SpaceX diretta a Wall Street: si gonfia la bolla IA?
Punta a una valutazione di 1.750 miliardi: sarebbe l'Ipo più grande della storia. Per le azioni dell'IA un ulteriore test in attesa di OpenAi e Anthropic

SpaceX si prepara per sbarcare a Wall Street. Elon Musk, fondatore e amministratore delegato della società di razzi e satelliti, avrebbe infatti depositato in via riservata alla Sec, ovvero la Consob americana, i documenti per la quotazione. Il debutto è previsto per giugno 2026 e si tratterebbe della più grande offerta pubblica iniziale (Ipo) della storia: una raccolta fino a 75 miliardi di dollari e una valutazione complessiva di 1.750 miliardi, inferiore solo a quella di Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon e Alphabet.
La scelta di Musk è quella di riservare il 30% delle azioni ai piccoli investitori, una percentuale decisamente più alta della media, che solitamente si aggira attorno al 10%. L’obiettivo di questa scelta insolita è quello di sostenere il titolo puntando su chi crede nel progetto più di chiunque altro. In altre parole, costruire una base azionaria stabile contando sulla sua vasta fanbase.
A febbraio di quest’anno, SpaceX aveva assorbito xAI, altra società di Musk che sviluppa il chatbot Grok. In questo modo, unendo spazio, satelliti e intelligenza artificiale aveva creato un colosso con un valore stimato di 1.250 miliardi di dollari. A sua volta, a marzo dell’anno scorso xAI aveva acquisito X (ex-Twitter) per 33 miliardi di dollari. L’obiettivo che si era posto Musk con questa operazione era quello di addestrare la sua IA e ottenere un vantaggio strategico su OpenAI, società di Sam Altman, utilizzando il database creato dai dati degli utenti. Un vantaggio promesso, che tuttavia ancora non sarebbe stato ottenuto. E adesso l'Ipo di giugno, portando nel mercato azionario questo impero, rappresenterà un ulteriore test di fiducia nel settore tecnologico e nell'intelligenza artificiale.
Continuano, infatti, ad accrescere i timori per una bolla speculativa legata all’IA. Lisa Shalett, responsabile degli investimenti di Morgan Stanley, già a ottobre aveva dichiarato che il ricorso al finanziamento tramite debito nel settore dell'intelligenza artificiale fosse un segnale che il mercato rialzista della tecnologia stesse diventando sempre più debole con il passare dei giorni. A scommettere sullo scoppio della bolla è stato anche Michael Burry, lo stesso investitore che nel 2008 aveva anticipato quello della bolla immobiliare.

Oggi l’intelligenza artificiale rappresenta il motore principale della crescita economica americana. Banche, fondi pensione, risparmiatori: tutti hanno soldi investiti in aziende legate all'IA. Se la fiducia del mercato dovesse iniziare a mancare, gli effetti ricadrebbero su tutta l’economia, un po’ come la crisi delle dot-com del 2000.
Intanto, le aziende IA continuano ad accumulare debito per finanziare una crescita che deve ancora dimostrare di essere sostenibile nel lungo periodo. Alphabet ha emesso obbligazioni con scadenza a 100 anni. OpenAI ha impegnato miliardi di dollari in forniture future: infrastrutture, chip ed energia, necessari per alimentare l’intelligenza artificiale, hanno costi elevatissimi. Il rischio è che le valutazioni in borsa abbiano corso troppo rispetto ai ricavi effettivi e che il mercato, prima o poi, se ne accorga.
Non si può dire che questi timori siano infondati, se si pensa che le azioni di Nvidia, azienda che produce chip, hanno perso quasi il 20% rispetto al record storico di chiusura di ottobre, subendo una perdita di 800 miliardi di capitalizzazione. Una prima motivazione è sicuramente legata a motivi geopolitici: la guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran ha aumentato il rischio di un’ondata inflattiva. E un’accelerata in questa direzione costringerebbe le banche centrali ad alzare i tassi d’interesse. Il secondo motivo, però, è legato proprio alle aspettative non soddisfatte degli investitori. I ritorni sugli investimenti IA tardano ad arrivare, o almeno stanno arrivando a una velocità ben diversa da quella attesa.
E il problema ora non è solo la dimensione dell’operazione ambiziosa di Musk, ma anche la simultaneità con altre quotazioni attese nei prossimi mesi: quella di OpenAI (che martedì ha annunciato un’operazione di raccolta fondi con un incasso di 122 miliardi di dollari per una valutazione di 852 miliardi) e Anthropic, valutata 380 miliardi. È probabile che gli investitori istituzionali si troveranno a dover scegliere dove allocare il capitale tra giganti che si contendono la stessa attenzione e la stessa liquidità. È probabile che non tutti ne usciranno vincitori.
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