sabato 3 febbraio 2024
La protesta con i trattori degli agricoltori a Bruxelles ci ricorda ancora una volta, come diceva Alexander Langer, che la transizione ecologica per avere successo deve essere socialmente sostenibile
Trattori sulle strade. La protesta degli agricoltori

Trattori sulle strade. La protesta degli agricoltori - Ansa

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La protesta con i trattori degli agricoltori a Bruxelles ci ricorda ancora una volta, come diceva Alexander Langer, che la transizione ecologica per avere successo deve essere socialmente sostenibile. E se non è socialmente sostenibile non è neanche politicamente sostenibile.

Le cose non sono semplici. Si fa presto a dire che è uno scandalo che esistano sussidi ambientalmente dannosi e che dobbiamo cancellarli con un tratto di penna, ma non si considera il fatto che cancellarli ci fa andare incontro a situazioni simili a quelle che stiamo vivendo in questi giorni. I sussidi ambientalmente dannosi sono aiuti a categorie che non navigano certo nell’oro, come agricoltori, autotrasportatori, pescatori, tassisti. Se non ci domandiamo come è possibile sterilizzare gli effetti negativi di queste decisioni sul reddito di tali categorie la specifica politica di transizione ecologica non è socialmente sostenibile, e di conseguenza non è nemmeno politicamente sostenibile. Siamo dunque costretti alla paralisi che ci porta dritti nel burrone del disastro ecologico?

Niente affatto perché le soluzioni ci sono se superiamo le contrapposizioni di questi giorni e ragioniamo più in profondità. Gli agricoltori vogliono pagare meno il gasolio (incentivo ambientalmente dannoso perché rende meno cara la fonte fossile) o evitare di avere una perdita di reddito alla fine del mese ? La seconda senza dubbio, particolarmente importante in un settore dove chi è alla base della filiera partecipa molto meno della distribuzione o della trasformazione ai guadagni derivanti dalla vendita dei prodotti finali.

La soluzione dunque è disaccoppiare i due effetti. È possibile infatti evitare sia di dare un segnale sbagliato verso le fonti fossili, rendendole meno care allontanando il traguardo della transizione, e allo stesso tempo evitare la perdita di reddito degli agricoltori. Come si insegna agli studenti di economia del primo anno (equazione di Slusky) ogni variazione di prezzi (in questo caso l’aumento dei prezzi del gasolio) si traduce in una variazione della spesa e del potere d’acquisto. La risposta a questa variazione di prezzo (degli agricoltori) dipende dunque da un effetto sostituzione (cerco di economizzare se posso il bene che ora costa di più) e da un effetto reddito (se mantengo costante il livello dei consumi del bene che ora costa di più ho una perdita di reddito e sono diventato più povero).

Per risolvere il problema bisogna separare i due effetti. Il prezzo del gasolio deve salire per dare il segnale corretto dell’effetto ambientale negativo derivante dalla scelta di quel carburante (favorendo così comportamenti orientati al risparmio e non allo spreco di gasolio e, ove possibile, alla sostituzione con carburanti meno inquinanti). La perdita di reddito conseguente può essere interamente compensata dallo stato restituendo sotto forma di sussidio al reddito quanto perduto.

Nel lavoro realizzato nella commissione al ministero dell’Ambiente (così definito per semplicità visto che il nome cambia ad ogni governo) che ha studiato il problema dei sussidi ambientalmente dannosi abbiamo spiegato che esiste una vasta gamma di possibili scelte in questa direzione. Un governo rimuovendo i sussidi ambientalmente dannosi può parallelamente decidere per quanti anni offrire la compensazione di reddito alle categorie colpite e, ove possibile, trasformarla in incentivo alla sostituzione della vecchia tecnologia con una meno inquinante. È il caso dei tassisti che hanno la possibilità di scegliere tra auto a benzina e auto elettrica, dove ormai la seconda sta diventando più conveniente sulla gamma alta e presto anche sulla gamma bassa. La differenza infatti non si calcola solo sul prezzo d’acquisto (peraltro ormai più basso sulla gamma alta) ma anche sui costi di rifornimento (molto più bassi nell’elettrico che con la benzina) e di manutenzione (che con le auto elettriche scende praticamente a zero).

La sostituzione delle tecnologie è senz’altro più difficile per le altre categorie (almeno per il momento). Pertanto la risposta sarà nel sussidio al reddito finanziabile in parte con le entrate fiscali sullo stesso bene a cui sommare ad esempio le entrate dai certificati verdi. Una parte della soluzione resta a carico dello Stato che però può valutare quanto l’intervento sia importante per ridurre un danno sociale ed ambientale significativo. Gli effetti economici negativi del ritardo della transizione ecologica cominciano infatti ad essere evidenti sotto forma di contributo all’inflazione, aumento dei prezzi dei beni alimentari e dell’energia, conseguenze degli eventi climatici estremi nelle zone in cui si verificano.

La questione degli agricoltori sul versante politico e sociale assomiglia per certi versi a quella del superbonus dove un tetto annuo di spesa per il governo e limiti alla “liquidità” del credito d’imposta possono risolvere il problema della quadra tra esigenze di bilancio, stimolo all’economia e incentivo alla riduzione delle emissioni. Ma in questo, come nel caso degli agricoltori, lo scontro ideologico fa tanto colore e fa comodo ai media e ai partiti che attraverso questi conflitti si posizionano per catturare le preferenze dei loro elettori ed aumentare il consenso dicendo sì o no. Finita questa prima fase di conflitto speriamo vivamente entrino in campo riflessioni più serie e soluzioni. Perché quello che è certo è che nessuno vuole tra pochi anni arrivare ad una situazione climatica di non ritorno ed è possibile evitare il problema senza mettere sul lastrico gli agricoltori e tutti coloro che possono perdere dalla transizione.




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