vogliono poter fare la differenza. Accettare un sito pericoloso o farsi vaccinare sono scelte che hanno una componente altruistica; si paga un costo individuale e si produce un beneficio sociale. Cercare di obbligare o di acquistare questo altruismo lo fa sparire. Se non siamo in grado di riconoscere queste dimensioni progetteremo politiche deleterie che non solo non raggiungeranno il loro obiettivo, ma indeboliranno il senso civico dei cittadini. Questa è stata una delle più importanti intuizioni di Elinor Ostrom, la grande protettrice dei beni comuni. È un tema che varrà la pena approfondire meglio in tutte le sue implicazioni e alla ricerca di possibili soluzioni.


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