mercoledì 31 gennaio 2024
La filosofa Martha Nussbaum sottolinea la necessità, per la teoria economica, di ripartire da una concezione antropologica, rigettando il semplice utilitarismo
Economia «fiorente»: perché una vita felice deve mettere l'uomo al centro
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«Cosa sono effettivamente in grado di fare e di essere le persone? Questa domanda fondamentale è il punto di partenza del mio approccio, l’approccio delle capacità. Questo approccio afferma che una società è anche solo minimamente giusta a patto che assicuri a ogni singolo cittadino una soglia minima di una lista di capacità centrali, definite libertà sostanziali, ovvero opportunità di scelta e di azione in ambiti della vita che le persone in generale hanno motivo di valorizzare. Le capacità sono titolarità di base, equiparabili a un elenco di diritti fondamentali. Ma l’approccio delle capacità sottolinea che l’obiettivo non è semplicemente quello di mettere su carta paroloni altisonanti, bensì di rendere le persone realmente in grado, se lo desiderano, di scegliere quell’attività», dichiara Martha Nussbaum nel saggio Giustizia per gli animali. La nostra responsabilità collettiva (il Mulino).

Una sfida per l’economia e la politica, che dovrebbero assicurare all’uomo di godere di buona salute, proteggere la propria integrità fisica, sviluppare e beneficiare dell’uso dei propri sensi e della propria immaginazione, poter edificare un piano di vita, coltivare una varietà di interazioni sociali, giocare e provare piacere, creare relazioni con altre specie e con il mondo della natura, partecipare al dibattito politico, formare relazioni significative nonché attingere a una lussureggiante ricchezza culturale. Il rispetto di queste titolarità, come le definisce, dovrebbe consentire alla persona di “fiorire” assicurando pienezza alla propria vita. Il capabilities approach proposto da Nussbaum offre una diversa teoria della giustizia politica non basata sui diritti ma sullo sviluppo della capacità di agire, da parte dell’uomo, in maniera significativa per sé e gli altri. Una giustizia politica, comunque, non confinata nell’ambito dell’umano ma che comprende i destini degli animali e dell’ambiente, attraverso l’idea di “fioritura simbiotica”.

L’approccio delle capabilities di Nussbaum pone una maggiore enfasi sulla diversità delle esigenze umane e sulle differenze culturali, cercando di superare le limitazioni delle teorie etiche utilitariste e deontologiche, che fanno da sfondo, spesso inconsapevole, alle idee economiche dominanti. Da questa prospettiva, la filosofa americana offre uno schema più complesso e sfaccettato per valutare il benessere, prendendo in considerazione la ricchezza della vita umana in tutte le sue molteplici dimensioni. È evidente, entro questa cornice filosofico- politica volta a consentire la fioritura della persona, degli animali e dell’ambiente, il ruolo recitato dall’economia, fin troppo a lungo lasciata in balia del calcolo economico e della concezione utilitarista. La demistificazione dell’utilitarismo e delle debolezze metodologiche dell’economia sono le piste di riflessione aperte dalla raccolta di saggi di Nussbaum da poco pubblicata da Morcelliana, Il valore aggiunto della filosofia. Tra etica ed economia. In questi lavori la pensatrice smonta la convinzione degli economisti che i filosofi siano «termiti che rosicchiano la struttura portante di una bella casa, pensando inoltre, per darsi forza, che le obiezioni sollevate da loro siano semplici banalità, che non influiscono realmente sulle conclusioni della scienza degli economisti».

Per la filosofa, anche in capo all’economia corre il dovere di offrire a ogni persona e a ogni vivente l’opportunità di fiorire nella forma di vita che le è propria, donandole la possibilità di presentarsi come un essere attivo nel mondo. Un essere che non agisce per profitto, o almeno non solo, ma anche per sviluppare tutte le sue potenzialità. Nemmeno quest’ultima considerazione va intesa in modo autoreferenziale o individualista, dal momento che la cura al proprio fiorire va di pari passo all’attenzione rivolta al fiorire degli altri, degli animali e dell’amrati biente. I due momenti del fiorire, della persona e dell’ambiente, intrattengono un rapporto di reciprocità, per cui al mancare dell’uno, a risentirne, è pure l’altro. La filosofa statunitense giunge alla critica dell’utilitarismo muovendo da una concezione non riduzionista dell’uomo, coltivata dall’incontro con la tradizione greco-antica, da Aristotele e i tragici alle etiche ellenistiche, e con i lavori di Amartya Sen. La critica all’utilitarismo nasce da diverse obiezioni, tra cui l’idea che la felicità e il benessere non possano essere adeguatamente misu in base alla massimizzazione dell'utilità, come presumeva la corrente di pensiero che fa capo a Jeremy Bentham. Nussbaum accusa l’utilitarismo di trascurare alcune dimensioni essenziali della vita umana, riducendo la sua complessità alla misurazione del benessere.

Solo avvalendosi del contributo della filosofia, che da secoli mostra il ruolo che le emozioni svolgono nel guidare l’agire, è dato cogliere quanto la motivazione etica, l’altruismo, la simpatia contino nell’azione economica, nella scelta dei fini da perseguire e dei mezzi da adottare. Nei confronti di questi ultimi, al momento, però, gli economisti impiegano concetti ancora «ristretti e grossolani», rinunciando a mettere a frutto qualche millennio di riflessione filosofica per affinare la propria cassetta degli attrezzi. Il capabilities approach offrirebbe loro una prospettiva per uscire dalla limitatezza della propria visione. Riconoscerebbero meglio le capacità e le funzioni umane indispensabili agli uomini per condurre vite significative e degne di essere vissute, gettando diversa luce sulla teoria economica. Infatti, come sottolinea la stessa Nussbaum, «oltre agli stati di benessere, le persone apprezzano e perseguono la propria agency », la propria capacità di agire in maniera efficace, poiché anche «quando si tratta di affrontare la povertà più estrema, non bisogna tralasciare la separazione rilevante che esiste tra il dare un beneficio alle persone e il rispettare la loro libera autodeterminazione, la loro agency».

«Ciò su cui possiamo essere tutti d’accordo – rimarca Martha Nussbaum – è che la felicità è qualcosa di simile a una vita fiorente, un modo di vivere attivo, inclusivo di tutto ciò che ha un valore intrinseco, completo, carente in nulla di quanto lo renderebbe più ricco e migliore». E per consentire agli uomini di vivere la vita nella sua pienezza, anche la teoria economica dovrebbe assumere altre visioni, ripensare la concezione antropologica sottesa alla propria pratica e porre al centro della sua riflessione e delle sue scelte l’uomo, inteso nella sua totalità e non nella mera ricerca dell’utilità.

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