Profitti fossili e giustizia climatica: appello cattolico all'Ue

Oltre 100 organizzazioni cattoliche di 20 Paesi, tra cui l'Italia, lanciano oggi un appello a Bruxelles: stop ai sussidi alle grandi compagnie inquinanti, investimenti nelle rinnovabili, giustizia climatica nel prossimo bilancio settennale
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May 20, 2026
Profitti fossili e giustizia climatica: appello cattolico all'Ue
Mentre a Bruxelles il dibattito sulla legislazione ambientale si fa sempre più incerto, oltre 120 organizzazioni cattoliche di 20 paesi europei scelgono oggi di alzare la voce. L'appello "Europa, sii fedele alla nostra casa comune" non è solo un gesto simbolico: è un atto politico con richieste precise, tempi definiti e un bersaglio chiaro, le grandi compagnie fossili che da sole producono metà delle emissioni globali di CO2 e continuano ad accumulare profitti miliardari mentre il continente brucia. Le richieste sono quattro. Una tabella di marcia per abbandonare il carbone entro il 2030, il gas entro il 2035 e il petrolio entro il 2040. Una tassa permanente sui profitti colossali delle compagnie fossili. Investimenti massicci nelle energie rinnovabili. E un bilancio settennale dell'Ue, quello che verrà finalizzato entro il 2027, capace di mettere al primo posto le famiglie in difficoltà energetica anziché le multinazionali miliardarie.
L'appello è promosso in occasione della Settimana Laudato Si': tra gli oltre 120 firmatari figurano il Movimento Laudato Si', Caritas Europa, Cidse, le Acli, l'Azione Cattolica Italiana, Focsiv, Pax Christi International, province gesuite e l'Uisg, in rappresentanza complessiva di oltre 600mila religiosi e religiose. Il tempismo non è casuale. L'Irlanda si appresta ad assumere la presidenza del Consiglio dell'Ue nella seconda metà del 2026 e co-presiederà con Tuvalu - piccolo stato insulare della Polinesia, tra i più esposti al rischio di sommersione per l'innalzamento dei mari - la prossima conferenza internazionale sull'uscita dai combustibili fossili all'inizio del 2027. I negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale sono già avviati. La finestra insomma politica esiste, ma la domanda, stringente, è se verrà usata o sprecata.
«Questa campagna nasce in un momento critico: la seconda crisi energetica globale in meno di cinque anni e i principali conflitti in corso evidenziano la nostra profonda interdipendenza e vulnerabilità comune», spiega Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si'. Oltre che ambientale, c’è anche un’urgenza al tempo stesso morale ed economica. Nel solo mese di marzo 2026, l'energia solare ha fatto risparmiare all'Europa 3 miliardi di euro in importazioni fossili. Nel 2024, appena 32 aziende sono state responsabili di oltre la metà delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili e cemento.
«L'Europa si trova di fronte a una scelta radicale - si legge nel testo - : guidare l'eliminazione graduale dei combustibili fossili o schierarsi con le aziende più inquinanti, responsabili da sole di metà delle emissioni globali di carbonio». Già cinque paesi - Germania, Austria, Spagna, Italia e Portogallo - hanno chiesto alla Commissione Europea di istituire una tassa sui profitti fossili a livello comunitario, come già avvenne durante la crisi energetica del 2022. L'appello di oggi aggiunge una pressione di natura diversa, non governativa, capillare e radicata nei territori.
Il contesto in cui arriva è tutt'altro che incoraggiante. A dicembre 2025 la Commissione ha presentato l'ottavo pacchetto "Omnibus", con tagli alle valutazioni ambientali e agli obblighi legati ai sistemi di gestione di imprese e allevamenti, mentre nello stesso mese il pacchetto "Omnibus I" ha eliminato l'obbligo per le aziende di predisporre un piano di transizione climatica, cioè una strategia per allineare l'impresa agli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Sul fronte dell'industria automobilistica, la Commissione ha ceduto alle pressioni dei costruttori proponendo di rivedere al ribasso l'obiettivo fissato per il 2035: non più una riduzione del 100% delle emissioni di Co₂ rispetto ai livelli del 2021, ma del 90%, lasciando così spazio - per il restante 10% - a veicoli con motori a combustione compensati da biocarburanti o acciaio verde. Una retromarcia presentata come "neutralità tecnologica", ma che per le organizzazioni ambientaliste segnala qualcosa di più: la crescente disponibilità dell'Ue a rinegoziare impegni che sembravano acquisiti.
Sullo sfondo pesa anche la traiettoria americana. Il 20 gennaio 2025, nel giorno del suo insediamento, Donald Trump ha firmato l'ordine esecutivo con cui ha avviato il secondo ritiro degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi, divenuto effettivo il 27 gennaio 2026. Washington si ritrova così fuori dal principale strumento di cooperazione climatica globale, in compagnia di Iran, Libia e Yemen. Per l'Europa, questo crea una responsabilità in più: colmare un vuoto di leadership che nessun altro attore è in grado di riempire con la stessa credibilità. L'appello di oggi lo dice esplicitamente: o l'Ue guida la transizione, o lascia campo libero a chi ha tutto l'interesse a rallentarla.
Con la sua enciclica Laudato si’, papa Francesco aveva inserito la crisi ecologica nel cuore della dottrina sociale della Chiesa, qualificando il clima come «un bene comune, di tutti e per tutti». Da quella lettera nacque il Movimento Laudato si', oggi tra i promotori dell'appello. Leone XIV ha raccolto e intensificato quell'eredità. Alla Cop30 di Belém, nel novembre scorso, aveva detto senza eufemismi: «Non è l'Accordo di Parigi che sta fallendo, ma siamo noi che stiamo fallendo nella nostra risposta. Quel che manca è la volontà politica di alcuni». E aveva ammonito che «se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato», tracciando una linea diretta tra crisi climatica e instabilità geopolitica. Domenica scorsa, durante il Regina Caeli, lo stesso Leone XIV ha espresso viva preoccupazione per i ritardi nell'azione climatica, sottolineando che le guerre hanno rallentato i progressi in questo campo, e incoraggiando chi lavora per un'ecologia integrale a «rinnovare l'impegno».
Le voci dei firmatari si muovono sulla stessa lunghezza d'onda. «Noi, Unione Europea, non dobbiamo fare passi indietro - spiega Ivana Borsotto, presidente Focsiv - e dobbiamo, possiamo, preparare il nostro futuro investendo nella transizione ambientale. Contando sul vento, sul sole, sull'acqua e sull'intelligenza». Giuseppe Notarstefano, presidente dell'Azione Cattolica Italiana, evoca Maritain: l'Europa ritroverà sé stessa solo scegliendo di «vincere la pace», costruendo fraternità tra i popoli, mettendo la persona umana al centro della vita politica ed economica. L'appello si chiude con una frase che suona come una sfida morale: «Ignorare chi soffre per la siccità o per la povertà energetica significa rinnegare la nostra comune umanità». Per i firmatari, la risposta delle istituzioni europee non può ammettere ambiguità.

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