lunedì 7 giugno 2010
Il nostro Paese deve innalzare l'età pensionabile delle donne impiegate nella pubblica amministrazione entro il 2012. È quanto ha detto la vicepresidente della commissione Ue, Viviane Reding, al ministro del Welfare Maurizio Sacconi.  Il Consiglio dei ministri prenderà una decisione questo giovedì.
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Non è cambiata la posizione dell'Unione europea sul processo di equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne del pubblico impiego: le donne devono lasciare il lavoro a 65 anni, come i colleghi uomini, nel 2012. Lo avrebbe ribadito la vicepresidente della Commissione europea, Viviane Reding al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con cui ha avuto un incontro a margine del Consiglio dei ministri Ue del Welfare.La Commissione già la scorsa settimana aveva inviato una lettera al governo italiano sollecitando a concludere il cammino verso l'equiparazione nel 2012, e non nel 2018, come previsto attualmente dopo un percorso molto graduale. Più tardi, alle 15, è attesa la conferenza stampa di Sacconi. Il ministro del Lavoro ha messo sul tavolo la sua proposta di accorciamento del periodo per raggiungere i 65 anni, ossia nel 2016, ma questo termine è considerato troppo lungo da Bruxelles. D'altra parte, la sentenza della Corte di Giustizia europea, che imponeva, appunto, l'equiparazione dell'età per la pensione di vecchiaia dei dipendenti pubblici, risale al 2008, quindi, è il ragionamento della Commissione, prevedere come scadenza il 2012 significa aver dato un tempo sufficiente.LA CONFERMA DI SACCONIIl ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, dopo l'incontro con il commissario europeo alla Giustizia Viviane Reding ha confermato l'inderogabilità dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego al 2012. Il Consiglio dei ministri prenderà una decisione questo giovedì. È quanto ha annunciato lo stesso ministro Sacconi in una conferenza stampa al termine del Consiglio europeo affari sociali. «Non c'è stato spazio per alcuna trattativa perchè la commissaria Reding ha confermato la negazione della gradualità» dell'applicazione del provvedimento che l'Italia aveva stabilito per il 2018, ha affermato Sacconi.«Si deciderà in Consiglio dei ministri giovedì - ha aggiunto il ministro -.Tengo a sottolineare che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea non è in nessun modo trasferibile al settore privato».Nel caso l'Italia dovesse incappare in una procedura di infrazione sull'equiparazione a 65 anni dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, le eventuali sanzioni potrebbero arrivare a 714mila euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento.
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