mercoledì 18 maggio 2022
Krienke, professore di etica e filosofia moderna a Lugano: «In tempi segnati da ingiustizie serve una robusta dose di spirito di solidarietà e di impegno a costruire legame sociale»
Markus Krienke, svizzero, docente di etica e filosofia moderna alla Facoltà Teologica di Lugano

Markus Krienke, svizzero, docente di etica e filosofia moderna alla Facoltà Teologica di Lugano

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«Sin dall’Ottocento, nei momenti di crisi, il messaggio della dottrina sociale della Chiesa si è rivelato determinante per il superamento delle difficoltà e l’edificazione di società più giuste e solidali. Considerata la crisi che il mondo sta attraversando, questo, si potrebbe dire, è il momento clou della dottrina sociale della Chiesa ». Con queste parole inizia la conversazione con Avvenire Markus Krienke, svizzero, docente di etica e filosofia moderna alla Facoltà Teologica di Lugano presso la quale è anche direttore della cattedra Rosmini. Ha contribuito a fondare l’Ucit, l’Unione cristiana imprenditori del Ticino ed è tra i coordinatori della rete Laudato si’ del Ticino.

Quali ritiene che siano i punti di forza della dottrina sociale della Chiesa maggiormente utili in questo passaggio storico? Uno dei punti di forza è la stessa Unione Europea, la cui edificazione è stata sostenuta e plasmata da princìpi della dottrina sociale della Chiesa. Le difficoltà di questo tempo segnato dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina potranno essere superate solo se si progredirà nell’integrazione europea. Il secondo punto di forza è la cura e il riscatto dei poveri, di chi non c’è la fa e viene messo ai margini. Nessuna società può vivere senza forza inclusiva, senza volontà e capacità di ospitare tutti. In questo tempo segnato da ingiustizie, da persone, persino interi popoli, che vengono 'scartati', le nostre società hanno bisogno di una robusta dose di spirito di solidarietà, di impegno a costruire legame sociale, di cura verso chi è piegato dalla vita. Sotto questo profilo, il pensiero della dottrina sociale della Chiesa si rivela oggi indispensabile.

Come descriverebbe il contributo che la dottrina sociale della Chiesa ha offerto alla famiglia umana negli ultimi due anni segnati dalla pandemia e recentemente dal conflitto in Ucraina? La dottrina sociale della Chiesa, sin dall’inizio della pandemia, ha fatto prendere coscienza della fragilità dei nostri sistemi sociali, economici e politici, che erano ritenuti forti e quasi inscalfibili. La consapevolezza di questa fragilità è condizione indispensabile per costruire un pensiero solido circa il futuro che vogliamo e per prendere coscienza che non si andrà lontano senza solidarietà e responsabilità verso il bene comune. Allo stesso tempo la dottrina sociale ci sta avvertendo che è sbagliato, considerando questa fragilità, pensare di cambiare disinvoltamente tutto e cercare di costruire un nuovo ordine gettando via quello vecchio. È un errore colossale perché, pur tra limiti e difficoltà, le nostre democrazie si sono dimostrate discretamente resilienti e capaci di reggere ai duri e improvvisi colpi ricevuti. L’UE si sta rivelando sostanzialmente compatta e le nostre economie, seppure faticosamente, riescono a tenere. La dignità e la centralità della per- sona, la solidarietà, il perseguimento del bene comune, la libertà, la democrazia sono valori giusti su cui si sono costruiti gli attuali sistemi e dai quali non si deve prescindere per costruire il futuro.

Nel 2020 è nata la Rete Laudato si’ del Ticino, attualmente costituita da 16 associazioni. Quali sono i primi frutti del vostro impegno a favore di uno sviluppo sostenibile e integrale? Il primo è il gruppo stesso che si è venuto a creare, un bel gruppo che si riunisce regolarmente e lavora con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’enciclica Laudato si’. Siamo persuasi infatti che solo se cambierà la mentalità delle persone sarà possibile garantire lo sviluppo sostenibile e integrale auspicato dal papa e realizzare cambiamenti duraturi. Ogni anno organizziamo un Festival della Dottrina Sociale, una Summer School e alcune conferenze. I due Festival sino ad oggi promossi si sono concentrati su temi ambientali ed economici. Vent’anni fa si poteva escludere la dimensione ambientale dalla prassi economica, oggi non è più possibile: le due sono inscindibili e bisogna che le persone ne prendano coscienza. Su questo fronte – ed è il secondo frutto – i segnali sono incoraggianti: la mentalità sta cambiando e aumentano nel nostro territorio gli imprenditori che offrono prodotti sostenibili.

Quale peculiarità dell’economia civile le pare oggi particolarmente feconda? Una premessa: l’economia non è una disciplina astratta, è realtà concreta: ha a che fare con le relazioni tra le persone. Sempre, con l’economia, noi decidiamo anche quale società vogliamo e quale idea di giustizia intendiamo realizzare. È tempo di domandarsi quale economia vogliamo. L’economia civile è convincente perché è a servizio della realizzazione degli equilibri sociali secondo giustizia. Scrive papa Francesco: 'L’attività imprenditoriale, che è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti, può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività'. Promuovere e risollevare le condizioni di una regione è una peculiarità dell’economia civile che ritengo particolarmente feconda. In Svizzera vi sono imprese che vivono i valori dell’economia civile e stanno aiutando intere aree del Paese. Noi cerchiamo di dare loro visibilità dei nostri Festival affinché possa contagiare altre aziende.

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