sabato 27 gennaio 2024
Il governatore della Banca d’Italia interviene a Riga, in Lettonia, e da lì lamenta la scarsità di titoli di debito comune. Richieste di nuove obbligazioni condivise anche da Macron, Breton e Kallas
Fabio Panetta

Fabio Panetta - Ansa

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L’Unione Europea ha bisogno di grandi emissioni di titoli sovrani comuni europei sicuri. Intervenendo a Riga, in occasione di una conferenza internazionale per commemorare i dieci anni della Lettonia nell’euro, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta fa sentire la sua voce su uno dei temi più discussi in Europa, i cosiddetti “eurobond” (anche se non utilizza questa espressione). «L’euro – afferma - può svolgere un ruolo maggiore nel mercato globale in presenza di una più stretta integrazione finanziaria all’interno della Unione monetaria. I dati mostrano inoltre che il grado di integrazione finanziaria in Europa è oggi analogo a quello degli anni 2003-04. Si tratta di un risultato certamente inferiore alle aspirazioni iniziali della Commissione Europea». Come uscirne? Per il governatore ci sono due fattori chiave.

«Il primo riguarda la mancanza di un titolo sovrano privo di rischio emesso a livello europeo». Invece, spiega Panetta, «la disponibilità di un titolo comune europeo privo di rischio è necessaria per lo sviluppo delle principali attività finanziarie. Essa faciliterebbe la determinazione del prezzo di prodotti finanziari rischiosi, quali le obbligazioni societarie e i derivati, stimolandone l’espansione; renderebbe disponibile una forma di collaterale utilizzabile in ogni Paese e in tutti i segmenti di mercato, da impiegare come garanzia nelle attività delle controparti centrali e negli scambi interbancari di liquidità, anche su base transfrontaliera; agevolerebbe la diversificazione delle esposizioni degli intermediari sia bancari sia non bancari; costituirebbe la base delle riserve internazionali in euro detenute dalle banche centrali estere». E dunque «la scarsa disponibilità di titoli privi di rischio denominati in euro rappresenta il vincolo più importante allo sviluppo della Unione dei mercati di capitale e quindi al rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro».

Per Panetta, «le obbligazioni emesse nell’ambito del programma Next Generation EU (il Piano di rilancio post-covid ndr) sono un primo, positivo passo in questa direzione. Ma emissioni episodiche non bastano per determinare un punto di svolta». Il secondo problema per il banchiere centrale è «l’incompletezza dell’Unione bancaria».

Titoli europei comuni, emessi dalla Commissione Europea con garanzie del bilancio Ue e/o degli Stati membri, esistono da anni (anche se vengono chiamati EU-Bond, non Eurobond), con una categoria di rischio bassissima. Sono utilizzati per esempio per il finanziamento dell’Ucraina, del programma di assistenza alle casse integrazioni Sure, e dello stesso NextGeneration EU. Per il periodo gennaio-giugno 2024 la Commissione ha in programma l’emissione di titoli per 75 miliardi di euro.

Sono in molti però a chiedere ben più vaste emissioni per finanziare gli investimenti di cui l’Europa ha urgente bisogno in un modo sempre più instabile e aggressivo. Il riferimento è proprio il NextGenerationEU, che in effetti è stato un punto di svolta, anzitutto per due novità cruciali: la gigantesca mole senza precedenti (circa 800 miliardi). E, soprattutto, mentre di regola i titoli Ue sono emessi per fornire prestiti da restituire, una parte del Piano rilancio invece è per sovvenzioni a fondo perduto. I consueti “falchi” che vedono debiti comuni come fumo negli occhi, come Germania, Olanda, Austria, Finlandia, hanno insistito che il Piano di rilancio è una una tantum irripetibile. Per ora, il loro muro non si sgretola.

Certo è che sono in tanti invece a vedere nel Piano di rilancio un modello da riutilizzare, come i commissari all’Economia Paolo Gentiloni e il collega all’Interno Thierry Breton, ad esempio per sostenere (e sovvenzionare) le industrie di settori chiave, dall’alta tecnologia alla difesa. Pochi giorni fa, al World Economic Forum a Davos, a invocare titoli comuni Ue è stato il presidente francese Emmanuel Macron. «Abbiamo bisogno di maggiori investimenti pubblici europei – ha dichiarato – forse osando utilizzare di nuovo “Eurobond”» come nel NextGeneration Ue. Macron ha citato proposte di titoli comuni Ue specificamente per la Difesa Ue lanciate lo scorso dicembre dalla premier estone Kaja Kallas, anche se il presidente allarga il discorso anche allo spazio, all’intelligenza artificiale, ai microchip. Il tema è destinato a tener banco ancora a lungo.




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