mercoledì 18 ottobre 2023
Crescita dell'8,7% in valore, equivalente all'Ipca. Il 30% prova a risparmiare al supermercato. Per i nuclei meno abbienti, che spendono un quinto dei più ricchi, c'è una contrazione del 2,5%
La spesa delle famiglie congelata dall'inflazione
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Un effetto ottico, determinato dall’inflazione. La spesa mensile delle famiglie per i consumi nel 2022 è cresciuta in valore dell’8,7%, percentuale identica a quella dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca). Il che significa che è rimasta di fatto inalterata in termini reali.

Una calma piatta che nasconde molte differenze tra chi ha dovuto limare i consumi, spesso proprio quelli alimentari che oramai rappresentano meno di un quinto del budget mensile, e chi si è potuto permettere di mantenere inalterato il proprio tenore di vita. Visto che la distribuzione dei consumi è asimmetrica e più concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso una cifra non superiore a 2.197 euro (2.023 euro nel 2021).

In termini reali, la spesa equivalente diminuisce del 2,5% per le famiglie meno abbienti, mentre per le famiglie più abbienti è aumenta dell'1,8%. Nel 2022 i nuclei più ricchi, che spendono sino a 4700 euro al mese, hanno un livello di spesa equivalente complessiva pari a 4,9 volte quella di quelle più povere. Un rapporto che si mantiene costante dal 2018, con la sola eccezione del 2020, quando è sceso a 4,7. Un effetto dovuto anche al diverso peso dell'inflazione che è più elevato per il 20% delle famiglie meno abbienti e supera il 12,1% su base annua e si assottiglia via via fino ad arrivare al 7,2% per le famiglie dell’ultimo quinto, le più danarose che spendono più per i servizi e meno per i beni.

Permangono ampi i divari territoriali: 782 euro di differenza tra la spesa massima del Nord-ovest e quella minima del Sud, erano 748 euro nel 2021 e si accentuano anche le differenze nei livelli di spesa tra le famiglie composte solamente da italiani rispetto a quelle in cui tutti i componenti sono stranieri (952 euro in più, 850 nel 2021).

Le famiglie - spiega l'Istat nel report - hanno posto in essere strategie di risparmio per far fronte al forte aumento dei prezzi intaccando le risorse accumulate negli anni di crisi dovuta al Covid. Nel 2020 e nel 2021, infatti, il tasso di risparmio lordo era schizzato, rispettivamente, al 15,6% e al 13,2%, prima di ridiscendere ai livelli pre-Covid attestandosi attorno all'8%. In molti casi hanno dovuto modificare le proprie scelte di acquisto, in particolare nel comparto alimentare. Il 29,5% dei nuclei ha provato a limitare, rispetto a un anno prima, la quantità e la qualità del cibo acquistato. Comportamento che trova conferma anche nei dati Istat sul commercio al dettaglio, che registrano in media, nel 2022, per la vendita di beni alimentari, un aumento tendenziale in valore (+4,6%), soprattutto nei discount, e una diminuzione in volume (-4,3%).Le famiglie "sembrano essersi adattate alle sfide della fiammata inflazionistica” sottolinea l’istituto di statistica e nel 2022 hanno limitato soprattutto l’acquisto di abbigliamento e calzature, a differenza dei due anni precedenti quando era la spesa per viaggi e vacanze ad essere tagliata.

Nel complesso, la spesa non alimentare, che nel 2022 è di 2.144 euro mensili e rappresenta l'81,6% della spesa complessiva, in crescita del 10% rispetto al 2021. L'aumento più elevato (+32,2%) si osserva per il capitolo Servizi di ristorazione e di alloggio (134 euro mensili), seguito da Ricreazione, sport e cultura (92 euro, +15,9% rispetto all'anno precedente): continua dunque il recupero delle spese che, anche nel 2021, sono state penalizzate dal persistere delle limitazioni alla socialità presenti, in misura molto più accentuata, nel 2020. Nel 2022, crescono significativamente anche le spese per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (1.010 euro al mese, +10,6%, incremento in gran parte dovuto alla forte dinamica inflazionistica fatta registrare dagli energetici), per Trasporti (+10,2%, 266 euro mensili) e per abbigliamento e calzature (+10,0%, 103 euro). La spesa per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili rappresenta il 38,5% del totale (era il 37,8% un anno fa) e si conferma la più elevata, seguita da quella per Alimentari e bevande analcoliche, che al contrario scende dal 19,3% al 18,4%.

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