venerdì 6 giugno 2014
Fra i nodi, le relazioni con le altre professioni mediche e sanitarie e le problematiche occupazionali. Considerati prioritari l'ottenimento di un vero Ordine professionale e la tutela contro l'abusivismo.
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Fisioterapisti italiani soddisfatti del proprio lavoro, ma preoccupati per il futuro e pronti a dar battaglia. Sette su dieci, infatti, sono soddisfatti del proprio lavoro e lo consiglierebbero ai giovani. Oltre due terzi investono in formazione e vorrebbero percorsi formativi più approfonditi e specializzati. Ma molti non sono soddisfatti per come viene gestita, a livello politico e istituzionale, la loro professione. Fra i nodi, le relazioni con le altre professioni mediche e sanitarie e le problematiche occupazionali. Il 75%, poi, considera prioritario l'ottenimento di un vero Ordine professionale e vorrebbe una tutela contro l'abusivismo, ma molti puntano anche a una definizione europea comune del fisioterapista e allo sviluppo scientifico della professione. Sono questi alcuni dati di un'indagine diffusa in occasione del 55° anniversario della fondazione dell'Associazione italiana fisioterapisti (Aifi).Commissionata dall'Associazione e realizzata dall'équipe del Laboratorio Paracelso dell'Università di Ferrara, diretta da Marco Ingrosso, la ricerca costituisce la prima indagine di ampiezza nazionale sulla figura del fisioterapista nel nostro Paese. "I professionisti di oggi, e ancor di più quelli che dovranno reggere il confronto con le sfide di domani, devono avere un livello di preparazione alto e sempre più specifico - racconta Antonio Bortone, presidente dell'Aifi - Vi è la necessità, infatti, di confrontarsi con contesti di salute molto più complessi e profondamente cambiati rispetto a quelli di vent'anni fa, quando si è avviata la formazione universitaria triennale. Il fisioterapista è tenuto ad avere una visione integrata dei problemi di salute della persona, con una formazione orientata alla comunità, al territorio, alla prevenzione della malattia e alla promozione della salute, con un risvolto 'umanistico' e allo stesso tempo un orientamento all'appropriatezza clinica ed al corretto uso delle risorse economiche disponibili".
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